Il pittore Giovanni Antonio de’ Sacchis detto “il Pordenone”

il Pordenone
Giovanni Antonio de Sacchis

Di Giovanni Antonio de’ Sacchis parla il Vasari, a proposito della competizione con Tiziano, come di un pittore intento a migliorare il suo stile, mediante un indefesso “studio e fiero modo di lavorare a fresco con prestezza”.

Questa sua abilità venne messa in luce nella chiesa di San Rocco a Venezia cos’ì che “tutta la città ne fu ammirata e lo stesso Tiziano ne riconobbe il valore”. Così scrive il Vasari.

Giovanni Antonio nasce a Pordenone nel 1483, dimostra fin dalla giovinezza un notevole talento naturale e viene inizialmente educato alla pittura  sia da Pellegrino da San Daniele che da Giovanni Martini. Fondamentale è il suo soggiorno a Roma dove ammira gli affreschi fatti in Vaticano da Michelangelo e Raffaello.

Tra il 1520 e il 1521 dipinge il ciclo della “Passione di Cristo” a Cremona ed abbellisce palazzi sia a Mantova che a Treviso. Lavora a Venezia, a Piacenza, a Roma, nel meridione, a Genova, ancora a Venezia, dove realizza decorazioni nel Palazzo Ducale (distrutte in un incendio), a Ferrara. È in questa città che, stando al Vasari, muore a causa di un “affanno di petto” nel 1539.

Nonostante questi continui spostamenti lavora molto anche in Friuli.

Il Pordenone e il Friuli

Il Pordenone è forse la pesonalità d’artista più significativa del Rinascimento in Friuli. Ammiratore del Giorgione, manifesta nella maturità un suo stile che fa scuola soprattutto nell’abilità di riprodurre atmosfere lumine e coraggiosi chiaroscuri.

La su influenza sulla pittura friulana è evidente in molti pittori, talvolta collaboratori come Sebastiano da Conegliano, come il Calderali ed il genero Pomponio Amalteo.

Tra le sue opere vanno citati il Trittico di Valeriano che rappresenta la prima opera, gli affreschi del Coro di Vacile (1508), la Madonna e Santi nel Castello di Collalto (distrutti dal terremoto del 1976), gli affreschi a Villanova di Pordenone, la Pala a Vallenoncello.

Importante La Madonna della Misericordia nel Duomo di Pordenone. Le portelle dell’organo di Spilimbergo, il Trittico di Varmo, le formelle con storie della vita dei Santi Ermacora e Fortunato per il Duomo di Udine (1527) e ancora altre opere fino al Noli me Tangere destinato al Duomo di Cividale del 1539, che rappresenta l’ultima opera.

Rivalità con Tiziano Vecellio

Nel 1536 Il Pordenone si stabilisce a Venezia dove inizia una forte rivalità con Tiziano, già molto famoso ma capriccioso. La Serenissima nel 1538 commissiona al Pordenone l’ultimazione del soffitto della libreria di Palazzo Ducale, che avrebbe dovuta essere affidata a Tiziano se questo artista non fosse sempre poco preciso nelle consegne. Purtroppo l’indignazione contro Tiziano da parte del governo causa anche la sospensione della pensione che il pittore cadorino già percepiva.

La tensione tra i due grandi artisti cresce. Al Pordenone viene affidata anche la decorazione della sala del Gran Consiglio che rappresenta negli intenti il suo prossimo trionfo.

Prima di iniziare quest’impresa il Pordenone va a Ferrara per accontentare il Duca d’Este. Proprio a Ferrara, nel Gennaio 1539, viene trovato morto in un’osteria.

Destino? oppure una crudele vendetta del rivale Tiziano?