Cividale del Friuli si chiama così per un motivo preciso. L'antico nome romano era Forum Iulii — il foro di Giulio Cesare — da cui deriva la parola "Friuli". Ma i Carolingi la ribattezzarono Civitas Austriae — città orientale — e da lì arrivò "Cividale". La città porta nella sua toponomastica tutta la stratificazione di dominazioni che l'hanno attraversata: romana, longobarda, franca, patriarcale, veneziana.
Oggi è Patrimonio UNESCO per le testimonianze longobarde. Ma la sua storia va molto più indietro — e molto più avanti.
I Longobardi: il primo ducato d'Italia
Nel 568 d.C. il re longobardo Alboino entra in Italia. A Cividale lascia il nipote Gisulfo I con famiglie nobili e mandrie di cavalli. Nasce qui il primo ducato longobardo in Italia — un fatto che i cividalesi ricordano con orgoglio da quattordici secoli.
I Longobardi non si comportarono da conquistatori spietati. Occuparono un terzo dei territori dei Cividalesi, lasciando il resto ai vecchi proprietari. Corrispondevano al 20% circa della popolazione totale. Si integrarono con la cultura locale nei costumi, nell'economia, nella religione, persino nella lingua.
L'arte longobarda aveva una caratteristica dominante: l'horror vacui — la paura del vuoto. Non lasciavano spazi liberi nelle decorazioni. Erano maestri nella lavorazione dei metalli: fibule, croci, guarnizioni di cinture, orecchini, collane rinvenuti negli scavi ne sono la prova. La scultura in pietra era meno riuscita, ma produce un capolavoro: l'Ara di Ratchis (duca dal 737 al 744), un altare inciso a bassorilievo su tutti i lati con scene cristiane, oggi al Museo Cristiano del Duomo. Nonostante le origini ariane, nel 670 i Longobardi si convertirono in massa al cattolicesimo.
Paolo Diacono — il grande storico longobardo nato a Cividale — scrisse la Historia Langobardorum in latino. Il fatto che un Longobardo scrivesse storia in latino dice tutto sull'integrazione culturale avvenuta nel corso di due secoli.
La catastrofe del 610: gli Avari e la caduta di Cividale
Nel 610 il duca Gisulfo II viene ucciso quando gli Avari — storici alleati dei Longobardi — radono al suolo Cividale. La leggenda attribuisce il tradimento alla moglie del duca, Romida, sedotta dalla proposta di matrimonio del capo avaro Kagan. La realtà storica è probabilmente più prosaica: il ducato cividalese aveva cercato di rendersi indipendente dal potere centrale longobardo, e questa potrebbe essere stata la risposta del re.
I Patriarchi si stabiliscono a Cividale
Il Patriarca Callisto era stato costretto a lasciare Aquileia e si era sistemato a Cormons. Quando vide che il vescovo Amatore aveva sede a Cividale — città migliore della sua — lo cacciò e prese il suo posto. Il duca Pemmone si indignò e rinchiuse il patriarca in un castello (si dice quello di Duino). Il re longobardo Liutprando depose Pemmone. Da allora i patriarchi si stabilirono stabilmente a Cividale.
Il figlio di Pemmone, Ratchis, fu eletto re dei Longobardi nel 744. Il regno longobardo finì nel 774 quando Desiderio fu sconfitto dai Franchi di Carlo Magno, chiamato in Italia da Papa Adriano I.
Il Comune medievale: dalla Civitas Austriae a Cividale
Già dal 1015 i cittadini di Cividale costituivano un "Corpo" — una forma embrionale di autogoverno. A capo della città stava un funzionario patriarcale con titolo di Visconte (poi Gastaldo, secondo l'appellativo longobardo).
Fu il Patriarca Pellegrino I (1130-1161) il primo a riconoscere diritti civili ai cittadini — ed è lui che nelle fonti usa ancora il nome carolingio "Civitas Austriae". Da quell'appellativo si consolida "Cividale", mentre "Forum Iulii" diventa "Friuli" e si estende a tutta la regione.
Una Casa della Comunità con arengo (poggiolo per le assemblee) è documentata in documenti del 1236, situata tra l'attuale Via Patriarcato e Piazza Paolo Diacono. Nel 1286 gli atti ufficiali citano già una "Domus comuni nova" con logge e sala riscaldata per i raduni consiliari.
Il palazzo comunale fu ricostruito nel 1545 con una scala esterna a due rampe usata anche come tribuna oratoria, e sull'architrave dell'ingresso furono incisi versi di Virgilio dalla IV Ecloga: "concordes stabili fatorum numine" — accordi sotto il fermo potere del destino. L'architrave è oggi al Museo Archeologico. I lavori terminarono nel 1588; il restauro definitivo fu nel 1934.
La fine del Patriarcato: Cividale ultima capitale del Friuli
Il XIV e il XV secolo sono i decenni in cui Cividale vive il suo ultimo atto come capitale del Friuli, al centro di una serie di conflitti politici e religiosi che si concludono con l'arrivo di Venezia.
Il Patriarca Bertrando di San Genezio (1334-1350) si trova in conflitto con il Comune di Cividale — in mano ai de' Portis — e viene ucciso nel giugno 1350 a Spilimbergo durante uno scontro con i ribelli.
Il Patriarca Nicolò di Lussemburgo (1350-1359) ottiene nel 1353 un diploma dal fratello, l'imperatore Carlo IV, che riconosce ufficialmente l'Università degli Studi di Cividale — nata di fatto già nel 1294 quando il Consiglio cittadino aveva inviato maestri di diritto in città.
Il Patriarca Marquardo di Randeck viene ricordato per la sua investitura secondo l'antico costume: giunto a Cividale, ricevette da fanciulli un fodero bianco alla Porta San Pietro, poi nel Duomo sedette dietro l'altare e ricevette dal Vicedecano la spada — simbolo del potere temporale. È la stessa grande spada usata ogni 6 gennaio nella Messa dell'Epifania (la Messa dello Spadone). Nel 1369 a Cividale giunge anche l'imperatore Carlo IV di Boemia.
Nel 1409 Papa Gregorio XII — in fuga dallo scisma d'Occidente — soggiorna a Cividale e vi convoca un colloquio generale. La risposta del Consiglio della Comunità a chi volesse seguire l'Antipapa è memorabile: "Gli si faccia misurare lo spazio che passa dal ponte maggiore al sottoposto Natisone" — cioè lo si butti nel Natisone dal Ponte del Diavolo.
Nel 1412 Cividale diventa per l'ultima volta capitale del Friuli con il patriarca Ludovico di Teck, investito dal Conte di Gorizia. Ma nel 1420 tutto il Friuli si arrende gradualmente alle forze veneziane. La lunga stagione del Patriarcato di Aquileia è finita. Cividale entra nell'orbita della Serenissima.
L'eredità longobarda: Patrimonio UNESCO
Nel 2011 Cividale del Friuli è stata riconosciuta Patrimonio dell'Umanità UNESCO insieme agli altri siti longobardi in Italia, per le testimonianze dell'arte e dell'architettura longobarda conservate in città: il Tempietto Longobardo, l'Ara di Ratchis, il Museo Cristiano e Tesoro del Duomo, l'Ipogeo Celtico. È il patrimonio più denso d'Italia per quella civiltà che per duecento anni ha plasmato il Friuli.
I commenti tornano presto
Stiamo migrando il sistema di commenti. Torneranno disponibili a breve.