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Barcis: lago artificiale, architetture e Forra del Cellina

A 409 metri in Valcellina, l'abitato di Barcis si affaccia sull'omonimo bacino idroelettrico del 1954. Guida a Palazzo Centi e alla Forra del Cellina.

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A 409 metri di altitudine, la conca naturale di Barcis funge da snodo orografico primario per la viabilità della Valcellina. Dal 1954, la morfologia del fondovalle è dominata dal lago artificiale, un bacino idroelettrico (noto anche come Lago Aprilis) realizzato tramite lo sbarramento del torrente Cellina. L'invaso, profondo fino a 45 metri, caratterizza l'attuale assetto idrogeologico del luogo e funge da specchio d'acqua regolamentato per competizioni motonautiche di livello internazionale.

Dalla pieve di Roppe all'architettura veneziana di Palazzo Centi

Le prime tracce insediative stabili nell'area risalgono all'VIII secolo, ma la dicitura in plebe de Barcis compare formalmente solo in un documento del 1184. Il nucleo abitativo originario si coagulò attorno alla Pieve di San Giorgio in Cellis, situata nella località di Roppe. L'edificio fu travolto da un cedimento del versante montuoso nel XIV secolo, costringendo la popolazione a traslare l'abitato nell'attuale posizione (l'odierna chiesa in loco è una riedificazione isolata risalente al Settecento).

Nel tessuto urbano centrale spicca Palazzo Mocenigo Centi, eretto nel corso del Seicento. Il fabbricato, con la sua loggia a doppio ordine di arcate lapidee, rappresenta il modulo architettonico di riferimento per le dimore signorili dell'alta valle e testimonia la capillare influenza della Repubblica di Venezia sull'amministrazione dei boschi montani. Sul fronte dell'architettura religiosa si segnalano la parrocchiale di San Giovanni Battista (di impianto cinquecentesco con pesanti alterazioni ottocentesche) e i resti archeologici della cappella di San Daniele del Monte, fondata intorno al 1240 per invocare protezione dalla fauna selvatica e semidistrutta da un fulmine nel 1806.

L'erosione calcarea della Forra del Cellina e la Riserva del Prescudin

Sul margine orientale del lago si apre la Riserva Naturale Forra del Cellina. Il canyon, scavato nel corso dei millenni dall'azione erosiva delle acque nei depositi calcarei, è attraversabile in parte a piedi o tramite un trenino turistico che ricalca il tracciato della Vecchia Strada della Valcellina. Questa infrastruttura viaria dismessa, capolavoro di ingegneria civile dei primi del Novecento, è caratterizzata da gallerie scavate a mano nella viva roccia e affacci verticali sul torrente, implementati oggi da un ponte tibetano d'acciaio sospeso sulla gola.

Procedendo sul versante meridionale rispetto al lago, si estende la Foresta Regionale del Prescudin, un'area protetta preclusa al traffico veicolare, incastonata tra pareti ripide e dominata da formazioni forestali di faggio e pino nero.

La variante locale della carne essiccata e il tracciato stradale

L'isolamento storico della vallata ha generato metodi rigorosi per la conservazione alimentare invernale. A Barcis, analogamente al vicino comune di Andreis, le famiglie producevano la peta, un insaccato di dimensioni maggiori rispetto alla pitina tramontina e alla petuccia di Claut. Le carni di selvaggina, pecora o caprone vengono tritate finemente con erbe aromatiche, modellate in sfere appiattite, avvolte nella farina di mais e sottoposte a un processo di affumicatura ed essiccazione protratta al fumo di legna di faggio.

A livello infrastrutturale, l'accesso a Barcis avviene quasi esclusivamente tramite la Strada Regionale 251 (SR251). Partendo dalla pianura pordenonese, il tracciato supera l'abitato di Montereale Valcellina e risale la gola entrando direttamente in paese, per un percorso totale di circa 35 chilometri dal capoluogo di provincia. Le direttrici del trasporto pubblico regionale (ATAP) coprono la tratta con i mezzi della linea extraurbana, partendo dall'autostazione adiacente al polo ferroviario di Pordenone.

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