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Giardino Botanico Carsiana: flora e geologia del Carso

Il Giardino Botanico Carsiana di Sgonico sintetizza gli ecosistemi del Carso, dalle doline alle falesie, esponendo oltre seicento specie vegetali.

Giardino Botanico Carsiana: flora e geologia del Carso - Natura & Wildlife in Friuli Venezia Giulia

L'assenza di un reticolo idrografico superficiale e la fratturazione meccanica dei blocchi calcarei impongono alla flora del Carso adattamenti fisiologici severi. All'interno di una naturale depressione dolinica nel comune di Sgonico, a diciotto chilometri da Trieste, il Giardino Botanico Carsiana cataloga e conserva le dirette conseguenze di queste dinamiche. L'area fu concepita e recintata nel 1964 dal farmacista Gianfranco Gioitti, dal forestale Stanislao Budin e dal botanico Livio Poldini con un obiettivo tassonomico preciso: raggruppare l'intera fitocenosi carsica in un unico perimetro pedologico coerente, agevolando l'analisi scientifica.

Negli anni Settanta il sito ottenne il patronato istituzionale dell'allora Provincia di Trieste; oggi l'area è di proprietà della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, che ne garantisce la tutela e i percorsi di ricerca affidandone la gestione a cooperative specializzate in campo naturalistico.

I macro-habitat: dalla landa arida al bosco termofilo

Il tracciato di Carsiana si articola attorno alla ricostruzione topografica dei principali habitat del Carso, delineando una mappa vegetale che spazia dal litorale alto-adriatico alle propaggini montane dell'entroterra sloveno, ricalcando le influenze dei monti Taiano e Auremiano.

Sulle esposizioni solatie si sviluppa la landa carsica, una formazione prativa arida originata dal secolare disboscamento e dal pascolo ovino estensivo. Su questo substrato superficiale radicano la centaurea rupestre (Centaurea rupestris), l'iride illirica e la viperina stellata. Alzando la quota verso le riproduzioni delle rupi costiere, la terra rossa accoglie i fusti resistenti alla salinità tipici della macchia mediterraneo-illirica: il leccio, il terebinto, il mirto e il cespuglio di edera spinosa.

Nelle aree di transizione si consolida invece la boscaglia carsica, un ambiente di bosco ceduo termofilo caratterizzato dallo scheletro della roverella, dal frassino orniello e dal carpino nero. Nel sottobosco di questa fascia trovano riparo dai venti di bora specie erbacee come la peonia selvatica, l'asparago pungente e il vincetossico.

L'inversione termica della dolina e i bacini argillosi

Il nucleo geomorfologico del giardino coincide con un'ampia dolina, la cui depressione a imbuto genera il fenomeno dell'inversione termica. In questo avvallamento l'aria fredda e umida ristagna costantemente sul fondo, sovvertendo il consueto ordine botanico altitudinale: le specie microterme di origine montana crescono nel punto più basso, mentre le specie termofile occupano i bordi caldi superiori. Al fondo della dolina prosperano il carpino bianco, l'asaro, il dente di cane (Erythronium dens-canis), l'anemone trifogliata e la viola mirabile.

Oltrepassando la dolina, nelle conche dove le argille di decalcificazione impermeabilizzano totalmente la roccia, si è formato l'ecosistema dello stagno. Qui la flora igrofila intercetta l'acqua meteorica prima della dispersione ipogea. Sulle sponde affiorano la mazzasorda (Typha latifolia), la carice luppolina e il giunco fiorito, mentre il centro dello specchio d'acqua ospita le foglie flottanti e i fiori della ninfea bianca.

Come arrivare e dintorni

L'accesso al Giardino Botanico in automobile si effettua principalmente attraverso il Raccordo Autostradale 13 (tratto finale della A4 verso Trieste). Uscendo allo svincolo di Sgonico/Gabrovizza, ci si immette sulla Strada Provinciale 8 (SP8) procedendo in direzione ovest verso l'abitato di Sgonico, raggiungendo il sito dopo meno di tre chilometri.

A quattro chilometri di guida in direzione sud-est, rimanendo sul medesimo altopiano, si apre l'accesso alla Grotta Gigante, la più voluminosa cavità turistica a singola sala esplorabile al mondo, essenziale per lo studio dell'idrologia sotterranea carsica. Deviando invece verso il confine orientale si raggiunge la Rocca di Monrupino, uno spuntone calcareo fortificato su cui sorge il santuario eretto per monitorare i movimenti militari e commerciali del vicino valico.

Coordinate: 45.7359, 13.7335

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