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I Benandanti del Friuli e l'Inquisizione di Aquileia

Nati avvolti nel sacco amniotico, i Benandanti friulani combattevano le streghe per proteggere i raccolti, prima di subire i processi dell'Inquisizione.

I Benandanti del Friuli e l'Inquisizione di Aquileia - Storia in Friuli Venezia Giulia

Nel 1575, l'inquisitore fra Felice da Montefalco e il vicario patriarcale interrogarono il contadino Paolo Gasparutto del villaggio di Iassico (nell'odierno comune di Cormons). L'uomo dichiarò a verbale di abbandonare il proprio corpo durante il sonno per recarsi a combattere le streghe nei prati di Giosafat. Fu il primo scontro documentato tra la complessa macchina teologica del Sant'Uffizio e l'antico culto agrario dei benandanti, un fenomeno sciamanico radicato esclusivamente nelle campagne del Friuli.

L'anomalia del sacco amniotico e i rami di finocchio

La condizione di benandante (letteralmente "buon camminatore") non derivava da un'iniziazione volontaria, ma da un preciso tratto fisiologico alla nascita: l'essere nati "con la camicia", ovvero avvolti nel sacco amniotico. La membrana veniva essiccata e conservata come reliquia, spesso cucita all'interno dei vestiti come amuleto protettivo. Raggiunta la maggiore età, i soggetti venivano chiamati in spirito da una figura guida, solitamente al suono di un tamburo udibile solo da loro.

Le battaglie notturne si svolgevano in coincidenza con le Quattro Tempora, i periodi liturgici di digiuno che scandiscono il cambio delle stagioni. Secondo le deposizioni giurate raccolte nel Cinquecento, i benandanti lasciavano i corpi in stato di catalessi per viaggiare in spirito. Sul campo di battaglia affrontavano gli stregoni (i portatori di malocchio) seguendo regole botaniche rigorose: i benandanti impugnavano mazzi di finocchio, mentre le streghe combattevano brandendo canne di sorgo. Se vincevano i primi, le campagne avrebbero goduto di raccolti abbondanti; in caso di sconfitta, le stagioni successive sarebbero state segnate da grandine, carestia e mortalità del bestiame.

L'Inquisizione e lo snaturamento del culto

Fino alla metà del Cinquecento, le comunità rurali del Medio e Basso Friuli consideravano i benandanti come protettori indispensabili. La frattura avvenne con la Controriforma. Il Tribunale dell'Inquisizione di Udine e Aquileia non poteva tollerare sul piano dottrinale l'esistenza di "magia bianca" o di pratiche visionarie svincolate dal controllo del clero.

Dal 1575 al 1749, oltre un centinaio di sospetti finì sotto inchiesta. Come dimostrato dall'imponente lavoro di ricerca archivistica condotto dallo storico Carlo Ginzburg nel suo saggio del 1966, la pressione psicologica e teologica degli inquisitori finì per alterare la stessa percezione dei contadini. Sottoposti a interrogatori estenuanti volti a confermare la demonologia ufficiale della Chiesa, i benandanti smisero progressivamente di difendersi come "combattenti per Cristo" e iniziarono a confessare partecipazioni a sabba diabolici, accusandosi di ungersi con unguenti occulti e di rinnegare la fede cattolica. L'antico culto agrario venne così assimilato e distrutto dall'ortodossia inquisitoriale.

Come arrivare e dintorni

Per ripercorrere i luoghi dei primi grandi processi storici, è possibile recarsi a Latisana, località d'origine di Battista Moduco, celebre contadino inquisito insieme a Gasparutto nel 1580. La cittadina si raggiunge in automobile tramite l'autostrada A4 Torino-Trieste, uscendo all'apposito casello di Latisana. Dallo svincolo si procede verso sud per pochi chilometri sulla Strada Statale 14 (SS14) della Venezia Giulia fino al centro abitato, storicamente cresciuto sull'argine del fiume Tagliamento.

Il nucleo documentale originale è invece legato a Udine. Il capoluogo si raggiunge deviando sulla A23 (uscite Udine Sud o Nord) e conserva nel Palazzo Patriarcale la sede del Museo Diocesano, utile per inquadrare le vicende del Patriarcato di Aquileia. Proseguendo a sud di Udine lungo la SR352 si entra prima nel perimetro stellato di Palmanova, avamposto militare edificato dalla Repubblica di Venezia, per poi raggiungere i resti archeologici del porto fluviale e della basilica dell'antica Aquileia.

Coordinate: 45.781682, 13.001646

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