Il 19 luglio 1906, l'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo inaugurò il viadotto ferroviario di Salcano (Solkanski most), un'opera ingegneristica determinante per l'operatività della linea Transalpina (Bohinjska proga), concepita per connettere la capitale Vienna al porto di Trieste. Per superare l'alveo del fiume Isonzo, gli ingegneri Rudolf Jaussner e Leopold Oerley calcolarono una struttura ad arco con una luce principale di 85 metri, parametro che ancora oggi certifica l'opera come il ponte ferroviario ad arco in pietra tagliata più grande al mondo.
I 4.533 blocchi di Aurisina e la centina di Josef Melan
Il cantiere fu affidato all'impresa costruttrice viennese Redlich und Berger, che avviò i lavori nella primavera del 1904. La complessità statica del progetto impose la realizzazione di una colossale impalcatura lignea di sostegno, la centina, disegnata dal carpentiere Josef Melan. Per sorreggere il peso della futura struttura durante la fase di posa, l'intelaiatura richiese l'edificazione di un pilastro provvisorio fondato a nove metri di profondità direttamente sul fondale dell'Isonzo.
La costruzione procedette a ritmi serrati: per completare l'anello dell'arco principale vennero estratti, tagliati e numerati 4.533 blocchi in calcare conchigliare provenienti dalle cave romane di Aurisina, sul Carso triestino. La posa della chiave di volta avvenne nel 1905, concludendo i lavori in soli diciotto mesi.
La distruzione del 1916 e la riedificazione italiana
La fisionomia originaria del ponte ebbe vita breve. Nell'agosto del 1916, sotto la pressione del Regio Esercito italiano durante le offensive della Sesta Battaglia dell'Isonzo, le truppe austro-ungariche in ripiegamento verso il Monte Santo minarono e fecero esplodere la campata centrale del viadotto per tagliare i collegamenti.
A conflitto concluso, con l'annessione di Gorizia all'Italia, la direzione delle Ferrovie dello Stato pianificò il ripristino del tracciato. Ignorando le nuove e più rapide tecnologie in calcestruzzo armato, le autorità italiane optarono per una riedificazione fedele al progetto asburgico originale, impiegando la medesima pietra. Completato nell'agosto del 1927, il nuovo viadotto resistette a sei bombardamenti aerei alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Passato sotto giurisdizione jugoslava (e oggi slovena) con i Trattati di Parigi del 1947, il ponte è stato successivamente consolidato per servire l'attuale traffico passeggeri e merci di Nova Gorica.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere il ponte di Salcano provenendo dall'Italia, si utilizza la rete autostradale percorrendo l'autostrada A34 (Villesse-Gorizia) fino all'uscita nel capoluogo isontino. Una volta a Gorizia, si procede verso i valichi confinanti urbani (Piazza della Transalpina, Casa Rossa o San Gabriele) per entrare in territorio sloveno a Nova Gorica. Da qui si segue la viabilità locale (strada 103) in direzione nord verso Tolmino e Bovec. Rientrando nei confini italiani, la zona limitrofa offre siti di notevole interesse storico e architettonico: il vicino centro di Gorizia, sorvegliato dal proprio castello medievale, e l'area collinare del Collio, dove si incrociano il borgo vitivinicolo di San Floriano del Collio e il monumentale Sacrario Militare di Oslavia, eretto per custodire i resti dei soldati caduti sul fronte dell'Isonzo.
Coordinate: 45.978640, 13.650893
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