Rommel e la conquista del Matajur

rommel conquista matajur
Rommel conquista Matajur

Il 25 Ottobre alle 4 del pomeriggio il Tenente Rommel inizia la salita sul Matajur, verso Jevschek, nonostante che i suoi uomini siano provati dalla stanchezza, dalla mancanza di un pasto caldo e dalle divise fradice.

La colonna sale in silenzio, illuminata dalla luna, tra cespugli e arbusti. Si sentono le voci dei fanti Italiani che con le loro grida tradiscono la propria posizione. Alle 8 Rommel si trova davanti alle trincee di terza linea.

Ufficiali ricognitori si dirigono per perlustrazione verso il villaggio di Jevschek che appare ben fortificato, ma sguarnito di truppe. I soldati italiani si trovano su un costone sopra il paese.

Alle 11:30 di notte dopo una breve sosta, i Fucilieri del Württemberg si avvicinano silenziosi a Jevschek, i cani abbaiano e i tedeschi vengono investiti da un vivace fuoco di mitraglia ma ricevono l’ordine di non rispondere. Torna il silenzio. Rommel e i suoi si concedono una sosta con caffè, zucchero, pane, frutta e vino portati dagli abitanti del paese, che sono Sloveni molto impauriti dagli avvenimenti della notte. In una casa di Jevschek i fucilieri, seduti intorno al fuoco, studiano  le mappe della zona. Il successivo obbiettivo è il Monte Gragonza 260mt più in alto.

Rommel vuole prendere gli italiani alle spalle e i Fucilieri si rimettono in marcia con l’oscurità della notte che li protegge. Durante il percorso ci sono tiri incrociati di mitragliatrici. Arriva la prima luce dell’alba che si trasforma in giorno e la visibilità accresce il rischio. È il 26. Rommel attacca alle spalle la postazione italiana mentre i battaglioni della 12° Divisione Slesiana, saliti da nord, la tengono impegnata in un combattimento frontale. Così, preso da due fuochi, quasi un’intero Reggimento cade prigioniero dei Fucilieri ma solo dopo una valorosa difesa.

La marcia in salita di Rommel riprende verso il Gragonza. Alle 7:15 il reparto del Württemberg arriva in cima al Gragonza.  Gli Italiani si difendono strenuamente ma devono retrocedere. A loro svantaggio ci sono: le armi tedesche più maneggevoli, la precisione di tiro del nemico, l’uso di pallottole esplosive, devastanti e vietate da tutte le Convenzioni Internazionali, oltre alla tattica di combattimento promossa da von Bellow che prevede le manovre di accerchiamento ad ala. Inoltre il 26 tutta la montagna è percorsa da battaglioni Austro-Tedeschi. Gli italiani sono disorientati: le mitragliatrici che li colpiscono non sono individuabili perchè si spostano di qualche decina di metri, dando la sensazione di essere numericamente il doppio.

Il successivo obbiettivo di Rommel è la quota 1356 del Monte Mrzli preceduta da due anticime più basse. Poiché è imprendibile, con le sole forze a disposizione, Rommel torna precipitosamente indietro a cercare rinforzi. Si imbatte in un reparto Italiano che marcia sulla stessa strada. Lo schiva correndo ed evita per poco una sicura cattura.

Rommel raccoglie il numero necessario di Fucilieri e decide di passare all’attacco. Il Battaglione Italiano attaccato fa parte della Salerno. I soldati Italiani in parte si arrendono, in parte si danno alla fuga verso nord.

Superato il Monte Mrzli, il reparto di Rommel deve superare solo 200m di dislivello per raggiungere la vetta. Decide di piegare verso Ovest per aggirare le posizione italiane di quota 1467 sulla linea di cresta. La compagnia del Regio Esercito, secondo il racconto di Rommel, ignara di quanto è accaduto alle sue spalle, è schierata fronte a nord, sotto la cresta che da quota 1467 porta alla cima. È impegnata in un uno scontro a a fuoco con pattuglie nemiche della 12° Divisione che da Monte Colonna sta salendo verso il Matajur. L’improvvisa comparsa dei fucilieri di Rommel con le armi puntate alle spalle, costringe gli Italiani ad arrendersi rapidamente. Mentre il Tenente Leuze sta battendo da Sud-Est, con il fuoco di varie mitragliatrici, il presidio sulla cima, Rommel si arrampica con altri elementi della sua schiera in direzione ovest verso la cresta.

Un numero di mitragliatrici pesanti vengono appostate sulla cima di un roccione per proteggere la squadra d’assalto che entra in azione dal versante meridionale. Il presidio di vetta Italiano si arrende.

Alle 11:40 del 26 Ottobre tre razzi verdi e uno bianco annunciano che il massiccio del Matajur è caduto.

La versione di Rommel, qui riassunta, viene contestata dalla ricostruzione italiana degli avvenimenti. Essa testimonia come la caduta del Matajur sia dovuta a un potente schieramento di forze nemiche, di cui Rommel rappresenta una piccola parte, anche se certamente rilevante.