Il Castello di Colloredo di Montalbano e gli scrittori ad esso legati

Il Castello di Colloredo di Montalbano

L’antica struttura del castello di Colloredo, costruito da Guglielmo di Waldsee-Mels, risale al XIV secolo e se ne ha notizia in un documento del 1302. Il mastio subì numerosi danneggiamenti e ricostruzioni che lo trasformarono in una specie di residenza fortificata. All’epoca rinascimentale risalgono le decorazioni interne fatte da uno dei più prestigiosi allievi di Raffaello: Giovanni da Udine.

Il pittore aveva impreziosito di stucchi e di affreschi uno studiolo, di cui purtroppo è stata salvata solo una piccola parte, grazie ad un intervento di strappo e restauro ad opera della Sovrintendenza di Udine. L’opera attende di essere ricollocata a Colloredo, probabilmente a fine dei possenti lavori di ristrutturazione ancora in atto, dopo circa 40 anni dai danni devastanti prodotti dal terremoto del 1976.

La parte più interessante del nucleo degli edifici castellani è quella centrale con la torre dell’orologio. Nel maniero vi sono numerose sale e saloni di rappresentanza e stanze di soggiorno, che certamente saranno visitabili al più presto.

Il castello di Colloredo di Montalbano ha uno stretto legame con la letteratura. Nel 1622 vi nacque il noto poeta friulano Ermes di Colloredo. Ermes diventò paggio di corte del Duca di Toscana Ferdinando de’ Medici, partecipò alla Guerra dei Trent’anni in Germania, fu al servizio della Serenissima e dell’imperatore Leopoldo d’Asburgo. Ritornò in Friuli, soggiornò a Codroipo e li passò gli ultimi periodi della sua vita. Nella sua poesia domina il tema amoroso ma, oltre ai sonetti, vi sono anche canzoni i cui versi divertenti fanno riferimento alla vita di corte, che viene messa a confronto con il più sano mondo della campagna.

A Colloredo soggiornò anche Ippolito Nievo che nelle stanze del castello scrisse “Le confessioni di un Italiano”. Nievo non era friulano ma padovano. Fin da piccolo visse in svariate città per seguire gli spostamenti del padre. Dal 1837 fu ad Udine e, proprio da quel periodo, iniziò il suo intenso legame con la terra del Friuli. Partecipò agli eventi politici del ’48, condividendo gli ideali patriottici rivolti all’unità d’Italia. Nel 1858 terminò il suo bellissimo romanzo “Le confessioni di un Italiano”. L’anno successivo fu a Torino ed entrò nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, verso cui nutrì sempre sentimenti di stima ed ammirazione. Deluso dall’armistizio di Villafranca, che lasciava il Veneto ed il Friuli in mano all’Austria, si ritirò di nuovo in campagna. Nel 1860 partì con Garibaldi nella spedizione dei Mille. Nel 1861 s’imbarcò a Palermo per raggiungere Napoli ma il piroscafo subì un naufragio e Nievo vi trovò la morte.

Il capolavoro di Nievo, “Le confessioni di un Italiano”, fu pubblicato postumo da Emilia Fuà Fusinato con il titolo “Le confessioni di un ottuagenario”. Si tratta delle memorie di Carlino, nato a Venezia, la cui storia esistenziale si intreccia con gli avvenimenti riguardanti la caduta di Venezia, la Restaurazione dopo il Congresso di Vienna, fino alle prime battaglie del Risorgimento. I primi capitoli del romanzo riguardano la giovinezza di Carlino ed hanno come sfondo la campagna del Friuli, tanto amata. La storia tocca la sconfitta della Serenissima ad opera di Napoleone ed il trattato di Campoformido con la cessione del Veneto ed delle terre friulane all’Austria. La seconda parte del romanzo vede il protagonista in giro per le vie d’Italia e del mondo. Il racconto è ambientato nel castello di Fratta, che però storicamente fu demolito ben prima della nascita del Nievo, e cioè alla fine del ‘700. Gli ambienti castellani a cui si riferisce sono quelli del castello di Colloredo di Montalbano o di altre dimore nobiliari del territorio. L’autore sembra desiderare che il mondo incantato della campagna e dell’aristocrazia friulana resti immobile ed inalterato, ma desidera anche un cambiamento ed un’emancipazione di entrambi.

Nel castello di Colloredo di Montalbano risiede anche un suo discendente, il poeta e scrittore Stanislao Nievo, che sembra perpetrare una specie di tradizione letteraria legata a questa incantevole residenza, sita su uno dei colli più suggestivi dell’anfiteatro morenico del Friuli.

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