Dal Patriarcato d’Aquileia alla Patria del Friuli

patriarcato di aquileia
patriarcato di aquileia

L’atto costitutivo della Patria del Friuli venne redatto a Pavia nel 1077 dall’imperatore Enrico IV di Franconia. Con quest’atto ci fu un investitura del Patriarca Sigeardo come feudatario del Friuli, dando inizio ai caratteri significativi della friulanità ed alla sua identità. Tra le donazioni di Pavia a detto Patriarca e ai suoi successori si menzionava anche la Villa di Lucinicco.

Ma torniamo indietro di qualche secolo per ricostruire i passaggi che  portarono il Vescovo della Diocesi di Aquileia a diventare un feudatario Imperiale. Esso assommava in sé sia il potere spirituale, sia quello temporale, con tutte le prerogative ed i privilegi del rappresentante feudale del territorio friulano, dipendente direttamente dall’Imperatore.

Si può far iniziare la storia con Carlo Magno che, nel 799, ebbe una definitiva vittoria sugli Avari. Dopo tale importante evento egli estese la su influenza su un’ampia zona che andava dalla Alpi orientali al Danubio. Per meglio amministrarla la divise in zone: la Marca Australe e la Marca del Friuli, che si estendeva a sud della Drava.

Alla morte di Carlo la Marca del Friuli fu divisa in quattro contee dal Duca Boldrico.

Nel’ 899 iniziò per il Friuli un periodo terribile dovuto alle numerose invasioni e saccheggi degli Ungari che cessarono solo con la vittoria di Ottone I di Sassonia.

Ottone I, nella dieta di Augusta (952), trasformò tutto il territorio italico in un feudo della Corona di Sassonia. Nel 989 il Friuli venne staccato dal Regno Italico e annesso al Ducato di Baviera e Carinzia, retto da Enrico, fratello di Ottone.

Perché questo declassamento Forse per la devastata situazione in cui si trovava l’antica Marca del Friuli, dopo il passaggio delle orde Ungare, che le avevano tolto potere e ricchezza. Successivamente gran parte dei feudi friulani divennero ovviamente proprietà delle famiglie germaniche.

Intanto nel tragico periodo delle invasioni ungare crebbe, in prestigio e potenza politica, il Patriarcato di Aquileia. Questi iniziò l’opera di ricostruzione delle contrade e dei villaggi distrutti. Tutto ciò fu possibile anche grazie alla ricchezza dei Patriarchi , dovuta alle numerose donazioni loro concesse.

Le donazioni territoriali al Patriarcato di Aquileia

Già nel 792 Carlo Magno aveva assegnato territori alla chiesa Aquileiese. Nel 921 l’Imperatore Berengario donò al Patriarca diversi possedimenti.

Nel 967 Ottone I concesse al Patriarca il Monastero di Sesto al Reghena, il Castello di Farra e altri importanti territori. Fu proprio questa donazione a costituire il primo nucleo del potere temporale del Patriarca.

Ottone II (983) ampliò i possedimenti del patriarcato di Aquileia (Castello di Rubbia, Udine, Fagagna, Brazzacco).

Ottone III incrementò ancora il territorio patriarcale con varie ville e castelli e decise di dividere il Castello di Gorizia tra il Patriarca e il Conte Variento, innescando le future liti tra i due feudatari.

Ulteriori donazioni e favori arrivarono nel 1027 e nel 1028 dall’imperatore Corrado II che consentì al Patriarca di Aquileia di riscuotere imposte e di coniare moneta. Il provvedimento fu di fondamentale importanza in quanto riconobbe al Patriarcato un ruolo economico vitale per l’intera regione.

In quest’epoca il Patriarca più influente fu Popone (1019-1042) che rilanciò le attività commerciali, facilitò la ripresa culturale dei monasteri, e promosse la rinascita socio-politica ed economica dell’intera regione.

Il simbolo del pastorale vescovile e della spada feudale avevano trovato una fusione, rinsaldando il potere temporale della chiesa di Aquileia.

Perché la donazione del 1077 al Patriarca Sigeardo?

Nel 1076 scoppiò un evento gravissimo per il Friuli e per tutto l’impero germanico: la lotta per le investiture. L’imperatore Enrico IV convocò a Worms un sinodo per deporre il Papa, accusato di essere un usurpatore. A sua volta il Papa Gregorio VII lanciò una scomunica contro l’Imperatore, che l’anno successivo venne annullata, grazie alla celebre penitenza dell’Imperatore a Canossa, dove il Papa era ospite nel Castello della Contessa Matilde.

Il problema tra il Papato e l’Impero era dovuto al fatto che il pontefice pretendeva di eleggere tutti i Vescovi della Santa Romana Chiesa, anche se le loro sedi erano sparpagliate per l’Impero.

L’imperatore Enrico IV aveva a sua volta designato  molti vescovi in Germania (ed in particolare quelli con funzione di elettori imperiali) senza chiedere il benestare del Papa.

Il contrasto vedeva da una parte il Pontefice con un’importante produzione dottrinale, dall’altra l’Imperatore che pretendeva la laicità delle sue decisioni.

Questa disputa aveva acceso in alcuni principi tedeschi ed, in particolare, nel Conte del Friuli Ludovico, il desiderio di schierarsi con il Papa, contrastando Enrico IV, ed eleggendo un nuovo Imperatore: Rodolfo.

Enrico cercò di tornare in Germania, dopo il perdono del Pontefice, per sconfiggere i ribelli, ma trovò la strada sbarrata ad opera dei feudatari ostili.

Fu grazie al Patriarca Sigerardo, che in Friuli contava più del Conte Ludovico, ed alla sua azione di forte sostegno, se Enrico potè accedere alle terre germaniche passando per le Alpi Carniche.

L’intervento del fedele Sigerardo a favore di Enrico IV fece si che questi ripagasse il Patriarca concedendo ad Aquileia l’investitura feudale con potere ducale su tutta la Contea del Friuli.

Il Diploma Imperiale decretò poi che il Friuli doveva staccare dalla Marca di Verona (correggendo la riforma di Ottone I) e che il territorio del Patriarca poteva arricchirsi della Marca di Carniola e della Contea d’Istria.

Grazie alla fedeltà di Sigeardo il Friuli tornò ad essere uno stato potente, ufficialmente riconosciuto, per i secoli seguenti, fino all’intervento di Venezia nel 1420.