Paolo Diacono: la vita di uno dei più importanti studiosi dei longobardi

Paolo Diacono
Paolo Diacono

All’epoca di Paolo Diacono erano già note opere importanti come la Storia dei Franchi di Gregorio di Tours (538 – 594 all’incirca) e la Storia Gotica di Giordane (sec. VI) che recuperavano l’identità di questi due popoli.

Nel panorama della storia dei longobardi, si trovavano manoscritti sull’Origine del popolo longobardo (671) di autore sconosciuto e su Le gesta dei longobardi il cui storico era Secondo di Trento.

Si tratta di scritti lacunosi a cui comunque Paolo Diacono attinse per scrivere la sua storia dei longobardi, che resta uno dei documenti più preziosi e attendibili anche per noi.

Chi è Paolo Diacono? Un uomo che condensa in sé la radice nordica della gente longobarda, la struttura del pensiero latino, da cui attinge la lingua per costruire le sue opere, oltre che l’appartenenza al cattolicesimo.

Egli percepisce la chiesa cristiana come una madre accogliente che protegge dallo strepito delle armi e dalle dispute dottrinali.

Questi diversi elementi culturali generanno in lui tensioni e contraddizioni, soprattutto quando al potere longobardo si sostituisce quello dei franchi , con Carlo Magno.

Paolo Diacono a Cividale

La casa di Paolo Diacono Cividale
La casa di Paolo Diacono Cividale

Paolo Diacono trascorse l’infanzia e gli anni giovanili a Cividale , città cresciuta d’importanza dopo la caduta di Aquileia che, per posizione e per prestigio, diventò la capitale del Ducato Longobardo, acquistando un ruolo simile a quello di Spoleto e di Benevento (entrambe città ducali).

L’ambiente cividalese era ricco di fermenti culturali: all’epoca di Paolo Diacono c’era uno “scriptorium”, ovvero un luogo dove si copiavano e commentavano i testi antichi, inoltre vi erano istituti religiosi, dediti all’educazione dei giovani.

In questo contesto Paolo Diacono imparò il latino, il greco e la metrica, accostandosi con entusiasmo agli autori del mondo classico. Nell’VIII secolo ormai la lingua dei longobardi in Italia andava perdendosi, essendo piuttosto grezza se confrontata con l’alfabeto latino dei “vinti”, più raffinato ed adatto alla scrittura.

Il legame di Paolo Diacono con Cividale si intensificò anche grazie alla liberalità del Duca Pemmone che contribuì a sostenere economicamente la formazione culturale del giovane. Pemmone, personaggio generoso, volle educare assieme ai suoi figli anche i figli dei nobili guerrieri che erano morti nelle battaglie contro gli slavi.

Nella stesura della Historia Langobardorum vi è un continuo riferimento alla terra d’origine e ai luoghi. Puntigliosamente Paolo Diacono ci dà informazioni sull’opera di restauro da parte dei longobardi di una serie di castra romani come Cormos, Nimis, Osoppo, Artegna, Ragogna..

Inoltre ci parla della calata in Italia di Alboino e di come egli, impadronitosi di Cividale, volle nominare il suo scudiero Gisulfo Duca di Forum Julii.

Ma saggiamente Gisulfo mise come condizione di poter tenere con se le più importanti nobili famiglie longobarde (le Fare) data la pericolosità del territorio, minacciato dagli Avari e dagli Slavi. E fu così che proprio queste potenti e orgogliose famiglie si batterono più volte per l’indipendenza del Ducato del Friuli, creando contrasti con la capitale Pavia.

L’ultima grossa ribellione del Duca cividalese Rotgaudo, questa volta contro i franchi, stroncata dal Re Carlo, causò la prigionia in terra francese di molti nobili, tra cui Arichi, fratello di Paolo Diacono, di cui si parlerà.

Alla corte longobarda di Pavia

Ratchis, già al tempo in cui era Duca del Friuli, aveva buoni rapporti con Paolo Diacono. Diventato Re, invitò Paolo alla corte della capitale del regno, Pavia.

altare ratchis
altare ratchis

Il desiderio del pio Ratchis, era di fondere il regno longobardo con la chiesa cristiana, secondo una logica già condivisa prima dai visigoti, poi dai franchi. Di certo in quegli anni, i vescovi facevano sentire la loro autorevolezza all’Assemblea del regno di Pavia. L’influenza religiosa di Ratchis su Paolo ravvivò la fede di quest’ultimo, anche se il suo spirito religioso fu sempre più vicino alla lucidità razionale che ai fervori mistici.

Un’iscrizione di Montecassino ci ricorda che Ratchis invitò Paolo a dedicarsi agli studi teologici e negli anni successivi  il letterato decise di prendere i voti (751).

A Pavia Paolo Diacono aggiornò i suoi studi di greco e latino, forse sotto la guida di Flaviano, nipote del famoso studioso Felice. Inoltre ampliò le sue amicizie con teologi come il diacono Pietro Pisano, gran esperto degli autori latini. Da Pavia fece alcuni viaggi che diedero spunto a composizioni letterarie: fu a Como e a Monza.

Il regno di Ratchis durò solo 5 anni (744 – 749) perché il Re decise di lasciare il trono al fratello Astolfo e di ritirarsi in preghiera nel convento di Montecassino. Negli stessi anni un altro illustre personaggio, Carlomanno (fratello di Pipino il Breve, re dei Franchi dal 752) decise di diventare monaco, prima nel monastero di Soratte e poi in quello di Montecassino.

Il regno di Astolfo fu caratterizzato da un atteggiamento aggressivo dei longobardi verso la chiesa di Roma. Dopo la morte di questo Re, per una caduta da cavallo durante una partita di caccia, subentrò Desiderio che avrebbe concluso il Regno Longobardo in Italia.

Sotto Desiderio Paolo Diacono si trovava ancora alla corte di Pavia, con l’incarico di diventare precettore della figlia del re, Adelperga. Inoltre nel 770, sempre su richiesta di Desiderio, compose una poesia in onore della defunta regina Ansa.

Paolo Diacono a Montecassino

Paolo Diacono a Montecassino
Paolo Diacono a Montecassino

Dopo la sconfitta di Desiderio, ad opera dei franchi, Paolo Diacono si trovava sicuramente a Montecassino, che faceva parte del Ducato Longobardo di Benevento.

Forse avrebbe voluto condurre lì un’esistenza dedita agli studi, ma il convento non era una comunità chiusa in quanto risentiva degli avvenimenti politici esterni, mantenendosi in continuo contatto con i centri del potere temporale oltre che con i luoghi dello spirito.

Il monastero di Montecassino vantava un ruolo di faro religioso e culturale che si inseriva nella importantissima tradizione monacale di quel periodo.

Ora riassumiamo i fatti storici dal 771 al 776: Desiderio aveva ripreso la politica aggressiva di Astolfo nei confronti di Papa Adriano (772 – 795). Nel 771 Carlo, protettore del papa, ripudiò la figlia del Re Desiderio, Ermengarda, interrompendo l’armonia con i longobardi.

Nel 774, dopo l’assedio di Pavia, Carlo entrava nella capitale sconfitta e assumeva su di sé il titolo di Re dei Longobardi. Nel 776 alcuni Duchi longobardi tentarono una sollevazione (a cui partecipò Arichi, fratello di Paolo Diacono) contro i Franchi che fallì .

Durante la caduta del regno longobardo Paolo Diacono si trovava, come è stato detto, a Montecassino, dedito alla stesura dell’Historia Romana. Essa venne iniziata su invito della pupilla Adelperga, figlia di Desiderio e da tempo sposa del Duca di Benevento.

Alla fine dell’opera storica, che terminava all’epoca di Giustiniano (482 -565), Paolo si era ripromesso di continuare la sua narrazione fino all’età contemporanea.

Paolo Diacono nella capitale del regno dei Franchi

Carlo Magno
Carlo Magno

Intanto Paolo Diacono scrisse a Carlo un epistola poetica (782) per risanare la sorte rovinosa del fratello Arichi e della famiglia. In seguito venne invitato alla corte di Carlo Magno dove giunse nel 783.

Ciò comportò per lo storico longobardo un adattamento molto difficoltoso, che tuttavia gli consentì di allargare ancora i suoi orizzonti culturali era sua esperienza del mondo.

Infatti , nonostante la sua romanizzazione, doveva affrontare ulteriori passaggi conoscitivi in quanto l’Impero, più vasto del Regno Longobardo, era in rapida espansione a Est ed a Ovest.

Carlo, non ancora incoronato imperatore, era di fatto un politico colto e lungimirante: aveva  pacificato l’Italia con sistemi sbrigativi (sottomettendo anche i Ducati di Spoleto e Benevento) e aveva affidato la corona italica al figlio Pipino.

Re Carlo, non intendeva entrare in conflitto con l’Imperatore di Bisanzio, lasciandogli la legittimità del Regno Orientale, ma voleva per sé il ruolo di Monarca del Regno Occidentale e di Difensore del Papato Romano contro la dottrina iconoclasta ed altre eresie.

Sulla relazione tra Carlo e Paolo Diacono fiorì un ampia tradizione aneddotica , che indica lo storico longobardo come una figura leale e fedele al passato, ma anche  prestigiosa per cultura e meriti, che trascendono l’appartenenza alla sua gente.

Il Re Franco gli manifestava (ed è documentata) la sua stima, ritenendolo un letterato insigne al pari di Omero, Virgilio e Orazio.

Certo è che il fasto e gli intrighi della Corte Carolingia poco si addicevano a Paolo Diacono tanto che in una lettera all’Abate di Montecassino (Teudemaro) lo studioso lamentava la rumorosa attività della reggia e il frastuono dei musici.

Tuttavia molti incarichi lo tennero impegnato ad Aquisgrana : le iscrizioni tombali per le due sorelle del re e per la consorte regale defunta, oltre all’iscrizione dedicata al letterato del secolo VI, Venanzio Fortunato.

Paolo scrisse numerosi versi per il Monarca, com’era d’uso nel tempo, poi si dedicò alla “Storia dei vescovi di Metz”, esaltando la stirpe carolingia. Dopo L’avvenuta liberazione dei prigionieri longobardi, cui tanto teneva, Paolo chiese e ottenne il permesso di tornare a Montecassino.

Nel 788 si trovava nel monastero beneventano, forse dopo essersi trattenuto per un periodo a Cividale anche a causa di malattia.

La relazione  con Carlo continuò, improntata a cordialità e a scambio di incartamenti letterari. Tuttavia Paolo Diacono morì ( forse nel 797, forse nel 799) ancora impegnato nella stesura dell’Historia Langobardorum e senza aver visto l’incoronazione dei Re Carlo a Roma (800) da parte di Papa Leone III.