Colloredo di Monte Albano personaggi storici: Ippolito Nievo

Ippolito Nievo
Ippolito Nievo

È risaputo che lo scrittore Ippolito Nievo abbia scritto la sua più famosa opera, “Confessioni di un Italiano”, proprio nel castello di Colloredo di Monte Albano, precisamente nella Ala Nievo, così denominata proprio perchè ereditata dalla nonna dello scrittore, madre della sua genitrice.

Ma chi era Ippolito Nievo? Approfondiamo la conoscenza di questo celebre personaggio della letteratura italiana.

Ippolito Nievo nasce a Padova il 30 novembre, dal nobile Antonio e da Adele Marin, figlia appunto della contessa Ippolita di Colloredo. Durante la prima giovinezza, Ippolito deve spesso trasferirsi, a causa del lavoro di magistratura del padre. Negli anni a seguire, i Nievo si trasferiscono a Udine, e soggiornano spesso nel castello di Colloredo.

Nel 1847 comincia l’approccio ai primi componimenti poetici, dedicati a suo nonno, Carlo Marin, che ricopre l’incarico di Intendente di Finanza a Verona, dove Ippolito ha precedentemente frequentato il collegio.

Nello stesso anno comincia a frequentare il liceo a Mantova, dove stringe un’amicizia profonda con Attilio Magri. L’anno seguente fallisce il tentativo di insurrezione contro gli austriaci, e Nievo, entrato nella Guardia Civica con l’amico Attilio, è costretto a lasciare la città, e perciò è obbligato a concludere gli studi a Cremona.

Qui conosce la bella Matilde Ferrari, di cui si innamora e con cui comincia una storia d’amore epistolare che dura ben nove mesi.

Conseguita la licenza liceale, si iscrive alla facoltà di Diritto di Pavia, e l’anno seguente porta a termine “Antiafrodisiaco per l’amor platonico”, un breve romanzo scritto appunto dopo la fine della relazione con Matilde.

Assieme a quest’opera, ne scrive molte altre, tra odi e drammi, come ad esempio “l’Emanuele”. Nel frattempo pubblica anche degli articoli per giornali locali e supera brillantemente gli esami all’università.

Nel 1854 viene per la prima volta rappresentato un suo dramma. Si tratta di un dramma in cinque atti, “Gli ultimi anni di Galileo Galilei”, eseguito al Teatro de’ Concordi di Padova.

In seguito collabora con vari giornali, infatti si conservano più di 300 articoli che furono pubblicati su editoriali di Udine, Napoli, Mantova, Milano e Venezia. Le sue novelle hanno grande successo e, oltre che a venire pubblicate, escono anche a puntate su alcuni dei giornali per cui lavora. Scrive inoltre moltissime altre opere, tra tragedie, racconti orientali e così via.

Tra il 1857 ed il 1858 scrive, quasi sempre al castello di Colloredo, “Le confessioni di un Italiano”, la sua più famosa opera. Questo romanzo, però, verrà pubblicato solo dieci anni dopo, grazie ad una sua cara amica.

Dopo aver scritto con impeto torrenziale ancora altre opere, poesie, e racconti, si arruola tra i volontari dei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, e partecipa alla seconda guerra d’Indipendenza.

Dopo questa esperienza, che si rivela essere un colpo duro per lo scrittore, compone maggior parte dei versi de “Gli amori garibaldini”, che si può definire come un diario poetico della partecipazione alla guerra appena conclusa.

Il 5 maggio dell’anno seguente decide di imbarcarsi con i Mille di Garibaldi, e riceve l’incarico di Vice Intendente. Intanto, a Milano, viene pubblicato il libro dedicato appunto alla partecipazione alla guerra d’Indipendenza.

Nell’anno che segue, si divide tra varie città, fino a che non riceve l’ordine di partire per Palermo. Lì si imbarca con i suoi uomini sul piroscafo “Ercole”, diretto a Napoli. Purtroppo non arriverà mai, perché l’imbarcazione fa naufragio al largo della penisola sorrentina, all’alba del cinque marzo 1861.