I Celti in Carnia – ritrovamenti di Verzegnis, Amaro e Raveo

ritrovamenti di Verzegnis
ritrovamenti di Verzegnis

Intorno alla Valle del Tagliamento, considerata zona molto interessante per scambi di merci tra gli insediamenti celtici, la Carinzia e il Veneto, si trovano molti siti archeologici.

Dal VI secolo a.C. fino al IV secolo sembra essere  confermata sul territorio la presenza di popolazioni celtiche che i romani chiamavano Galli e che denomineremo con il termine di “Gallo-Celtici”.

Il ritrovamento di una necropoli, vicino al paese di Misincinis, ha evidenziato l’uso gallo-celtico di depositare le ceneri dei defunti in urne di cotto, che venivano interrate e coperte con una lastra di pietra.

La cremazione si accompagnava ad un corredo funebre che rivelava lo status socio economico del defunto e il clan di appartenenza.

Spesso nelle necropoli si rivengono oggetti preziosi, gioielli, che ci danno importanti informazioni sullo stile di vita e sulle attività artigianali di queste popolazioni.

Tra i reperti sono numerose le fibule, i pendagli raffiguranti uomini a cavallo e perline di vetro colorato.

I paesi carnici che hanno consentito i ritrovamenti archeologici più interessanti sono, oltre a Misincinis, Verzegnis, Amaro, Raveo, Lauco e Tolmezzo. I ricercatori sostengono la somiglianza tra le tombe della Carnia e quelle dell’Alto Isonzo, di Caporetto e di Tolmino.

Sembra che intorno al V secolo a.C. le popolazioni celtiche dominassero l’Europa dai Pirenei all’Elba. Genti appartenenti a diverse tribù gallo-celtiche arrivarono quasi contemporaneamente in Carnia e si distribuirono lungo la fascia alpina.

Si sa che ad un certo punto varcarono le Alpi e nel 387 a.C. giunsero fino alle porte di Roma.

Fu allora che i Paleoveneti, per fuggire a queste invasioni, si sistemarono sulla costa, lasciando ai gallo-celti la zona a est del fiume Livenza.

L’arrivo dei Celti in Friuli era destinato ad avere profonde conseguenze sulle popolazioni lì stabilite.

La radice celtica “car” ci ha lasciato nei nomi “Carnia”, “Carso”, “Carniola” e “Carinzia” la matrice linguistica dei Celti ma anche la conferma della loro presenza.

Evidentemente tutte queste aree geografiche furono abitate dallo stesso popolo che si sovrappose o si fuse con gli abitanti pre-esistenti. La loro distribuzione caratterizzò sicuramente le origini dell’identità friulana.

Si vuol ricordare come segno della loro permanenza l’Ipogeo Celtico di Cividale, luogo ancora avvolto nel mistero, che merita almeno una visita per chi viene a Forum Julii (antico nome di Cividale).

Nel III e II secolo a.C. la colonizzazione romana si estendeva fino a Rimini, Piacenza, Bologna e cioè in territori a sud delle Alpi. Secondo la testimonianza di Livio, nel 186 a.C. i romani attaccarono una tribù scesa dalla Gallia Cisalpina in prossimità della zona aquileiese.

Subito dopo il Senato decise di colonizzare il territorio, a scopo di difesa, e nacque l’Aquileia romana, assumendo il ruolo prima di colonia e poi di Municipio.