Carlo Magno e il Friuli

Carlo Magno
Carlo Magno

Il Re Longobardo Astolfo (749-756) apri un’ imprudente stagione di scontri con il Papa, facendo incursioni nei territori romani di Stefano II.

Pipino, Re dei Franchi, concluse un’alleanza con il Pontefice e per due volte varcò le Alpi costringendo il Re longobardo a rinchiudersi a Pavia.

Alla morte di Astolfo, il suo successore, Desiderio, continuò la nefasta politica contro il Papato. Nel 773 il Re longobardo attaccò i possedimenti papalini nell’Esarcato di Ravenna e decise di dirigersi con l’esercito verso Roma.

Carlo, Re dei Franchi, successo a Pippino, fu chiamato in aiuto del Papa e sconfisse Desiderio. Poi, attraverso una lunga serie di successi, giunse fino al Natale dell’800, in cui si fece incoronare imperatore del Sacro Romano Impero da Papa Leone III.

Carlo Magno a Cividale

Dopo la sconfitta presso il Brenta dell’ultimo duca del Friuli, Rotgaudo, che aveva congiurato contro Carlo, il re dei Franchi si avviò verso Cividale.

Siamo negli anni 776-777 e Carlo si vendicò di molte famiglie cividalesi che avevano sostenuto Rotgaudo. Tra queste c’era anche Arichi, fratello di Paolo Diacono, che venne imprigionato mentre la sua famiglia fu spogliata di ogni avere.

Alla figura del duca Longobardo venne sostituito un duca di nobiltà franca. Carlo si rese conto dell’importanza di quest’area di confine, come base per partire alla conquista dell’Istria e la elevò al rango di Marca (cioè Contea di confine).

Vi insediò subito numerose guarnigioni militari e continuò con l’assegnazione di terre, castelli, privilegi, e titoli nobiliari ai sudditi più fedeli.

Era questo l’inizio del regime feudale nel territorio del Friuli.

Carlo divenne un conoscitore delle terre intorno a Cividale. Amava molto cavalcare nei boschi e si vestiva rozzamente con pelli di pecora per essere più libero nella caccia. Dopo la messa mattutina, con alcuni dignitari, in groppa al suo cavallo, partiva verso le selve che andavano dall’Isonzo al Livenza, all’inseguimento di fagiani, lepri, capre e cinghiali.

Carlo Magno, il Duca del Friuli e il Patriarca Paolino

Carlo Magno aveva a cuore Cividale come Civitas Austriae (da cui il nome Cividale) e cioè città australe ovvero orientale, collocata in posizione strategica verso i Balcani.
Cividalese era Paolino, grammatico, poeta, illustre cittadino del vecchio Ducato Longobardo, ormai conquistato.

Paolino era stato già chiamato dal Re Carlo alla corte di Aquisgrana assieme ad insigni dotti: Alcuino (abate di San Martino di Tours), Adalardo (abate di Corbia), Adelberto (abate di Ferrières e Arnone) e altri.

Dopo la morte del Patriarca di Aquileia, Sigualdo (787), era ferma intenzione di Carlo che Paolino venisse eletto Patriarca.

In quel tempo il Duca del Friuli, con sede a Cividale, era Enrico, amico di Alcuino, con cui Paolino, diventato Patriarca di Aquileia, collaborò intensamente.

Quando Enrico penetrò in Pannonia per sottomettere gli Avari, Paolino era al suo seguito con lo scopo di evangelizzare il territorio. Il Duca Enrico, nella fortunata campagna del 796, pose fine alla potenza degli Avari prendendo il loro ring, campo trincerato oltre la Drava. Portò con sé i beni già rapinati da quei barbari che più volte avevano invaso le terre del Friuli. Con la guerra avarica la Marca friulana si era estesa oltre l’Isonzo fino alla Drava.

Nel 796 Paolino d’Aquileia tornò a Cividale e continuò ad occuparsi di politica oltre che di problemi religiosi, in accordo con Carlo Magno e con il Duca Cividalese.

Paolino fu presente al Concilio di Ratisbona, di Roma e di Francoforte. Quest’ultimo indetto su richiesta di Re Carlo per definire una volta per tutte la disputa teologica sulla natura di Cristo.

Rientrato a Cividale istituì un Sinodo che vide riuniti tutti i vescovi del patriarcato aquileiese a cui riferire alcune disposizioni di Re Carlo su questioni ecclesiastiche.

Nel 798 scrisse un’opera teologica, su suggerimento e sollecitazione di Carlo Magno, che venne definita uno scritto medioevale importantissimo al pari delle opere di San Gregorio Magno.

La vena poetica di Paolino di Aquileia invece si espresse nei versi in morte dell’amico, Duca Enrico, e nel celebre inno al Natale.

La lapide sepolcrale di Paolino è conservata presso il Duomo di Cividale.

Anche sotto la nuova dominazione franca Cividale crebbe restando uno dei più importanti centri culturali ed artistici della penisola.

Evidentemente tutta la Marca Friulana continuò a prosperare finché durò l’accordo tra il potere temporale e quello spirituale. All’inizio del dominio franco questa sinergia era nei desideri sia di Carlo, che rappresentava l’Impero, sia del Duca Enrico, che rappresentava la Marca del Friuli e la fedeltà feudale del Territorio di confine, sia di Paolino, che rappresentava la chiesa aquileiese e contemporaneamente la politica patriarcale, che voleva armonizzarsi con l’impero traendone numerosi vantaggi.