Storia della Miniera del Predil (o Raibl)

Storia della Miniera del Predil
Storia della Miniera del Predil

Si pensa che il giacimento di piombo e zinco di Monte Re fosse noto addirittura in epoca preromana. Gli scheletri ritrovati una alcune gallerie, alte un metro all’incirca, sono stati fatti risalire agli antichi veneti.

Sembra che allora uomini di bassa statura si siano specializzati nell’arte mineraria, introducendosi nei bassi cunicoli e utilizzando una slitta legata ad un piede per il trasporto del materiale.

Il primo documento che menziona il giacimento risale al 1007, anno in cui il Vescovo di Bamberga prese possesso dei territori  (prima appartenenti ai Federaun) che comprendevano la zona di Tarvisio.

Nel 1320 il Re Federico il Bello della Casa d’Asburgo concesse ad un gruppo di minatori l’utilizzo della miniera.

Nel 1456 i Tarvisiani chiesero al vescovo di Bamberga di scavare minerale in una zona identificabile con il Monte Re.

Nel 1478 il villaggio di Raibl venne distrutto dai Turchi.

Intorno al 1500 coloro che godevano della concessione di estrarre il minerale si chiamavano i “padroncini” ed avevano alle loro dipendenze un numero considerevole di minatori.

L’attività di utilizzo della miniera subì nei secoli fasi alterne ma è certo che ebbe un picco di crescita quando una parte del giacimento passò sotto la direzione del governo di Vienna, verso la fine del 1700. Nel 1871 la parte privata fu acquistata dai conti Henkel-Donnersmark.

Alla fine dell’800 la miniera divenne decisamente importante grazie al permesso di utilizzare zone a livelli inferiori rispetto a quello iniziale.

Inoltre a Muda venne realizzato la prima centrale idrica per fornire energia agli impianti minerari e d il villaggio di Raibl fu tra i primi a sfruttare la luce elettrica.

Nel 1883 gli abitanti di Cave erano 479 e molti minatori provenienti da Bretto, Plesso o Caporetto facevano i pendolari, non essendoci per tutti la possibilità di risiedere vicino alla miniera.

Nel XX secolo dopo la Prima Guerra Mondiale la miniera passò all’Italia e lo Stato la diede in gestione alla Società Mineraria del Predil. Tale società attivò un processo di modernizzazione degli impianti e fu costituita una teleferica, per il trasporto del materiale, che congiungeva Cave alla stazione ferroviaria di Tarvisio.

Dal 1931 al 1933 la Miniera venne chiusa perchè poco redditizia. Dal ’33 lo Stato rinnovò e prolungò la concessione fino al 1963.

L’ingegner Nogara prese le redini della miniera diventandone il direttore e promosse una serie di cambiamenti innovativi tra cui la possibilità di ottenere concentrati di materiale con rese di estrazione più elevate.

Oltre al miglioramento del settore minerario l’ingegner Nogara incrementò l’edilizia, costruendo sia ambienti privati che pubblici, come la mensa e la foresteria.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la Miniera entrò in una fase di stallo. L’ing. Nogara assunse in miniera molti soldati sbandati facendoli passare per minatori. Per questo l’azienda dovette subire le ritorsioni dei Tedeschi, che si accanivano contro i dirigenti sospetti, ed i sabotaggi degli Slavi contro le strutture della miniera.

Con l’arrivo delle Truppe Alleate la cava venne sgomberata e le bande Salve dovettero ritirarsi.

Nel secondo dopoguerra la  miniera subì un totale rinnovamento dovuto alle conquiste tecnologiche dell’epoca.

Nel 1956 alla Società Minerari del Predil subentro la Società Pertusola a cui, nel ’63, subentrò la Società Ammi Spa. Furono questi gli anni di maggior produzione. Nel 1970 in miniera erano assunti 600 operai.

Dal 1977 l’Eni si occupò del settore minerario e nel 1979 delegò la gestione del giacimento di Cave alla Società Samim. Questa società avrebbe ristrutturato l’estrazione mineraria secondo criteri attuali e avrebbe concentrato in un’unica fonderia la lavorazione del prodotto.

La convenzione del 1988 venne prorogata fino al 30 Giugno 1991, anno di chiusura della miniera, in quanto l’Eni (che rappresentava l’ente gestore) e la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, che era proprietaria della miniera, ne dichiararono l’improduttività e la non convenienza estrattiva.