Il Vangelo di S. Marco ed il Codice Aquileiese

Un'importante documento del Museo Archeologico di Cividale

Vangelo di San Marco
Vangelo di San Marco

Tra i codici antichi conservati nel Museo Archeologico di Cividale c’è parte del codex Aquileiensis o Forojuliensis, scritto nel IV secolo, che conteneva in origine tutti e quattro i Vangeli.

In tempi successivi dal codex venne tolto il Vangelo di San Marco con lo scopo di sostenere, con maggior forza religiosa e politica, la tesi che si trattava proprio del vero testo originale, scritto da S.Marco ad Aquileia.

A tale fine questo vangelo per parecchi anni restò esposto nel Duomo di Cividale, come una reliquia, per accrescere la venerazione dei Fedeli.

La leggenda  che San Marco fosse stato presente ad Aquileia rendeva politicamente importante il ruolo della stessa sede vescovile di Aquileia e poi di Cividale (dove si trasferì il Patriarca) in relazione alle dispute dottrinali dell’epoca.

Il peso dell’opinione dei prelati che provenivano dal luogo dove era sbarcato fin dal I secolo un Santo, vicino a San Pietro doveva contare moltissimo. Come se l’antica presenza di San Marco, nei luoghi aquileiesi, avvolgesse questa diocesi in un’aura di leggimità ed ortodossia.

La Storia di San Marco, come primo evangelizzatore della zona, venne sostenuta da Carlo Magno, Re dei Franchi.

Il Patriarca Paolino, durante la dominazione dei Franchi, precisamente nel 796, indisse un Concilio straordinario a Cividale.

Questa città, già importante sede del Ducato Longobardo, conservò notevole rilevanza anche durante la denominazione franca. Essendo vicina al confine adriatico ed alla zona lagunare (che venivano mantenuti sotto l’influenza di Bisanzio) essa rappresentava una specie di baluardo imperiale.

Carlo Magno promosse il Concilio Cividalese per sostenere alcune teorie cristiane, in opposizione ai vescovi bizantini, con lo scopo di contrapporsi così all’Impero Romano d’Oriente.

Alla metà del XIV secolo la città di Cividale fu prescelta quale sede per la fondazione dell’Università Friulana da parte di Carlo IV di Lussemburgo. Lo stesso Carlo giunse a Cividale per l’inaugurazione e gli venne donato dal Patriarca Nicolò parte del prezioso Codex Aquileiensis o Forojuliensis. Questo codice venne portato dall’Imperatore a Praga, dove tutt’ora è custodito.

Nel 1420, quando la Repubblica di Venezia diede luogo all’annessione del Friuli, a Cividale arrivarono molti notabili veneziani. Questi si preoccuparono di recuperare il Vangelo di San Marco, come già detto, parte del Codex Aquileiese o Forogiuliese, per spedirlo alla Basilica di San Marco a Venezia.

I veneziani avevano edificato la Basilica di San Marco per ragioni religiose ma anche politiche e di opportunità legata a un’immagine prestigiosa. San Marco, infatti, rappresentava all’epoca una figura di santo molto carismatico che poteva reggere il confronto con San Pietro e quindi con il potere del papato romano.

Si racconta che le reliquie di San Marco furono rubate (forse acquistate), ad Alessandria d’Egitto, dai mercanti veneziani Tribuzio e Rustico che le portarono di nascosto a Venezia dentro una cesta.

È evidente che tutto ciò poteva accrescere il prestigio del Santo Patrono della Serenissima era considerato di fondamentale importanza. Parte del Codex Aquileiese o Forogiuliese rappresentava, quindi, un ulteriore arricchimento della dote della Basilica di San Marco.