Chiesa di San Giovanni in Xenodochio – Cividale del Friuli

Chiesa di San Giovanni in Xenodochio
Facciata della Chiesa di xenodochio a Cividale del F.

Dal greco, la parola xenodochio significa “ospizio per pellegrini”: dove sorge oggi la chiesetta neoclassica di San Giovanni, infatti, verso la fine del VII secolo era stato fondato dal duca longobardo Rodoaldo un sito dove si raccogliessero i pellegrini. Dell’ospizio si perse ogni traccia dopo il 1350, ma rimase la chiesa annessa con lo stesso nome, continuando ad essere ampliata nel tempo: all’interno si raccoglieva la Fraterna di Santo Spirito, e nel portico la gente trattava affari.

L’ultima volta che la chiesa fu rifatta risale alla metà dell’Ottocento, seguendo uno stile neoclassico; purtroppo è rimasto sconosciuto il nome dell’architetto che si incaricò di dirigere tutti i lavori.

L’interno della Chiesa di San Giovanni in Xenodochio

All’interno troviamo alcune opere di buona qualità: le pale per gli altari laterali, ad esempio, ossia il “San Rocco” a sinistra e la “Madonna con Bambino” a destra sono di Paolo Veronese, o comunque della sua scuola – si pensa addirittura che il San Rocco sia l’autoritratto del pittore stesso.

L’incertezza riguardo all’effettivo autore delle opere è data dal fatto che, mentre il contratto fra la chiesa ed il pittore veneziano venne stipulato nel marzo del 1584, l’esecuzione delle opere allude piuttosto alla mano di un alunno del Veronese.

Sappiamo però che i restauri del 1854 del pittore Giuseppe Malignani rischiarono di fare più danni che altro.

Il soffitto è decorato con alcuni dipinti su tela di Palma il Giovane, raffiguranti “San Giovanni Evangelista” circondato dai Santi Ambrogio, Agostino, Gregorio e Gerolamo; in seguito il soffitto venne decorato nel 1883 dal pittore cividalese Luigi Gorgacini.

La sagrestia della Chiesa di San Giovanni in Xenodochio

La sacrestia della chiesa di San Giovanni in Xenodochio venne costruita nel 1754; una lapide del XIX secolo, sopra le porte di accesso alla sacrestia, accenna alla supposizione secondo cui Paolo Diacono sarebbe appartenuto alla giurisdizione di questa chiesa di Cividale. Purtroppo, non c’è materiale a sufficienza per capire se si tratti di un’affermazione vera o meno.

La sacrestia è arredata con alcuni meravigliosi mobili di Matteo Deganutti, ebanista e scultore cividalese, tra i quali il migliore è un magnifico armadio in legno intagliato, e sul soffitto si nota un affresco di Giovan Battista Canal, con un “San Giovanni Battista in gloria con la Santa Vergine”, datato intorno alla fine del 1700.

Alle pareti della sacrestia si notano anche alcune cornici di epoca barocca.

Le vicinanze

Usciti nuovamente in Piazzetta San Giovanni, a destra della chiesa possiamo osservare la casa dove il 24 agosto 1820 nacque Jacopo Tomadini, grande musicista cividalese – addirittura il più grande nella storia friulana – cui fino a pochi anni fa era stata dedicata la piazzetta accanto.

A sinistra della chiesa, invece, troviamo una strada (che fu aperta da Napoleone stesso, per facilitare i commerci in quella zona) che porta alla cosiddetta “Porta di San Giovanni”; superato il ponte sul Rio Emiliano (un tempo faceva parte della struttura di difesa di Cividale del Friuli) vedremo, quasi nascosto dalla folta vegetazione, un piccolo leone di San Marco. Venezia ne fece appunto scolpire molti a Cividale, durante il suo dominio (fra il XV secolo e il XVIII secolo); molti di questi però vennero successivamente rovinati con il tempo; questo è uno dei pochi fortunati superstiti.