Il duomo di Udine: dal 1236 un luogo di culto dal grande valore artistico

duomo di udine
Il Duomo di Udine

Tra via Vittorio Veneto e via del Borgo, si situa la piazza che ospita la Cattedrale della città di Udine. La piazza del duomo ha subito negli ultimi decenni diverse trasformazioni, in parte per via del bisogno di ricostruire gli edifici distrutti dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale, e in parte per via del desiderio di modernizzazione.

Il centro nevralgico della piazza è, ovviamente, il Duomo.

Storia del Duomo di Udine

Per volere del patriarca Bertoldo di Andechs, il Duomo di Udine cominciò a essere costruito nel 1236 esattamente dove sorgeva la chiesetta di San Gerolamo del XII secolo. Progettato sul modello delle chiese francescane, e dunque con navata unica e abside semicircolare, il duomo fu dedicato inizialmente a Sant’Odorico, sacerdote pordenonese dell’ordine francescano.

Nel 1275, quando i lavori continuavano sotto il patriarca Gregorio di Montelongo, l’edificio era già adibito al culto, ma solo nel 1335 il patriarca Bertrando di San Genesio consacrò la chiesa con il nome di Santa Maria Maggiore.

I cambiamenti nei secoli furono diversi. Nel Trecento l’edificio subì un allungamento, due secoli dopo furono aggiunte le cappelle laterali, e nel Settecento fu ristrutturato e trasformato a opera di Abondio Stazio e Domenico Rossi. A lavori terminati, nel 1735, la cattedrale fu riconsacrata, per volere del patriarca Daniele Delfino, a nome di Santa Maria Annunziata, figura alla quale la cattedrale è dedicata tuttora.

Nel Novecento, infine, si è provveduto a restituire al duomo la veste di stampo trecentesco.

Gli esterni, gli interni e gli edifici correlati della Cattedrale di Udine

I portali del duomo sono sei: quelli della Redenzione (sulla facciata) e dell’Incoronazione (al lato nord) sono trecenteschi; il portale del lato sud, a opera di Carlo da Carona, è cinquecentesco; settecentesco è invece quello del lato nord; infine sono novecenteschi quelli di falso stile gotico posti ai laterali della facciata.

Il portale della Redenzione, il più importante per via della sua posizione, è un’opera di gusto nordico che presenta bassorilievi di scene tratte dalla vita di Cristo: Nascita, Crocifissione, Resurrezione e Agnus Dei simboleggiano la Redenzione.

Il campanile, annesso al duomo, fu iniziato nel 1441 sul progetto di Cristoforo da Milano, il quale per un errore nei calcoli dovette lasciare l’opera incompiuta, così com’è ancora oggi. Il campanile ospita il Museo del duomo, nel quale sono presenti un sarcofago, fatto costruire dal patriarca Bertando nel 1343 con lo scopo di contenere le spoglie di due martiri e che divenne poi tomba dello stesso Bertrando, il camice di lino di Bertrando con lo stemma patriarcale, una croce di stile trecentesco, affreschi di Leonardo di Cagli e altri attribuiti a Vitale di Bologna, raffiguranti scene delle Sacre Scritture.

L’interno del duomo si presenta come uno spazio arioso.

A sinistra vi sono, in ordine di posizione:

  • la cappella di San Marco, con una tela di Giovanni Martini (San Marco in trono con i Santi Battista, Stefano, Gerolamo, Ermacora, Antonio abate e Bertrando)
  • la cappella di San Giuseppe in cui ha sede un dipinto di Pellegrino da San Daniele (San Giuseppe con Gesù bambino in braccio)
  • la cappella della Madonna della Divina Provvidenza, con un affresco quattrocentesco della Madonna e alcune statue di angeli
  • la cappella delle Reliquie, in cui hanno sede delle statue di Giovanni Bonazza e un grande Crocifisso in legno del 1473

Sul lato destro invece vi sono:

  • la cappella della Santissima Trinità, con una pala di Giambattista Tiepolo, due dipinti di Pomponio Amalteo del 1555 – in precedenza portelle di un organo – rappresentanti la Resurrezione di Lazzaro e La Probatica Piscina
  • la cappella dei Santi Giovanni Battista ed Eustachio, con un affresco di Francesco Fontebasso
  • la cappella del Santissimo, considerata la più prestigiosa del duomo, che ospita un altro quadro di Pomponio Amalteo, due sculture di Giuseppe Torretti (gli angeli) e infine dei dipinti del Tiepolo (la Resurrezione del 1730 circa, Angeli cantori, l’apparizione dell’angelo ad Abramo e il sacrificio di Isacco) tutti caratterizzati da un incisivo chiaroscuro e da colori accesi.

Importanti per l’intera storia dell’arte friulana sono gli organi: uno è in cornu epistolae a opera di Pietro Nachini, con cinque dipinti di Giovanni Antonio Pordenone (Storie dei Santi Ermacora e Fortunato); l’altro, costruito nel 1550 da Vincenzo de Columbis e rifatto due secoli dopo da Francesco Dacci, è in cornu evangeli, con dipinti riguardanti la vita di Cristo.

Il presbiterio, la parte che più ha risentito dei lavori settecenteschi, è dominato dall’altare maggiore del Torretti. Costruita nel 1718, l’altare si presenta come una struttura in cui giace la figura del Bertrando nell’atto di svegliarsi dalla morte; egli, inoltre, è protetto dall’arcangelo Gabriele e della Vergine Maria, due rappresentazioni scultoree poste ai lati dell’altare.

Il presbitero presenta altri due altarini (dedicati al nome di Gesù e al nome di Maria) e i mausolei Manin, dedicati alla famiglia che ha finanziato la sua ristrutturazione. I mausolei sono opera di Domenico Rossi e Giuseppe Torretti che aveva il compito di supervisionare sulla realizzazione delle statue che li adornano, rappresentazioni della potenza e della magnanimità della Repubblica della Serenissima.

Davanti ai mausolei, i dossali che, riservati al patriarca e al luogotenente, furono eseguiti intorno al 1720 e divisi in sei riquadri in ognuno dei quali vi è la raffigurazione di compiti e doveri dei governi spirituale e temporale.

Le volte del presbiterio e del coro presentano dipinti dai colori accesi e dal moderato stile barocco di Ludovico Dorigny pittore francese che a Udine operò nei primi decenni del Settecento.

Dietro l’altare maggiore si intravede una porticina: varcando la soglia si arriva alla cappella di San Nicolò, dentro la quale fu ritrovato uno dei più importanti cicli pittorici del Friuli, opera di Vitale da Bologna consistente in vivaci rappresentazioni di scene di vita del santo.

La sagrestia, infine, si presenta come un insieme di tante opere di diverse epoche e di grande valore, come Scene di storia della chiesa friulana a opera di Pietro Antonio Novelli del 1790, la Vergine col Bambino e i Santi Giovanni Battista, Orsola e Caterina del Cinquecento, fino al trecentesca tavoletta con l’Incoronazione della Vergine nella parte centrale e gli Episodi della vita di San Nicolò distribuiti ai lati. Quest’ultima è una composizione caratterizzata da uno stile fiabesco, ottenuto sia dall’utilizzo di colori caldi sia dall’espressione sognanti dei personaggi raffigurati.

Informazioni sul Duomo

Il Duomo di Udine è accessibile alle persone con disabilità motoria.

Orari di apertura

dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 18:00

la domenica dalle 16:00 alle 18:00

Per prenotare una visita contatta:

Email: [email protected]

Telefono: +39 0432 506830