Storia della città di Trieste

Storia della città di Trieste
Storia della città di Trieste

Trieste, capoluogo del Friuli-Venezia Giulia e situata sull’omonimo golfo, ha sempre avuto nella sua storia millenaria un’esistenza travagliata, continuamente contesa tra più fazioni. Ha vissuto sulla sua pelle i due conflitti mondiali e la tragedia delle foibe.

Il territorio dove si trova oggi Trieste e l’Istria, nella preistorica età del bronzo, era abitato dai “castellieri”, etnia illirica che viveva in villaggi arroccati e protetti da fortificazioni in pietra.

Nel 50 a.C. quello che era un semplice borgo di pescatori divenne colonia romana: l’antica Tergesta e l’Istria divennero parte dell’Impero Romano nel 178-179 a.C.
La città fu circondata da imponenti mura e furono costruiti un Foro e un teatro, i cui resti sono ancora oggi visibili sul colle di San Giusto.

Ma con la fine dell’Impero Romano d’Occidente nel 476, la città cadde sotto il dominio di Bisanzio.
Nel 568 la città fu occupata dai Longobardi del re Alboino, che misero a ferro e fuoco Trieste.
Parte di chi non fu ucciso e schiavizzato si rifugiò nella porzione d’Istria ancora in mano ai Bizantini. Questa zona fu ribattezzata “Giustinopoli”, per omaggiare Giustino II, Imperatore di quei bizantini che li avevano accolti e soccorsi.

Il Trattato di Pace tra Bizantini e Longobardi, riconsegnò Trieste ai Bizantini fino al 788 d.C., allorchè i Franchi occuparono la città. L’autorità dei Franchi fu riconosciuta da Bisanzio con l’accordo di pace dell’812 e i cittadini divennero feudatari dei Franchi.
Ma col passare del tempo, lo stesso potere centrale dei Franchi, che si era esteso al resto d’Italia, si indebolì, cosi l’autorità cominciò ad essere delegata al clero.
Con morte di Carlo Magno infatti la situazione peggiorò.
Il re d’Italia Lotario II cedette i diritti su alcuni territori, tra cui Trieste, al vescovo di Trieste Giovanni III e ai suoi successori. Il vescovo amministrò così la città con l’ausilio dei “boni homines”.

Iniziarono intanto dispute tra Trieste e Venezia.
Gli oneri economici per sostenere questa guerra ricaddero sui signori locali e quindi sui vescovi che sacrificarono i loro averi. Quando i vescovi si impoverivano, così i “boni homines” si arricchivano e conquistavano più potere.
Tra il 1253 e il 1295 i vescovi, ormai indebitati, gradualmente, persero ogni potere sulla città di Trieste.
Questa situazione di caos e debolezza favorì l’occupazione della città di Trieste da parte dei veneziani.

L’occupazione durò dal 1369 al 1380 quando, in seguito al conflitto tra Ungheria, Patriarcato, Austria, Genova, Venezia e i Carrara da Padova, si giunse alla Pace di Torino del 1381. Con questo accordo, Trieste venne assegnata al Patriarcato. Ma nel 1382 Adelmo Petazzi, Nicolò Pica e Antonio De Dominici si recarono a Graz in cerca di un nuovo alleato.
Lo individuarono nell’Austria, alla quale offrirono la tutela della città.
Fu così che Trieste si ritrovò parte della “corona ducale dell’Austria inferiore”, dando alla storia della città di Trieste una svolta storica,con un rapporto lungo e proficuo che però col tempo andrà logorandosi .

Trieste, nonostante numerose invasioni da parte dei Turchi nel 1470 e dei Veneziani nel 1508, rimase comunque salda nelle mani degli austriaci.
Ma la prima metà del cinquecento fu molto dura a causa delle epidemie che hanno colpito la città, della crescita demografica ai minimi livelli, dell’emigrazione che cresceva, i dei raccolti scarsi.

Tuttavia, successivamente alla Pace di Passarovitz-Pozarevac, stipulata nel 1718 con i Turchi, le cose cambiarono: l’Austria e l’Impero Ottomano stipularono un trattato commerciale e l’Austria si ritrovò ad avere bisogno di un porto commerciale. La scelta di Carlo VI d’Asburgo ricadde proprio su Trieste, dove fu costruita la sede dell’arsenale e della flotta.
Trieste raggiunse inevitabilmente un benessere e una autonomia che l’avrebbe resa seconda solo a Vienna.

E così fu, soprattutto grazie all’opera della figlia di Carlo VI, Maria Teresa : Trieste deve molto a questa sovrana, durante la cui reggenza si sviluppò assieme alle sue fortune mercantili, tanto da farne un importantissimo mercato di transito e porto per la media valle del Danubio.
Molti furono gli abili commercianti attirati dalla prosperità di Trieste: greci, turchi e dal 1772 anche israeliti.
Grazie a Maria Teresa d’Austria fu introdotto l’Ufficio Tavolare, il primo censimento della popolazione, e fu estesa l’istruzione a tutti i ceti sociali.
Nacque la via commerciale verso Opicina, fu ampliato il Canal Grande e costruiti il Molo Teresiano, il Molo Audace, l’Ospedale Maggiore.

I successori di Maria Teresa mantennero intatta la politica della grande sovrana, ma la situazione mutò con l’arrivo dei francesi che, il 23 marzo 1797 con a capo il generale Murat, presero possesso della città.
Solo col trattato di Campoformio, del 17 ottobre 1797, Trieste (assieme a Venezia e all’Istria) fu ceduta da Napoleone Bonaparte all’Austria.
La città divenne ancora una volta un centro dove vennero convogliati tutti i traffici commerciali, ritrovando quello sviluppo economico di un tempo.

Per due volte i francesi ripiombarono in città.
La prima volta il 19 novembre 1805 ( ma con la pace di Preßburg furono scacciati).
La seconda 3 anni dopo, il 18 maggio 1809: in questo caso gli austriaci li scacciarono con l’ausilio delle truppe inglesi, e con il congresso di Vienna del 1815 Trieste tornò agli austriaci.
Tra il 1818 e il 1838, Trieste, entrata a far parte nel frattempo della “Lega dei Territori Tedeschi”, attraversò un momento roseo: nacquero le Assicurazioni Generali e l’Assicurazione Riunione Adriatica di Sicurtà e furono istituite società di navigazione a vapore.

Il 2 dicembre 1848 salì al trono asburgico Francesco Giuseppe che, con un decreto del 1848, dichiarò Trieste, che era porto-franco, “città immediata all’Impero”.
Grazie alla nascita della Camera di Commercio e della ferrovia Südbahn nel 1857 i traffici commerciali si svilupparono verso l’Oriente e tutti, dalle banche alle società di navigazione, conobbero una stagione d’oro.

Ma contemporaneamente allo sviluppo economico, ci fu un’opera di germanizzazione e centralizzazione del potere, che causò il divampare placido ma inesorabile di quel sentimento di italianità mai sopito, che andava di pari passo col malessere nei confronti dell’Impero Austro Ungarico, il quale considerava più fedele alla corona d’Austria l’etnia slava, rispetto all’etnia italiana che veniva colpita da vere e proprie misure repressive e discriminatorie

Le classi borghesi, soprattutto gli ebrei, avevano maturato la certezza che le loro aspirazioni politiche fossero represse sotto l’Impero Austro Ungarico: Ruggero Timeus e Guglielmo Oberdan sono alcuni degli esponenti più ribelli. Oberdan fu impiccato per avere complottato contro l’imperatore Francesco Giuseppe.

Alle soglie della prima guerra mondiale, 1041 triestini si rifiutarono di combattere sotto la bandiera dell’Impero Austro Ungarico e si arruolarono nel “regio esercito”.
Al termine della prima guerra mondiale, vinta dall’Italia, dalla Gran Bretagna, dalla Francia e dagli Stati Uniti, Trieste venne annessa al Regno d’Italia ufficialmente col trattato di Rapallo del 1920- 1921.
Il governo Giolitti cercò di avviare una politica atta a ridare vigore economico a Trieste, che cominciò però ben presto a conoscere il fascismo.

Nel 1920 nascono le prime “squadre volontarie di difesa cittadina”, che divennero presto note per dimostrazioni spesso violente. Fu inaugurata la sede dell’Avanguardia Studentesca Triestina e nacque il giornale “Popolo di Trieste”.
Come nel resto d’Italia, così a Trieste il ventennio fascista era fatto di violenze e repressioni, soprattutto contro i cittadini di etnia slava: l’incendio dell’hotel Balkan, ad opera degli squadristi, fu giustificato come risposta ai morti italiani di Spalato verificatesi tra il 1918 e il 1920. Furono sciolte organizzazioni slovene e bandito l’insegnamento dello sloveno.

Questa repressione incentivò la formazione di organizzazioni terroriste e indipendentiste slave, come la “Borba” o la “Tigr”, che si resero protagoniste di attentati quali quello al Faro della Vittoria e alla redazione del “Popolo di Trieste”.
I responsabili di questi e altri atti di violenza furono tra il 1930 e il 1941 catturati e puniti dal “Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato”.

La resistenza slovena e croata però si riaccese con la seconda guerra mondiale e con l’aggressione italo-tedesca alla Jugoslavia.
Ma la reazione fu dolorosissim: villaggi di sloveni e croati bruciati, uccisioni indiscriminate di civili innocenti e campi di concentramento che coinvolsero non solo gli slavi ma anche gli italiani antifascisti, che non sopportavano il regime di terrore instauratosi a Trieste, e gli ebrei.
E’ passata alla storia come “villa triste”, l’Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per il Venezia Giulia, luogo di morte e terrore.

Con l’armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943 Trieste fu occupata dai tedeschi, che la considerarono parte della “zona di operazioni del litorale adriatico” con a capo il generale austriaco Rainer. Fu questo generale a instaurare a Trieste la sede del Partito Federale Fascista con una polizia segreta che agiva contro i partigiani.
La “Risiera di San Sabba” divenne presto un campo di prigionia, l’unico in Italia con un forno crematorio. Qui gli ebrei venivano smistati e deportati nei campi di sterminio in Polonia e Germania.
Nel frattempo la città veniva ferita dai bombardamenti degli alleati, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America: porti, raffinerie furono rase al suolo. L’incursione del 10 giugno del 1944 comportò da sola la morte di 400 civili.

Ma il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale con a capo Antonio Fonda Savio, assieme alla guardia di finanza organizzata clandestinamente dallo stesso CLN e dai gruppi comunisti, liberò la città.
I primi partigiani di Tito, capo di stato jugoslavo, entrarono a Trieste per stanare le ultime sacche di resistenza tedesche, ma al loro arrivo intimarono ai partigiani italiani di consegnare le armi.
Ancora una volta la storia della città di Trieste narra della ennesima lotta per la libertà.

I partigiani triestini si scontrarono con l’esercito di Tito, fino all’arrivo dei corazzati neozelandesi del generale Freyberg, che intanto scacciarono definitivamente i tedeschi dalla città.
Ma le truppe titine rimasero per 40 giorni a Trieste, dichiarata “città autonoma nell’ambito della futura repubblica federale di Jugoslavia”: venne issata, accanto alla bandiera italiana, quella jugoslava e venne mantenuto il coprifuoco.
Nonostante il timore di rappresaglie, il quinto giorno lo stesso CLN organizzò una manifestazione in piazza che esprimeva il suo orgoglio italiano. Le truppe di Tito reagirono sparando sulla folla senza che le truppe neozelandesi agissero.

Solo dopo gli Accordi di Belgrado, del 12 giugno 1945, le truppe di Tito abbandonarono Trieste.
Fu solo allora che si scoprì il terrore delle Foibe: donne , bambini e uomini innocenti gettati in fosse,vivi o morti; figli della guerra ma anche del dopoguerra, fascisti, partigiani, cattolici, socialisti, collaborazionisti.
Con l’accordo di Belgrado, il Venezia Giulia fu suddiviso in due zone: Trieste e la costa da Duino a Muggia andarono agli alleati anglo-americani; la zona d’Istria e Capodistria e Pirano alla Jugoslavia.

Gli alleati però nel 1953 vollero abbandonare il territorio libero di Trieste e affidarne l’amministrazione all’Italia.
Molte furono le manifestazioni pro Italia e contro, queste ultime da parte degli slavi che sono stati attirati in gran numero quando Tito occupava Trieste.
Ma, con la firma del Memorandum di Londra, Trieste fu annessa definitivamente all’Italia.