Il Pust, carnevale nelle Valli del Natisone

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Pust, carnevale delle Valli del Natisone

Il Carnevale (pust) è sempre stato una festa di origine pagana, un rito che simboleggia l’arrivo del nuovo anno, il passaggio dal freddo dell’inverno al fiorire della primavera e che serve a esortare ed incoraggiare il risveglio della terra. É un rito che si basa sui contrasti e sulle antitesi: vecchio e nuovo, buono e cattivo, brutto e bello, sporco e pulito, ecc.

In passato, quando nelle cucine delle abitazioni si usavano i fogolârs, finito il periodo del carnevale si imbiancavano le pareti della cucina annerite dal fumo.

Questo speciale rito sopravvive ancora oggi in molti paesi delle Valli del Natisone e rappresenta un appuntamento imperdibile, sia per chi vi partecipa attivamente, sia per chi vuole assistervi.

E’ una ricorrenza così sentita che molti emigranti tornano nei paesi di origine, anche affrontando lunghi viaggi, per partecipare alla due settimane di cortei e festeggiamenti che il periodo prevede.

Pust parola che nel dialetto sloveno locale significa “scherzo” ma che assume anche direttamente il significato di “carnevale” inteso come la festività nella sua interezza. Inoltre la parola Pust identifica la maschera principale del carnevale valligiano, protagonista di tutti i cortei e le marachelle. Pustje, Pustič, Pustiči sono termini che indicano quelle maschere coloratissime che si vedono scorrazzare per i paesi portando la confusione là dove per tutto l’inverno ha regnato la quiete.

Si tratta di maschere ricoperte dalla testa ai piedi da svolazzanti frange multicolori sotto cui sono nascosti campanacci che creano un gran frastuono a ogni salto. I Pustije entrano in tutti i vicoli e nei cortili con le Kliešče, ingegnose tenaglie retrattili in legno, con cui scombussolano la quotidianità degli abitanti spostando di posto tutti gli oggetti che riescono, rovesciando sedie e tavoli o sfilando le scarpe ai passanti.

Ogni paese delle Valli ha poi la sua peculiarità, la sua maschera-simbolo

Nelle frazioni di Rodda i protagonisti che aprono il corteo carnevalesco sono l’arcangelo Michele che tiene a bada il diavolo incatenato. Quest’ultimo tenta continuamente di divincolarsi in maniera inaspettata per compiere i peggiori misfatti con la forca che si porta dietro: rovesciare cataste di legna, spaventare animali e bambini, ecc.

Nelle borgate di Mersino sono caratteristici i mascheramenti animaleschi: il gallo e la gallina giganti, tutti ricoperti di frange, come i Pustje.

Montefosca è un luogo unico per la tradizionale corsa dei Blumarji, maschere vestite di bianco con un caratteristico copricapo ad albero colorato, il bastone che viene al suolo per risvegliare la terra e gli immancabili campanacci. Si tratta di un rituale il cui significato originario è quello di iniziazione e di passaggio all’età adulta, i Blumarij devono infatti correre intorno al paese tante volte quanto è il numero dei partecipanti, per tradizione sempre in numero dispari.

A Stregna si possono vedere maschere facciali in latta, i giovani vestiti da anziani e il Pustiak, lo spiritello cattivo del carnevale, il cui vestito è creato con colori complementari.

A Montemaggiore sfilano te liepe “le [maschere] belle con i caratteristici cappelli fioriti, mentre a Clodig vengono create elaborate maschere in vimini.

Se molte sono le peculiarità delle maschere tra un luogo e l’altro, il carnevale funziona ovunque nello stesso modo. Gruppi di amici e conoscenti, paesani e vicini, si riuniscono e danno vita a un corteo che attraversa i paesi e che pratica la questua casa per casa portando in ogni famiglia allegria, canti e balli al suono delle fisarmoniche e dei canti popolari.

Lo sapevi che..?

Il modo migliore per vivere questo incredibile rito che continua dalla notte dei tempi è partecipare alla sfilata che si tiene ogni anno in fondovalle dove tutti questi gruppi sfilano lungo la strada principale uno dopo l’altro e in cui si ha l’occasione di vedere tutte assieme le uniche maschere delle Valli del Natisone.