Il 1 marzo 2011, raffiche di Bora superiori ai 130 km/h strapparono gli ormeggi di una struttura in acciaio alta 75 metri, spingendola alla deriva nel Golfo di Trieste. L'imbarcazione, recuperata solo dopo complesse manovre in mare aperto da parte dei rimorchiatori portuali, è l'Ursus: un pontone-gru galleggiante che per quasi un secolo ha dominato la skyline cantieristica giuliana.
L'ingegneria del Cantiere San Marco e i carichi eccezionali
Progettato e costruito a partire dal 1913 dallo Stabilimento Tecnico Triestino (oggi Cantiere San Marco), l'Ursus rappresenta un reperto primario di archeologia industriale. La sua funzione tecnica era legata alle necessità di un polo portuale in rapida espansione sotto l'Impero austro-ungarico e, successivamente, durante lo sviluppo industriale italiano del Novecento.
Il macchinario è strutturato su un'impalcatura a traliccio. Il braccio operativo garantiva una capacità di sollevamento massima di 350 tonnellate, raggiungendo un'altezza utile di sbraccio di oltre 70 metri rispetto al livello del mare. Queste specifiche ingegneristiche ne permettevano l'impiego per il posizionamento di blocchi motore, artiglierie navali e componenti pesanti durante l'allestimento in scalo di corazzate e grandi transatlantici.
Dalla bonifica dei fondali alla dismissione del 1994
Conclusa la Seconda Guerra Mondiale, le capacità di trazione dell'Ursus furono requisite e riconvertite per le operazioni di sminamento e per la rimozione dei relitti inabissati nell'Alto Adriatico, risultando determinante per la riapertura delle rotte marittime commerciali. Operativo nei cantieri navali per i successivi decenni, il pontone è stato ufficialmente dismesso nel 1994.
Sottoposto a vincolo di tutela storica da parte del Ministero dei Beni Culturali, la chiatta ha perso la sua funzione di mezzo d'opera. Tuttavia, la sua infrastruttura è stata adattata a usi civili. Durante manifestazioni marittime come "Mare Nordest", l'intelaiatura metallica ha supportato piattaforme per i tuffi estremi ad alta quota, con atleti lanciati da 27 metri di altezza direttamente nel bacino portuale.
Nel corso degli anni sono stati elaborati studi di fattibilità per il recupero architettonico della struttura. I piani tecnici prevedono l'installazione di ascensori panoramici e piattaforme d'osservazione, con l'obiettivo di trasformare i quasi 800 metri quadrati di superficie calpestabile in uno spazio espositivo permanente.
Come arrivare e dintorni
L'accesso alle aree portuali di Trieste in automobile si effettua percorrendo l'autostrada A4 Venezia-Trieste. Superato il casello del Lisert, si prosegue lungo il Raccordo Autostradale 13 (RA13) sino allo svincolo di Sistiana. Da qui ci si immette sulla Strada Statale 14 (SS14 "Costiera"), che discende lungo la falesia fino a raggiungere il centro cittadino e le Rive. Un'alternativa per il traffico logistico prevede il proseguimento sul RA13 per poi utilizzare la SS202 "Triestina" verso la zona industriale.
Percorrendo la viabilità costiera si intersecano insediamenti di notevole rilevanza geostorica. A nord-ovest si erge la falesia calcarea di Duino, dominata dall'omonimo castello duecentesco e dotata di un bunker sotterraneo scavato dalla Kriegsmarine nel 1943. All'estremità opposta della provincia, lungo il confine meridionale, si sviluppa Muggia, il cui tessuto urbano ricalca la planimetria delle calli veneziane a ridosso dei resti del castello del XIV secolo.
Coordinate: 45.6543, 13.7661
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