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Terme Romane di Monfalcone: storia e visita dell'Aqua Dei et Vitae

Dal Lacus Timavi romano alle guerre mondiali fino alla riapertura del 2025: duemila anni di storia delle Terme Romane di Monfalcone, l'unica sorgente termale del FVG a 39°C.

Terme Romane di Monfalcone: storia e visita dell'Aqua Dei et Vitae - Storia in Friuli Venezia Giulia

C'è un'iscrizione su un antico tubo di piombo, trovata nei sotterranei di uno stabilimento sul fondo della Piana del Lisert, non lontano dalla foce del Timavo: AQUA DEI ET VITAE. L'acqua di Dio e della Vita. Quattro parole latine che sintetizzano due millenni di storia di uno dei luoghi più singolari del Friuli Venezia Giulia: le Terme Romane di Monfalcone, l'unico sito della regione dove acque calde sgorgano naturalmente dal sottosuolo a quasi quaranta gradi.

Virgilio le cantò nell'Eneide. Plinio il Vecchio le esaltò nella Naturalis Historia. Marziale le citò nei suoi Epigrammi. Galeno, il medico più celebre dell'antichità, le frequentò. Nel 1881 l'esploratore Richard Francis Burton — console britannico a Trieste, traduttore delle Mille e una notte — dedicò loro un intero saggio. Una storia che attraversa la romanità, le invasioni barbariche, Venezia, Napoleone, due guerre mondiali e arriva fino ai giorni nostri.

Il Lacus Timavi e le Insulae Clarae

Per capire le terme bisogna capire il paesaggio che le circondava nell'antichità — assai diverso da quello industriale odierno. Il territorio definito nell'antichità Lacus Timavi era noto per la presenza di acque solforose. La principale fonte, con temperatura attorno ai 40°, si trovava nella parte occidentale della maggiore delle insulae clarae, piccole isole che in epoca romana erano prospicienti l'area costiera delle Bocche del Timavo.

Queste isolette — la collina di Sant'Antonio e l'isola della Punta — erano rialzi calcarei che emergevano da una laguna costiera, divisi e riuniti dal ritmo delle maree. Oggi queste isole si trovano completamente interrate sia a causa del progressivo impaludamento dell'area costiera sia a causa delle bonifiche realizzate dall'uomo. L'area portuale e industriale del Lisert ha cancellato quasi ogni traccia visibile del paesaggio antico.

Le sorgenti che ancora oggi alimentano le terme hanno un'origine geologica precisa: la loro unicità deriva dal viaggio che percorrono attraverso faglie geologicamente antichissime, defluendo nel sottosuolo mediante la roccia calcarea e mescolandosi, in parte, con le acque marine del vicino bacino del Timavo. Il risultato è un'acqua classificata come solfureo-salso-solfato-alcalino-terrosa, che sgorga a 38-39°C senza alcun trattamento con cloro.

Le terme romane: archeologia e sacralità

Gli scavi condotti nell'area nel 1911 portarono alla scoperta di vani pavimentati in cotto e in parte affrescati e di una corte delimitata su due lati da un portico. Recenti indagini archeologiche hanno confermato che le terme furono attive tra la fine del I secolo a.C. e il III secolo d.C. Di notevole interesse è la scoperta di una statuetta in marmo di un Erote dormiente che probabilmente faceva parte dell'apparato decorativo del complesso termale.

Intorno alle sorgenti sorse un intero distretto: ville patrizie ricche di marmi e mosaici, case di ricchi proprietari terrieri, dimore di membri della nobiltà. Era un luogo di otium e di cura, ma anche di culto. Il ritrovamento di iscrizioni con dedica alla Spes Augusta per grazia ricevuta, riutilizzate nell'alzato dell'abside della vicina chiesa di San Giovanni in Tuba, ha indotto a pensare alla presenza di uno spazio sacro situato lungo la via Gemina, dove confluivano gli ex-voto di chi si era curato nelle terme. Il culto è riconducibile a quello di Fons Timavi, connesso alla sacralità delle acque.

Le fonti letterarie che citano questi luoghi sono straordinarie per numero e qualità. Virgilio nell'Eneide ricorda il Timavo come luogo di approdo mitico di Antenore, fondatore di Padova. Plinio le esaltò per la salubrità delle acque. Le più attente fonti archeologiche narrano che queste terme furono frequentate anche dall'imperatrice Livia e da Galeno.

Dal crollo al medioevo: quasi mille anni di abbandono

Nel 452 d.C., seguendo le sorti di Aquileia nella distruzione e nell'abbandono portati dalle invasioni barbariche di Attila, anche le terme romane di Monfalcone furono abbandonate e così restarono per quasi mille anni.

Solo nel 1433 le acque tornarono a essere sfruttate: il Magnificus Pretor di Venezia Francesco Nani, in occasione dei restauri del porto di Monfalcone, riattivò l'uso della fonte termale con la raccolta delle acque in una grande cisterna. Ma la storia successiva fu tormentata quanto quella antica. Il nuovo edificio venne distrutto dalle invasioni turche verso la fine del XV secolo, poi riattivato nel 1590 da privati e quindi nuovamente danneggiato dagli Uscocchi nel 1615.

Richard Francis Burton e il saggio del 1881

Il momento di maggiore splendore moderno arrivò nell'Ottocento. Il 5 ottobre 1881, Sir Richard Francis Burton — il celebre esploratore e diplomatico britannico durante i 18 anni della sua permanenza a Trieste come console — dedicò alle Terme di Monfalcone il saggio Aqua dei et vitae, il cui titolo si ispira all'antica iscrizione su metallo rinvenuta nel sito. Nel saggio, Burton descrive la structure e l'acqua termale, elogiandone le proprietà curative.

Dal 1899 al 1915 le terme furono in attività sotto la proprietà del principe Alessandro della Torre e Tasso. Il centro termale si componeva di più edifici; il più grande aveva una vasca di raccolta e una piscina di tipo romano con gradini in marmo.

Le guerre mondiali e il lungo declino

La struttura venne distrutta durante la Prima Guerra Mondiale. Ricostruite nell'intervallo tra le due guerre, le Terme non ebbero mai un vero rilancio. Durante la Seconda Guerra Mondiale vennero adibite saltuariamente a rifugio per i bombardamenti e a base militare, incontrando il definitivo declino e abbandono negli anni Settanta.

Durante il periodo di abbandono, la struttura non venne dimenticata dai cittadini, che continuavano a farne uso, immergendosi in vasche rozzamente ricavate in cavità naturali sotto le rovine dell'edificio. Una continuità d'uso spontanea, quasi istintiva, che testimonia quanto queste acque siano radicate nella memoria collettiva di Monfalcone.

La riapertura del 2025

Dopo decenni di vicissitudini gestionali, uno stop nel 2023 per necessari interventi di riqualificazione, e lavori di manutenzione straordinaria, nel 2025 Monfalcone ha potuto finalmente riappropriarsi delle sue Terme Romane, unico sito in Regione dove sgorgano acque termali alla temperatura di 39-40°C.

Lo stabilimento attuale offre trattamenti terapeutici convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale — balneoterapia, terapie inalatorie, idrokinesiterapia — oltre a percorsi benessere e trattamenti estetici. Per informazioni aggiornate su orari, trattamenti e prenotazioni si consiglia di consultare il sito ufficiale o contattare direttamente le terme:

Terme Romane di Monfalcone Via Timavo 74/M, Monfalcone (GO) Tel. +39 0481 412713 Sito: termeromanedimonfalcone.it

Dalla laguna carsica dove Antenore cercò riparo dopo la caduta di Troia alle vasche in cemento dove i monfalconesi del Novecento si immergevano tra le rovine abbandonate: le Terme Romane di Monfalcone hanno attraversato tutto. Il tubo di piombo con l'iscrizione Aqua Dei et Vitae è il filo che le tiene insieme — l'acqua che sgorgava a 39 gradi nell'antichità, sgorga ancora esattamente così oggi.

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