C'è un quartiere alla periferia sud di Trieste, vicino allo stadio Nereo Rocco, dove un grande edificio in cemento armato si erge con una silenziosa autorità diversa da tutti gli altri. Le mura perimetrali sono alte, lisce, deliberatamente opprimenti. Non c'è ornamento, non c'è colore. L'architettura qui ha fatto una scelta precisa: non abbellire, non addolcire. Fare in modo che chi entra senta, prima ancora di capire, il peso di ciò che è accaduto tra queste mura.
La Risiera di San Sabba è l'unico sito in Italia ad aver ospitato un forno crematorio durante la Seconda Guerra Mondiale. È un Monumento Nazionale dal 1965 e un Museo Civico dal 1975. Ogni anno accoglie oltre 130.000 visitatori, in gran parte studenti. Non è una visita facile. È però una visita necessaria — per chiunque voglia davvero capire Trieste, il confine, e cosa accadde in questi territori tra il 1943 e il 1945.
Da riseria a lager: come nasce un campo di sterminio
L'edificio fu costruito nel 1898 come stabilimento industriale per la pilatura del riso — da qui il nome. Era una struttura funzionale e moderna, collocata in una zona periferica della città allora ancora parte dell'Impero austro-ungarico.
La sua trasformazione avvenne nell'autunno del 1943, dopo l'8 settembre e la firma dell'armistizio italiano. Con l'occupazione nazista del nord Italia e la nascita della Zona di Operazioni del Litorale Adriatico (Operationszone Adriatisches Küstenland), Trieste finì sotto controllo diretto del Reich. La Risiera fu requisita e riconvertita in Polizeihaftlager — campo di detenzione di polizia — con tre funzioni distinte e tutte ugualmente brutali.
La prima: smistare i deportati — ebrei, partigiani, oppositori politici italiani, sloveni e croati — verso i lager del Reich in Germania e Polonia. Furono 123 i convogli partiti dall'Italia verso i campi di sterminio nazisti; 69 di essi partirono proprio da Trieste, senza contare i 30 diretti verso i campi di lavoro.
La seconda: eliminare ostaggi, partigiani e prigionieri politici direttamente sul posto. Nel 1944 entrò in funzione il forno crematorio, costruito nell'essiccatoio centrale della risiera. La ciminiera alta quaranta metri diventò il segno visibile — per chi voleva vederlo — di ciò che avveniva dentro.
La terza: custodire i beni razziati alla popolazione ebraica e ai deportati dell'intera zona operativa.
La notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, mentre le truppe naziste si ritiravano, il forno crematorio e la ciminiera furono fatti saltare con la dinamite. Un tentativo di cancellare le prove. Non bastò.
Il Memoriale di Romano Boico: architettura come testimonianza
Dichiarata Monumento Nazionale nel 1965, la Risiera fu oggetto di un intervento radicale tra il 1972 e il 1975. Il Comune di Trieste bandì un concorso per la sua trasformazione in memoriale e museo: lo vinse l'architetto triestino Romano Boico (1910-1985).
Il Memoriale di Boico, connotato da alte mura perimetrali in calcestruzzo armato di gusto brutalista, conserva solo in piccola parte gli edifici originali e si articola in un percorso concepito per generare un forte impatto emotivo sul visitatore. Fu inaugurato il 24 aprile 1975.
La scelta stilistica è consapevole e coerente: il cemento grezzo, i corridoi stretti, la luce calibrata, i vuoti dove un tempo c'erano edifici demoliti — tutto concorre a far pesare il silenzio. Non si visita la Risiera come si visita un museo d'arte. Si attraversa.
Il percorso di visita
Sono rimaste inalterate le 17 celle e la cella della morte. Il percorso si sviluppa attraverso spazi distinti, ciascuno con la propria funzione storica e memoriale.
La Cella della Morte — È la prima sosta che segna il visitatore. Situata in un sottopassaggio, era il luogo in cui venivano ammassati i prigionieri destinati all'esecuzione immediata. Le pareti hanno ancora la texture dell'intonaco originale. Niente didascalie, niente sovrastrutture. Solo lo spazio e il silenzio.
Le 17 Celle — Erano i laboratori originali dello stabilimento industriale. I nazisti le destinarono alla detenzione di partigiani e oppositori politici, ad attività di tortura, all'identificazione dei prigionieri. Sulle pareti sopravvivono graffiti e iscrizioni tracciate dai detenuti: nomi, date, parole in italiano, sloveno, croato. Una scrittura disperata che chiedeva di essere letta.
La Sala delle Croci — Un grande edificio su quattro piani dove erano detenuti i prigionieri destinati alla deportazione, in prevalenza ebrei. Il nome deriva dall'aspetto dei pilastri e delle travature in legno che sostenevano i solai dei piani superiori, eliminati nella ristrutturazione di Boico. Espone oggi una selezione di beni razziati agli ebrei triestini, donati dalla Comunità Ebraica di Trieste.
Il Cortile interno — Al centro, sull'impronta metallica del forno crematorio distrutto, è collocata una Pietà che riprende la forma stilizzata dei corpi bruciati elevati in nubi di fumo. Non un monumento trionfale: un segno che dice semplicemente qui.
La Sala del Museo — Completamente rinnovata nel 2016 e premiata nel 2018 con una Menzione d'Onore al XXV Compasso d'Oro, raccoglie fotografie, documenti, oggetti personali e testimonianze video donate da ex deportati. È la sezione narrativa del percorso: offre il contesto storico necessario a comprendere ciò che gli spazi mostrano senza spiegare.
La Sala delle Commemorazioni — Ex sala macchine trasformata da Boico in una sorta di cappella laica. Ospita dal 1975 il gruppo scultoreo in bronzo I Martiri di Marcello Mascherini (1906-1983), oggi simbolo della Risiera. È la sede delle cerimonie commemorative e di mostre temporanee.
Orari, accesso e informazioni pratiche
In inverno la Risiera è visitabile dalle 9.00 alle 17.00; in estate dalle 9.00 alle 19.00. Per orari precisi e aggiornati — che possono variare nei giorni festivi e in prossimità delle cerimonie commemorative — consultare il sito ufficiale risierasansabba.it.
L'ingresso è sempre gratuito.
Il museo è chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio. Il 24 e il 31 dicembre la chiusura è anticipata alle ore 14.00. Nel 2026 il Museo è aperto in tutti i giorni di Festa Nazionale e Santo Patrono (3 novembre).
Visite guidate — Da gennaio a maggio i sabati e le domeniche si tengono visite guidate a partenza fissa in lingua italiana e, mensilmente, in lingua slovena. Durante tutto l'anno sono disponibili visite guidate su prenotazione per gruppi fino a 15 persone (costo: 50 euro a gruppo). Prenotazioni: [email protected]
Gruppi e scolaresche — Dal 1° marzo al 31 maggio per i gruppi è obbligatoria la prenotazione dell'ora di visita, anche se non si usufruisce della visita guidata. Prenotazione via email: [email protected]
Contatti: Tel. +39 040 826 202 Email: [email protected] Sito: www.risierasansabba.it
Regole di comportamento — All'interno del Memoriale i telefoni vanno tenuti spenti o in modalità silenziosa. È vietato fumare. È consentito scattare fotografie. Non sono ammessi animali. Si raccomanda attenzione alla pavimentazione sconnessa nella cella della morte, nelle celle e nella sala delle croci.
Nota: il percorso non è pienamente accessibile con carrozzine in tutti i tratti a causa della presenza di scalini in alcune aree.
Come arrivare
La Risiera si trova in via Giovanni Palatucci 5, 34148 Trieste, nel quartiere di San Sabba, vicino allo stadio Nereo Rocco.
In autobus: linea 8 (fermata via del Carpineto, poi 7 minuti a piedi) o linea 10 (fermata Valmaura, poi 3 minuti a piedi).
In auto: dal raccordo autostradale A4, uscita Valmaura/Stadio/Cimitero. Parcheggio gratuito non custodito disponibile sul retro della Risiera (accesso da via Palatucci o da via Rio Primario). Stallo riservato ai disabili in via Rio Primario.
Nota temporanea: a causa di lavori in corso, l'ingresso avviene da piazzale De Simone. Verificare aggiornamenti sul sito ufficiale prima della visita.
Uscire dalla Risiera di San Sabba è un'operazione che richiede qualche minuto. Non per le formalità, ma perché ci vuole un momento prima di rientrare nel flusso ordinario della giornata. L'architettura di Boico aveva previsto anche questo: il percorso si chiude in modo da restituire gradualmente il visitatore alla luce esterna. Ma qualcosa rimane dentro, e deve rimanere. È esattamente per questo che quel luogo esiste.
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