Prima che arrivassero i Longobardi, prima che i Romani costruissero le loro strade, prima ancora che i Celti scendessero dalle Alpi — le Valli del Natisone erano già abitate, già attraversate, già contese. La loro storia prosegue con l'insediamento degli Slavi e con la dominazione longobarda. La storia di questo territorio inizia molto prima di qualunque documento scritto, e le sue tracce più antiche non si trovano negli archivi ma nelle rocce calcaree dei monti, nelle caverne lungo il fiume e nelle necropoli sepolte sotto i campi.
Le origini geologiche: quando le Valli emergevano dal mare
La formazione geologica delle Valli del Natisone risale a circa 40-50 milioni di anni fa, nell'Eocene, quando queste terre emersero lentamente dal mare che copriva tutta l'area. Le rocce calcaree che caratterizzano i monti circostanti — e che danno al Natisone il suo colore turchese dall'acqua che filtra attraverso la pietra — sono il lascito di quel mare antico.
La cava di Vernasso, nel territorio di San Pietro al Natisone, conserva numerosi fossili di eccezionale interesse scientifico che permettono una ricostruzione dettagliata della storia geologica delle Valli. I giacimenti di argilla nei pressi di Cemur e gli strati di ghiaia nel fondovalle testimoniano la successiva fase alluvionale — frequenti inondazioni che modellavano il paesaggio prima che i fiumi si stabilizzassero nei loro letti attuali.
I primi abitanti: diecimila anni di presenza umana
Circa diecimila anni fa fece la sua comparsa nelle Valli del Natisone l'uomo preistorico. Le condizioni del territorio erano favorevoli all'insediamento: acqua abbondante fornita dal Natisone e dai suoi affluenti, boschi ricchi di selvaggina, caverne nelle pareti calcaree che offrivano riparo naturale.
Nel 1962 gli scavi condotti presso Biarzo, sulla riva del Natisone, portarono alla luce resti di insediamento risalenti all'8000-6000 a.C. — periodo Mesolitico. In precedenza erano già stati individuati depositi di industria paleolitica nelle caverne della vallata, con selci lavorate, ceramiche primitive e resti fossili di animali del Neolitico. Il Riparo di Biarzo — oggi noto soprattutto come spiaggetta fluviale — è in realtà uno dei siti preistorici più significativi del Friuli orientale.
Successivamente le popolazioni originarie — probabilmente appartenenti alla branca Euganea dei Liguri — furono affiancate e poi sostituite dalle più evolute popolazioni Veneto-Illiriche, capaci di lavorare il bronzo, la ceramica e il ferro. Queste comunità abitavano in capanne costruite con tecnica più avanzata e si dedicavano all'agricoltura e alla pastorizia. Le Valli del Natisone costituivano per loro una via naturale di scambio commerciale con i mercati delle regioni danubiane — il Natisone e i suoi affluenti erano strade d'acqua verso est.
Le necropoli di questo periodo sono state rinvenute in più punti delle Valli. A San Quirino — il punto in cui le quattro valli si unificano — furono scoperte parecchie tombe con corredi funebri ricchi di oggetti d'ornamento. Ad Azzida, Clodig, Gabrovizza e Podvarcis vennero ritrovate asce di tipo arcaico.
I Celti: la conquista del 400 a.C.
Intorno al 400 a.C. la pace relativa dei Veneto-Illiri fu interrotta dall'arrivo dei Celti — che i Romani chiamavano Galli — scesi dalle Alpi in cerca di nuove terre. Le Valli del Natisone furono probabilmente attraversate da queste popolazioni guerriere.
Le tracce celtiche nel territorio sono distribuite in più punti: San Quirino, Azzida, Savogna e Vernassino hanno restituito reperti attribuibili a questo periodo. La presenza celtica più spettacolare nella zona non è però nelle Valli stesse ma a Cividale del Friuli, dove si conserva l'Ipogeo Celtico — un misterioso spazio sotterraneo con volti scolpiti nella pietra, forse con funzione propiziatorio-rituale. È visitabile nel centro storico di Cividale.
La pressione celtica fu uno dei fattori che spinse Roma a costruire nel 181 a.C. la colonia di Aquileia — postazione avanzata sui confini orientali. Aquileia assunse rapidamente un'importanza commerciale e militare straordinaria, diventando la quarta città dell'Impero romano per popolazione, e la sua crescita facilitò la penetrazione romana in tutto il Friuli.
I Romani: strade, fortezze e Forum Iulii
La presenza romana nelle Valli del Natisone è documentata da reperti distribuiti su tutto il territorio. Nei pressi di San Pietro al Natisone sono stati rinvenuti monete, fibule, oggetti di ceramica, un sarcofago e alcune tombe. Ad Azzida all'inizio del Novecento furono portate alla luce le fondamenta di un piccolo edificio romano. A Brischis, Calla, Cernizza, Costne e Gabrovizza sono state trovate monete romane.
Il controllo romano delle Valli era strategicamente essenziale: queste vallate erano la principale via d'accesso dei popoli delle Alpi orientali verso la pianura friulana. Una strada romana attraversava la Valle del Natisone e proseguiva verso la Valle dell'Isonzo passando per il valico di Stupizza — l'ex confine con la Slovenia, ancora oggi punto di accesso alla vallata. Da Azzida si staccava probabilmente una via secondaria che risaliva la Valle dell'Alberone verso il Colovrat.
La rete stradale era completata da un sistema difensivo integrato: posti di avvistamento sulle alture, luoghi di rifornimento lungo le strade, e un sistema di comunicazioni a distanza che usava fumate di giorno e fuochi di notte per segnalare pericoli.
Fu Giulio Cesare a decidere la costruzione del centro urbano che avrebbe dominato la regione per secoli: Forum Iulii — oggi Cividale del Friuli — costruita in pianura allo sbocco delle Valli del Natisone come avamposto strategico. Dal nome di questa città deriva il nome dell'intera regione: Friuli (Forum Julii → Forojuli → Friuli).
In Carnia, lungo l'altra grande via alpina, fu fondata Julium Carnicum — l'odierna Zuglio, a pochi chilometri da Tolmezzo, dove ancora oggi si conservano i resti del foro romano e dove un museo documenta la vita della città antica.
Le tracce oggi: dove vedere questa storia
La storia preistorica e romana delle Valli del Natisone è ancora in parte leggibile nel paesaggio. Il Riparo di Biarzo (San Pietro al Natisone) è il sito mesolitico più accessibile — un cartello illustrativo ne spiega la storia, e la posizione sul Natisone ne fa una meta naturale combinabile con una sosta sulle spiaggette del fiume.
La cava di Vernasso con i suoi fossili è visitabile nella zona di San Pietro al Natisone — uno dei siti paleontologici più importanti del Friuli orientale.
Cividale del Friuli — Patrimonio UNESCO — conserva non solo i monumenti longobardi ma anche l'Ipogeo Celtico e il Museo Nazionale Archeologico con reperti che coprono l'intera storia della regione dalla preistoria al Medioevo. È il punto di partenza obbligatorio per chiunque voglia capire le Valli del Natisone in profondità.
Zuglio (Julium Carnicum), a circa 70 km da Cividale, permette di vedere un foro romano friulano eccezionalmente ben conservato, con il suo museo annesso — una visita consigliata in abbinamento a un percorso storico più ampio del Friuli romano.
Le Valli del Natisone hanno cinquantamila anni di presenza umana documentata. La cava di Vernasso conserva fossili di cinquanta milioni di anni fa. Biarzo custodisce resti di cacciatori del Mesolitico. San Quirino ha ancora nella sua topografia il segno dell'antica convergenza delle quattro valli. Forum Iulii — Cividale — porta ancora nel nome l'impronta di Giulio Cesare. È un territorio dove la storia non è mai davvero sepolta — è in superficie, nei nomi, nelle rocce, nelle curve del fiume.
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