Nell'anno 568, un popolo germanico proveniente dalla Pannonia — l'odierna Ungheria — varcò le Alpi orientali e scese verso il Friuli. Si chiamavano Longobardi, erano guidati dal re Alboino, e la prima città importante che conquistarono fu Cividale del Friuli — allora chiamata Forum Iulii. Fu qui che fondarono il primo Ducato Longobardo d'Italia, affidandolo al nipote del re, Gisulfo. L'intera storia della penisola italiana nei secoli successivi sarebbe cambiata da quel momento.
Le Valli del Natisone — il territorio che si apre alle spalle di Cividale verso la Slovenia — furono al centro di quella storia in modo diretto. Non come teatro marginale, ma come frontiera militare attiva per due secoli, zona di presidio, di scontri e di insediamenti permanenti.
Prima dei Longobardi: Romani, Visigoti e Unni
Per capire l'arrivo dei Longobardi bisogna partire dalla crisi del mondo romano in questa zona — un territorio abitato da oltre diecimila anni. Nel 401 le invasioni dei Visigoti guidati da Alarico portarono distruzione nel territorio cividalese, già presidio romano importante sull'imbocco delle valli alpine. Nel 452 fu il turno degli Unni guidati da Attila, che saccheggiarono e diedero alle fiamme Aquileia — allora uno dei centri più importanti dell'Occidente romano. La distruzione di Aquileia contribuì a spostare il baricentro della regione su Forum Iulii, che divenne il principale centro del Friuli romano.
Il pericolo costante delle invasioni spinse i Romani a rafforzare le fortezze all'imbocco delle valli alpine. Cividale, posta all'imboccatura della Valle del Natisone — considerata la principale via d'accesso dei popoli barbari dal nord-est — fu ulteriormente munita di difese e guarnigioni.
L'arrivo dei Longobardi e il Ducato di Cividale
Nel 568 Alboino e i Longobardi conquistarono Cividale e ne fecero la base del primo Ducato longobardo d'Italia. Il re non si fermò qui: proseguì la conquista verso la Lombardia, facendo di Pavia la capitale del regno. Cividale rimase però il centro del Ducato del Friuli — una delle istituzioni politiche più importanti dell'Italia longobarda per i due secoli successivi.
Come avevano fatto i Romani prima di loro, anche i Longobardi provvidero a difendere i punti strategici del territorio. All'imbocco delle valli alpine e ai guadi dei fiumi istituirono piccole colonie militari chiamate Arimannie. Queste erano composte da Fare — gruppi di uomini armati legati da vincoli di parentela, discendenti da un capostipite comune. Ai guerrieri delle Fare venivano assegnati terreni da coltivare e pascoli per gli animali: erano al tempo stesso soldati e contadini, presidio militare e insediamento civile.
Anche nelle Valli del Natisone si stabilirono presidi longobardi, tra cui quello di Antro — la zona che ancora oggi ospita la famosa Grotta-Chiesa di San Giovanni d'Antro a Pulfero, che nella sua stratificazione storica conserva tracce di questo periodo.
Le battaglie contro gli Slavi: tre scontri lungo le Valli
Per quasi un secolo i Longobardi del Ducato friulano dovettero combattere su due fronti: gli Avari a nord-est e gli Slavi che premevano dalle Alpi orientali — quei popoli che secoli dopo avrebbero dato vita alla Slavia Veneta. Le Valli del Natisone furono il corridoio naturale attraverso cui queste incursioni si muovevano.
670 d.C. — Brischis. Gli Slavi arrivarono alle porte di Cividale risalendo le Valli del Natisone. Il duca longobardo Vettari li sconfisse in prossimità di Broxas — identificata con l'attuale Brischis, frazione di San Pietro al Natisone. Gli Slavi si ritirarono al di là delle Alpi orientali, ma non rinunciarono alle incursioni: tornarono a intermittenza, percorrendo le antiche vie romane e i sentieri che costeggiavano i fiumi.
705 d.C. — Monte Purgessimo. Un secondo scontro importante ebbe luogo nei pressi del Monte Purgessimo — zona identificabile nella parte alta delle Valli. Questa volta i Longobardi ne uscirono sconfitti: fu una battuta d'arresto significativa nel controllo del territorio di frontiera.
718 d.C. — Lauriana. La terza battaglia si combatté in una località chiamata Lauriana — forse l'attuale Lavariano nella pianura friulana, o una località nelle Valli stesse. Il duca Pemmone riportò una vittoria decisiva, ricacciando gli Slavi nelle loro terre della Carniola (Slovenia). Fu l'ultimo grande scontro militare del periodo longobardo in questa zona.
Le tracce longobarde ancora visibili
La dominazione longobarda durò circa due secoli e lasciò tracce concrete nel territorio.
A Cividale del Friuli — oggi Patrimonio UNESCO proprio per il suo patrimonio longobardo — si conservano i monumenti più importanti di questo periodo in Italia: il Tempietto Longobardo (VIII secolo), straordinario esempio di architettura e decorazione plastica altomedievale; l'Oratorio di Santa Maria in Valle; il Museo Nazionale Archeologico con la raccolta longobarda più ricca d'Europa, che include i famosi elmi longobardi e numerosi corredi funebri.
Nelle Valli del Natisone, a San Pietro al Natisone e a Savogna, furono rinvenuti nel corso dell'Ottocento e del Novecento scheletri e arredi funebri longobardi. Questi ritrovamenti confermano la presenza di insediamenti stabili nelle Valli, non solo presidî militari di passaggio.
La Grotta di San Giovanni d'Antro a Pulfero — già usata come fortezza romana — fu frequentata anche in epoca longobarda e poi bizantina come luogo di culto: la stratificazione di usi nei secoli è leggibile ancora oggi nell'interno della grotta, dove le due cappelle (la "Sacrata Vergine Antiqua" di epoca pre-longobarda e quella di San Giovanni Battista trasformata in gotico nel 1477) si sovrappongono fisicamente in un luogo di duemila anni di storia.
La fine del Ducato: i Franchi e la Marca del Friuli
Nella seconda metà del VIII secolo, l'espansione carolingia portò alla definitiva sconfitta del regno longobardo. I Franchi di Carlo Magno conquistarono l'Italia longobarda nel 774 e trasformarono il Ducato del Friuli in una Marca — una contea di confine affidata a un margravio — con funzione di protezione dei confini orientali dell'Impero franco contro Avari e Slavi.
Con la fine del Ducato si chiude il periodo longobardo del Friuli, ma la memoria di quelle due secoli di storia rimane impressa nel paesaggio: nei castelli arroccati, nelle chiese ipogee, nei nomi dei luoghi, e nei musei di Cividale che custodiscono ancora oggi i materiali di quella civiltà.
Visitare le tracce longobarde nelle Valli
Chi vuole seguire il percorso della storia longobarda nel territorio può costruire un itinerario di uno o due giorni tra:
Cividale del Friuli — Tempietto Longobardo, Museo Nazionale Archeologico, Duomo. Il cuore del Ducato.
Antro (Pulfero) — Grotta-Chiesa di San Giovanni d'Antro, con le due cappelle e il percorso nel sottosuolo. Prenotazione obbligatoria: [email protected], WhatsApp +39 353 4251507.
Brischis (San Pietro al Natisone) — Il luogo della battaglia del 670 d.C. contro gli Slavi, oggi noto anche come una delle spiaggette più frequentate del Natisone.
San Pietro al Natisone e Savogna — Zona dei ritrovamenti di corredi funebri longobardi.
Quando i Longobardi scesero in Friuli nel 568 non avevano intenzione di fermarsi a Cividale — ma la città divenne la loro capitale regionale per due secoli. Le Valli del Natisone, che oggi sembrano un angolo tranquillo e appartato del Friuli, erano allora una frontiera militare attiva, un confine dove si decidevano gli equilibri tra i popoli dell'Europa orientale. La storia di queste valli non è provinciale — è connessa con la grande storia del Medioevo europeo. E parte di quella storia è ancora leggibile, per chi sa dove guardare.
I commenti tornano presto
Stiamo migrando il sistema di commenti. Torneranno disponibili a breve.