Il Beato Bertrando: il Patriarca che cambiò il Friuli e morì per questo
Ci sono vite che sembrano impossibili anche solo a raccontarle. Bertrando di Saint-Geniès — o Beltràm di Sant Genesius, come lo chiamano ancora oggi i friulani — arrivò in Friuli nel 1334 all'età di settantaquattro anni, con una reputazione di giurista finissimo, una carriera passata tra le università francesi e la corte papale di Avignone, e un piano preciso in testa: riformare il Patriarcato di Aquileia dall'interno, riconquistare i territori perduti, riaffermare il primato della sua cattedra contro i nobili che lo avevano progressivamente eroso.
Ci riuscì, in parte. Governò per sedici anni con un'energia che avrebbe sfinito uomini di trent'anni più giovani. Fondò l'università, ricostruì chiese, riformò la moneta, visse due delle più grandi catastrofi del Trecento — il terremoto del 1348 e la Peste Nera — e morì assassinato a novant'anni, in un agguato teso da nobili friulani che non riuscivano a sopportarne la forza. Poi, nel 1760, papa Clemente XIII lo dichiarò beato e martire: il patrono civile del Friuli.
Da Tolosa ad Avignone: una carriera di giurista e curiale
Bertrando di San Genesio nacque in Guascogna intorno al 1260. La famiglia apparteneva alla piccola nobiltà del Quercy, nel sud della Francia. Studiò diritto all'Università di Tolosa, dove divenne professore — titolo che tenne per tutta la vita, orgogliosamente. Poi iniziò la lunga scalata alla curia papale di Avignone, dove i papi francesi avevano trasferito la loro sede nel 1309.
Celebre professore di diritto all'Università di Tolosa e cappellano del papa, Bertrando divenne uditore delle cause del Sacro Palazzo — in sostanza uno dei giudici della corte papale — per quasi vent'anni. Era un uomo di fiducia di Giovanni XXII, il potentissimo papa guascone che gestiva la Chiesa con mano ferma dalla reggia di Avignone. Nel 1332 fu nunzio per una questione tra le autorità municipali e gli studenti dell'Università di Tolosa; nel 1333-1334 fu impegnato in Italia, a Roma e a Napoli, in una nunziatura di più ampio respiro.
Al rientro, il 4 luglio 1334, Giovanni XXII lo nominò Patriarca di Aquileia. Bertrando venne elevato al patriarcato di Aquileia il 4 luglio 1334. Di età già avanzata, arrivò in Friuli con un ben preciso piano di riforme istituzionali ed ecclesiastiche, amministrative e militari da compiere.
Il Patriarcato di Aquileia non era solo una diocesi: era uno stato, con territori, eserciti, diritti di conio, tribunali. E in quel momento era in crisi profonda.
Il Friuli che trovò: un principato sull'orlo del collasso
Quando Bertrando giunse in Friuli, il Patriarcato aveva perso pezzi di territorio in tutte le direzioni. Il Conte di Gorizia premeva da est. Il Duca d'Austria guardava con interesse i valichi alpini. Venezia aveva mire costanti sull'Istria e sul Friuli orientale. Localmente, la grande feudalità — i Savorgnan, i Colloredo, i Villalta, i Frangipane, i della Torre — si era abituata a un potere patriarcale debole e intendeva mantenerlo tale.
Nell'incarico dimostrò grande abilità come diplomatico, poiché strinse alleanze sia con Venezia sia con il duca d'Austria. Era la strategia del giurista applicata alla politica: non affrontare tutti i nemici insieme, ma dividerli, allearsi con alcuni per isolare gli altri.
Il primo grande test militare arrivò quasi subito. Sconfisse in campo aperto Rizzardo III da Camino, che aveva conquistato un castello durante il periodo di vacanza della sede patriarcale e che morirà per le ferite riportate, nel 1335. Una vittoria militare diretta, personale, sul campo. A settantacinque anni.
La riconquista dei territori e la guerra col Conte di Gorizia
La riconquista sistematica dei territori patriarcali fu il filo conduttore di tutto il governo di Bertrando. Affrontò il Conte di Gorizia, guidando personalmente, assieme a Bregonia signore di Spilimbergo, l'esercito alla riconquista di Venzone nel 1336, concedendo in quell'occasione alla città di tenere un mercato settimanale, e poi Braulins e Cormons.
La guerra con Gorizia fu intermittente e brutale. Nel 1340 il patriarca saccheggiò Cormons, pose l'assedio a Gorizia e costrinse il Conte alla tregua. La messa di Natale fu celebrata dal patriarca e dall'abate di Moggio rivestiti d'armatura. Una scena straordinaria: un novantenne che officia la messa in corazza sotto le mura di una città nemica. Il fatto si ripeteva tradizionalmente ad Udine fino al 1848 e poi a Gorizia, ed è confluito nel rituale della Messa dello Spadone — una delle cerimonie più antiche e caratteristiche del Friuli, celebrata ancora oggi il 6 gennaio nella cattedrale di Udine.
Le riforme: università, duomo, moneta
Bertrando non era solo un guerriero. Era soprattutto un riformatore, e le sue riforme lasciarono segni duraturi nella storia friulana.
Nel 1339 ottenne dalla Santa Sede la concessione per fondare un'università in Friuli. Il patriarca istituì l'Università di Cividale nel 1344. Fu la prima università del Friuli e una delle prime dell'Italia settentrionale: una scelta deliberata per radicare la cultura nel territorio e formare una classe dirigente locale capace.
A Udine, che Bertrando aveva scelto come centro politico del Patriarcato spostando da Cividale numerosi uffici amministrativi, completò e riconsacrò il duomo, dove voleva collocare le reliquie dei Santi Ermacora e Fortunato, patroni di Aquileia. La cattedrale di Udine deve a Bertrando la sua consacrazione definitiva.
Bertrando viene ricordato per le innovazioni che introdusse nella coniazione dei Denari aquileiesi: passò dai denari scodellati a quelli piani, di peso, dimensioni e titolo di purezza ridotti — adeguamenti al gusto dell'epoca ma anche dovuti ai progressi tecnologici per ridurre le spese di coniazione. Una riforma monetaria che rispecchia la mentalità del giurista-amministratore: efficienza, standardizzazione, controllo.
Fece inoltre costruire la Rocca Bertranda alla chiusa tra Moggio e Pontebba, rafforzando le difese alpine del territorio.
1348: il terremoto, la peste e la coalizione contro di lui
Il 1348 fu l'anno peggiore. Il Friuli venne colpito da un grave terremoto che distrusse Gemona, Venzone, il palazzo patriarcale di Udine e la parte alta della basilica di Aquileia, insieme alla sciagura della Peste Nera che stava dilagando in tutta Europa.
In questo contesto già devastato, la coalizione contro Bertrando prese forma. I feudatari scontenti — il Conte di Gorizia in testa, con Pordenone, Cividale, e le grandi famiglie dei Villalta, Colloredo, Frangipane, della Torre, Conti di Porcia — firmarono a Cividale un patto decennale: nessuno avrebbe concluso pace col Patriarca senza il consenso collettivo dell'alleanza.
Nel febbraio 1350 il patriarca partecipò alle celebrazioni a Padova presso la Basilica di Sant'Antonio per sciogliere il voto per la fine della Peste Nera. Il cardinale Guy de Boulogne tentò senza successo di appianare il conflitto fra il patriarca e il conte di Gorizia.
L'agguato alla Richinvelda: la morte di un nonagenario
Vista ben presto sfumare la possibilità di una vittoria sul piano militare, i feudatari ribelli approntarono una congiura il 15 aprile 1350: mentre l'ormai ultranovantenne patriarca rientrava da Sacile, al guado di San Giorgio della Richinvelda subì un agguato mortale per mano di Enrico di Spilimbergo, il 6 giugno 1350.
L'ultimo atto del ministero del patriarca Bertrando era stato di andare di persona a segnare i confini tra le parrocchie — si era deciso a farlo per finire una buona volta con le tante questioni che da tempo irrisolvibili agitavano il territorio. Un uomo che a novant'anni tracciava a piedi i confini parrocchiali sulle colline friulane: l'immagine dice tutto sulla natura di questo personaggio.
Il suo corpo fu riportato a Udine, dove gli udinesi lo accolsero con grandi onori. Fu fin da subito oggetto di grande devozione popolare; le spoglie furono collocate in duomo dove si trovano ancora oggi. Un cippo eretto nei pressi della chiesa San Nicolò a San Giorgio della Richinvelda ricorda il luogo dove avvenne l'omicidio.
Dopo l'uccisione il Friuli fu invaso dal Duca d'Austria che occupò Venzone, Udine e Gemona. Il Papa nominò un nuovo Patriarca, Nicolò di Lussemburgo, fratello dell'imperatore Carlo IV.
La beatificazione e il lascito
Nel 1760 papa Clemente XIII dichiarò Bertrando beato. È oggi considerato il "patrono civile" del popolo friulano. Il Martirologio Romano del 2001 lo ricorda come: "vescovo di Aquileia e martire, che provvide con cura alla formazione del clero, nutrì a sue spese i poveri in tempo di fame, difese strenuamente i diritti della sua Chiesa e morì nonagenario colpito a morte da alcuni sicari."
Ogni anno, il 6 giugno, anniversario della morte, le celebrazioni si tengono a San Giorgio della Richinvelda — dove fu ucciso — e nel Duomo di Udine, dove riposa. Il suo operato comprende anche il drappo divenuto simbolo del Friuli.
Per visitare i luoghi legati a Bertrando il punto di partenza naturale è il Duomo di Udine in Piazza del Duomo, dove si trovano le sue spoglie e opere legate alla sua committenza. A San Giorgio della Richinvelda, in provincia di Pordenone, si trovano il cippo commemorativo e il Parco del Beato Bertrando. Il Museo del Duomo di Udine conserva opere d'arte legate alla sua figura.
Un giurista francese arrivato a settantaquattro anni in una terra che non conosceva, in una lingua che non parlava, a riformare uno Stato che non voleva essere riformato. Sedici anni di battaglie, assedi in armatura, università fondate, ponti tracciati tra parrocchie. Ucciso a novant'anni in un agguato su un guado del Tagliamento. Bertrando di Saint-Geniès non è solo un capitolo della storia medievale del Friuli: è il suo personaggio più straordinario.
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