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Grotte di Pradis: forra carsica e reperti neanderthaliani

Nel comune di Clauzetto, la profonda forra scavata dal torrente Cosa custodisce le Grotte di Pradis: sito carsico con stratigrafie del Paleolitico.

Grotte di Pradis: forra carsica e reperti neanderthaliani - Storia in Friuli Venezia Giulia

A circa 500 metri di altitudine, nel settore delle Prealpi Carniche ricompreso nel comune di Clauzetto, il torrente Cosa ha inciso un profondo canyon nel calcare del Cretacico superiore. Le Grotte di Pradis si configurano come un complesso carsico multilivello, all'interno del quale la pressione idrodinamica sotterranea ha generato nei millenni una fitta rete di cavità, forre e archi naturali. Oltre all'evidente rilevanza speleologica, il sito costituisce uno dei giacimenti archeologici primari del Friuli-Venezia Giulia per la documentazione della transizione e della convivenza cronologica tra Homo neanderthalensis e Homo sapiens.

L'incisione idrica e le architetture carsiche dell'Orrido

La spaccatura principale, identificata come Orrido di Pradis, è il risultato di un ininterrotto processo erosivo di origine meccanica e chimica. L'accesso al fondovalle del canyon è garantito da un sistema di gradinate in cemento ancorate direttamente alla parete rocciosa, infrastruttura realizzata negli anni Sessanta per volere della parrocchia locale. La discesa espone a una rigorosa sezione geologica a cielo aperto, ritmata da marmitte dei giganti e volte calcaree collassate. Sulle sponde del torrente è collocato un crocefisso in bronzo scolpito dal Maestro Gatto di Treviso, mentre una cavità adiacente ospita la "Madonnina delle Grotte", opera di Costantini di Assisi. La presenza di questi elementi devozionali ha formalizzato l'area come Tempio Nazionale dello Speleologo, sede di una funzione liturgica sotterranea celebrata annualmente a dicembre.

La Grotta del Rio Secco e l'ornamento neanderthaliano

Le sistematiche campagne di scavo dirette dall'Università di Ferrara hanno isolato le più antiche tracce di occupazione umana nella Grotta del Rio Secco. Le indagini stratigrafiche certificano stazionamenti riferibili al Paleolitico Medio, con datazioni al radiocarbonio comprese tra 49.000 e 42.000 anni fa. Oltre a restituire raschiatoi di matrice musteriana, il sito conferma la predazione sistematica ai danni dell'orso delle caverne (Ursus spelaeus). Il ritrovamento archeologico di maggior peso scientifico è tuttavia rappresentato da un artiglio di aquila reale recante chiare incisioni strumentali finalizzate all'asportazione e all'utilizzo ornamentale; una prova materiale inequivocabile delle avanzate capacità di astrazione e simbolismo in possesso degli ultimi nuclei neanderthaliani del Nord-Est.

Lo stesso deposito ha restituito, nei livelli stratigrafici immediatamente superiori, un orizzonte culturale di matrice gravettiana datato a circa 33.000-31.000 anni dal presente, che si attesta attualmente come la più antica evidenza della presenza dei Sapiens nell'area del Triveneto.

La caccia d'alta quota nella Grotta del Clusantin

Spostandosi nella vicina Grotta del Clusantin, i reperti risalgono al Paleolitico Superiore finale (circa 14.000 anni fa), documentando un accampamento stagionale strutturato da gruppi di cacciatori-raccoglitori di cultura epigravettiana. L'analisi tafonomica dei frammenti ossei ha decodificato un'economia di sussistenza iper-specializzata nella cattura della marmotta alpina (Marmota marmota). Le ossa rinvenute mostrano inequivocabili strie di scuoiamento per l'approvvigionamento di pellicce e decarnificazione, lavorazioni condotte impiegando microliti in selce scheggiati e adattati su misura per carcasse di piccola taglia.

Il Museo della Grotta e le collezioni osteologiche

Il continuo affiorare di materiale litico e faunistico ha imposto l'istituzione di un polo di conservazione in loco. Il Museo della Grotta, riallestito nel 2001 in prossimità della faglia, ha assorbito le collezioni precedentemente depositate presso le ex scuole elementari di Pradis di Sotto. L'itinerario espositivo cataloga l'evoluzione del sito dalla preistoria all'età del Bronzo, fino all'epoca romana. L'esposizione è dominata dal rimontaggio anatomico di uno scheletro integro di Ursus spelaeus, affiancato da un inquadramento mineralogico e fossile dedicato al sollevamento prealpino.

Come arrivare e dintorni

L'avvicinamento stradale alle Grotte di Pradis si imposta uscendo dall'Autostrada A28 (Portogruaro-Conegliano) al casello di Cordenons o Pordenone. Da qui si procede in direzione nord-est imboccando la Strada Regionale 177 (SR177) fino a Sequals, per poi deviare sulla Strada Provinciale 22 (SP22), che sale inerpicandosi lungo i tornanti fino a dominare l'abitato di Clauzetto e terminare nella frazione di Pradis di Sotto.

Il centro di Clauzetto si è storicamente guadagnato l'appellativo di "Balcone del Friuli", grazie a un'esposizione altimetrica e orografica che fornisce una visuale non ostruita sull'intera pianura friulana. Ridiscendendo i rilievi per circa venti chilometri verso la pedemontana si intercetta invece Spilimbergo, borgo fortificato tracciato sulle rive del fiume Tagliamento, centro nevralgico internazionale per la produzione e l'insegnamento dell'arte musiva tramite la sua omonima Scuola.

Coordinate: 46.2435, 12.8953

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