Il 27 febbraio 1511, giovedì grasso, la città di Udine divenne il teatro di una delle insurrezioni popolari più violente del Rinascimento europeo, nota come Crudel Zobia Grassa. L'evento non fu un isolato episodio di cronaca nera, ma il culmine di una crisi sistemica che intrecciava la guerra tra la Lega di Cambrai e la Repubblica di Venezia con i conflitti sociali tra la nobiltà feudale e le classi popolari.
Geopolitica del conflitto: Zamberlani e Strumieri
Il contesto bellico del Bellum Forojuliense (Guerra Friulana) vedeva contrapposti l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo e la Serenissima per il controllo della Contea di Gorizia e dei territori di confine. All'interno di Udine, questa tensione si rifletteva nello scontro tra due fazioni:
- Strumieri: la nobiltà feudale di orientamento filo-imperiale, guidata dalla famiglia Della Torre.
- Zamberlani: la fazione filoveneziana, composta da nobiltà cittadina, borghesia e masse contadine, guidata da Antonio Savorgnan.
L'innesco della rivolta fu orchestrato dallo stesso Savorgnan che, con il pretesto di difendere la città da un'imminente minaccia imperiale, mobilitò le milizie contadine (cernide) all'interno delle mura. Il rovesciamento simbolico del Carnevale divenne realtà politica: il Rettore veneziano perse il controllo della piazza e la massa armata iniziò l'assalto sistematico ai palazzi degli Strumieri.
Il massacro cittadino e l'assedio dei palazzi
L'ondata di violenza portò al saccheggio e alla distruzione delle residenze dei Della Torre, dei Colloredo, dei Partistagno e dei Di Castello. Membri di spicco dell'aristocrazia furono giustiziati sommariamente; Alvise Della Torre e Soldoniero de Soldonieri furono tra le vittime più illustri, linciati dalla folla dopo essere stati stanati dai loro rifugi. La città fu occupata dai rivoltosi che, in un clima di macabra ironia carnevalesca, sfilarono indossando le vesti lussuose sottratte ai cadaveri dei nobili.
La propagazione rurale: l'incendio dei castelli
L'insurrezione si estese rapidamente oltre le mura di Udine, trasformandosi in una rivolta antifeudale che coinvolse l'intero Friuli. Le milizie contadine assaltarono decine di fortificazioni: furono distrutti o danneggiati i castelli di Villalta, Brazzacco, Arcano, Fagagna e Colloredo di Monte Albano. La sommossa superò il fiume Tagliamento, raggiungendo i distretti di Pordenone, Porcia e Portogruaro, lambendo infine la Marca Trevigiana.
L'ordine fu ristabilito solo dall'intervento delle truppe veneziane provenienti da Gradisca e dall'invio del provveditore Andrea Loredan. Antonio Savorgnan, accusato di aver perso il controllo della rivolta o di averla strumentalizzata eccessivamente, subì l'ostracismo di Venezia, riparò a Villaco (Villach) in territorio austriaco e lì fu assassinato da sicari veneziani nel 1512.
Conseguenze istituzionali: la Contadinanza
Per stabilizzare il territorio ed evitare nuovi scoppi di violenza, la Repubblica di Venezia istituì nel 1511 la Contadinanza. Questo organo di autogoverno consentiva ai rappresentanti dei contadini di interloquire direttamente con il Luogotenente veneziano, limitando il potere giurisdizionale dei feudatari. Il Palazzo della Contadinanza, situato sul colle del castello di Udine, rimane oggi la testimonianza architettonica di questo nuovo assetto politico post-insurrezionale.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere il centro storico di Udine, sede dei fatti della Crudel Zobia Grassa, si utilizza l'autostrada A23 (Palmanova-Tarvisio) uscendo a Udine Sud o Udine Nord. La città è interconnessa dalla SS13 Pontebbana e dalla SS54 per chi proviene dal confine sloveno. I luoghi della rivolta rurale, come i castelli di Villalta e Colloredo, sono raggiungibili percorrendo la SP10 e la SP12 attraverso l'area collinare. Nelle vicinanze si trovano i comuni di San Daniele del Friuli, rilevante per il patrimonio bibliotecario della Guarneriana, e Spilimbergo, centro di fondazione medievale sulla sponda destra del Tagliamento.
Coordinate: 46.064821, 13.235124
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