Alle ore 22:39 del 9 ottobre 1963, 260 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal versante settentrionale del Monte Toc, precipitando nel bacino idroelettrico sottostante e generating un'onda che segnò definitivamente la morfologia della Valle del Vajont. Il comune di Erto e Casso, situato a 775 metri s.l.m. nella destra idrografica del torrente, sopravvisse materialmente all'impatto ma subì uno spopolamento forzato conseguente al disastro del Vajont, che portò alla creazione del nuovo nucleo di Stortàn e del comune di Vajont, in pianura.
Oggi il territorio è parte del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane e conserva i due nuclei storici come testimonianza di un'antropizzazione alpina radicata nei secoli.
L'architettura spontanea in pietra piasentina e opera incerta
I borghi di Erto e Casso sono stati dichiarati Monumento Nazionale nel 1976 per la specificità del loro impianto urbano. Le abitazioni si sviluppano in altezza (case-torre) per ottimizzare lo spazio sui pendii scoscesi, costruite con pietra locale lavorata a scalpello.
Nelle strutture più antiche si osserva il sistema ad opera incerta, dove sassi irregolari vengono assemblati con precisione millimetrica. Gli edifici religiosi principali riflettono la stratificazione culturale locale:
- Chiesa di San Bartolomeo Apostolo (Erto): Custodisce un crocifisso ligneo dello scultore bellunese Andrea Brustolon (1662–1732).
- Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio (Casso): Struttura settecentesca integrata nel tessuto compatto delle case-torri.
La gestione della memoria: Centro Visite e coronamento della diga
Il Centro Visite di Erto, ospitato nell'ex scuola elementare, costituisce il polo documentale più rilevante sulla tragedia del Vajont. L'esposizione analizza le fasi tecniche della costruzione della diga (completata nel 1959 e all'epoca la più alta del mondo con 261,60 metri) e le negligenze strutturali che portarono al disastro.
Dal 2007 è possibile accedere al coronamento della diga. L'infrastruttura, rimasta intatta dopo l'impatto dell'onda, permette di osservare la massa della frana del Toc che ha colmato il bacino. A Casso, il "Nuovo Spazio" gestito da Dolomiti Contemporanee occupa l'ex scuola elementare, riconvertita in centro di sperimentazione artistica che utilizza il paesaggio post-industriale come campo d'indagine culturale.
Orografia alpina e palestra di roccia internazionale
Il contesto geologico offre percorsi tecnici per l'alpinismo e l'escursionismo pesante. Sul Monte Borgà si trovano i "Libri di San Daniele", formazioni di calcare stratificato che richiamano la forma di volumi sovrapposti, raggiungibili attraverso un sentiero che copre un dislivello significativo.
La palestra di roccia di Erto è un riferimento mondiale per l'arrampicata sportiva. Le sue pareti strapiombanti, situate in prossimità della diga, presentano gradi di difficoltà elevati e sono state rese celebri dalle aperture di alpinisti come Mauro Corona.
Divergenze linguistiche tra Ladino e Veneto arcaico
Nonostante la vicinanza geografica, i due abitati appartengono a ceppi linguistici differenti. A Erto si parla il dialetto ertano, una variante di transizione tra il ladino dolomitico e il friulano occidentale. A Casso, storicamente popolata da boscaioli e pastori di origine bellunese, si conserva un veneto arcaico che mantiene tratti fonetici altrove scomparsi. Questa distinzione si riflette anche nell'amministrazione ecclesiastica: Erto afferisce alla Diocesi di Concordia-Pordenone, mentre Casso è sotto la Diocesi di Belluno-Feltre.
La cucina locale riflette questa povertà di risorse: il frico croccante, la polenta di farina gialla e le erbe di montagna costituiscono la base dei piatti tradizionali, serviti durante le festività patronali e la rievocazione del Veindre Seint (Venerdì Santo) a Erto.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere Erto e Casso in automobile dal Friuli, percorrere la A28 fino all'uscita Pordenone, proseguire sulla SR177 verso Maniago e imboccare la SR251 (Valcellina) attraversando Barcis e Cimolais fino alla valle del Vajont. Dal Veneto, utilizzare la A27 Venezia-Belluno, uscire a Cadore-Dolomiti e seguire la SS51 fino a Longarone, svoltando poi sulla SR251 in direzione est.
Nelle immediate vicinanze meritano una sosta tecnica i comuni di Cimolais, porta d'accesso alla Val Cimoliana e al Campanile di Val Montanaia, e Cassorso, frazione di Longarone che permette di osservare il punto d'impatto dell'onda sulla sponda bellunese.
Coordinate: 46.2747, 12.3711
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