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Castello di Gradisca d'Isonzo: fortezza veneta e carcere

Eretta da Venezia nel 1479 per bloccare le incursioni turche, la rocca di Gradisca si trasformò in carcere asburgico e patibolo per i nobili friulani.

Castello di Gradisca d'Isonzo: fortezza veneta e carcere - Storia in Friuli Venezia Giulia

Nel 1479, per fronteggiare le incursioni dell'Impero Ottomano che minacciavano di risalire la valle dell'Isonzo verso la pianura, il Senato della Repubblica di Venezia decretò la trasformazione del villaggio agricolo di Gradisca in una piazzaforte militare armata. L'edificazione del castello e del Palazzo del Capitano segnò l'inizio di una massiccia operazione ingegneristica che si protrasse fino al tardo Cinquecento, convertendo l'intero abitato in un nodo inespugnabile dotato di un vasto arsenale per il supporto logistico delle truppe lagunari.

Il perimetro difensivo: bastioni e cannoniere

Il castello vero e proprio si inseriva in una cinta muraria lunga oltre duemila metri e circondata da un profondo fossato. La planimetria militare era scandita da una rigida sequenza di torri e bastioni, in gran parte ancora documentabili nell'odierno tessuto urbano: la Torre del Portello, la Calcina, la Spiritata, la Marcella, il Torrione Grande e la Torre di San Giorgio.

L'accesso al sistema fortificato avveniva tramite la Porta Vecchia, affiancata dalla mole della Torre di San Giorgio, successivamente integrata o sostituita dalla Porta Nuova, un varco monumentale coronato dall'aquila bicipite del Sacro Romano Impero, installata dopo il passaggio del territorio sotto la giurisdizione austriaca a seguito della Guerra della Lega di Cambrai (1511). Il vertice balistico della struttura fu progettato dall'architetto militare Giacomo Contrin: il Torrione della Campana, una macchina da guerra articolata su tre livelli sovrapposti che ospitava tre cannoniere al piano inferiore, sei al mediano e ulteriori tre postazioni, destinate all'artiglieria a mitraglia, sulla sommità.

L'ergastolo asburgico e il falso mito di Silvio Pellico

Con il tramonto delle guerre di confine e in seguito al Congresso di Vienna (1814-1815), la fortezza perse la sua funzione difensiva primaria. Il governo di Vienna la convertì in un duro istituto di pena e prigione di stato.

È necessario smentire una persistente e infondata vulgata turistica: il patriota Silvio Pellico non fu mai imprigionato a Gradisca. Pellico scontò la sua condanna ai Piombi di Venezia e alla fortezza dello Spielberg in Moravia. Le celle di Gradisca, ampliate nel 1846 assieme alla nuova Cappella dell'Ergastolo, ospitarono tuttavia centinaia di oppositori politici, mazziniani e rivoluzionari del Lombardo-Veneto. La struttura mantenne funzioni detentive e militari fino alla smobilitazione della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il patibolo del conte Lucio della Torre

Prima ancora di diventare carcere politico ottocentesco, il castello e la città fungevano da centro di esecuzione penale. Il fatto di sangue storicamente più rilevante avvenne il 3 luglio 1723, quando la giustizia asburgica decapitò il potente conte friulano Lucio della Torre.

Condannato dopo un anno di detenzione per aver commissionato l'assassinio della moglie, la nobile Eleonora di Madrisio, il conte venne giustiziato insieme ai sicari materiali, al cugino complice e alla zia che ne aveva istigato il complotto. I cadaveri decapitati furono appesi ed esposti pubblicamente al di fuori delle mura della rocca, un evento che segnò la fine dell'impunità feudale per l'alta nobiltà friulana.

Come arrivare e dintorni

Per raggiungere Gradisca d'Isonzo in automobile, è necessario percorrere l'autostrada A4 Torino-Trieste (o il raccordo A34) e imboccare l'uscita al casello di Villesse. Da qui, ci si immette sulla Strada Regionale 252 (SR252) procedendo verso nord-est; il rettilineo conduce direttamente ai piedi delle intatte mura della fortezza in meno di cinque chilometri.

Il distretto isontino ospita siti militari e architettonici di epoche contrapposte. Viaggiando per otto chilometri verso ovest, oltre l'Isonzo, si entra a Palmanova, la fortezza veneziana a forma di stella a nove punte edificata a partire dal 1593 in risposta proprio all'espansione asburgica di Gradisca. A sette chilometri verso est, nel comune di Fogliano Redipuglia, si innalza invece il monumentale Sacrario Militare di Redipuglia della Terza Armata, un mastodontico gradone in pietra carsica inaugurato in epoca fascista che custodisce le salme di centomila caduti della Prima Guerra Mondiale.

Coordinate: 45.8897, 13.5015

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