Trieste è donna. Anzi è imperatrice. Maria Teresa d’Asburgo che ne cambiò il destino

Maria Teresa d’Austria
Maria Teresa d’Austria

Sarà stato a causa dei sedici figli – 11 femmine (tra cui la Maria Antonietta regina di Francia che finì ghigliottinata dal Tribunale rivoluzionario francese, e Maria Carolina regina di Napoli e Sicilia) e 5 maschi (tra loro i futuri imperatori d’Asburgo-Lorena, Giuseppe II e Leopoldo II) – o per le gravose incombenze di governo o ancora a causa della guerra di successione scoppiata alla sua ascesa al trono (1740) che precipitò l’Europa centrale in un conflitto durato nove anni, fatto si è che Maria Teresa d’Austria (1717-1780) imperatrice consorte del Sacro Romano Impero, unica donna ad ereditare (dal padre Carlo VI) il governo dei vasti possedimenti della monarchia asburgica, a Trieste non mise mai piede.

Eppure la città giuliana le deve tutto.

Fu lei a trasformare un paesotto arroccato sul colle di San Giusto nella porta sul mare della Mitteleuropa che arrivò a contare cinque religioni e dieci lingue ufficiali; fu lei ad intuire che il declino di Venezia apriva alla città giuliana inesauribili commerci; lei a puntare su quello che era poco più di un borgo sull’Adriatico – possedimento degli Asburgo dal 1302 – facendovi costruire case, palazzi, strade dove fino ad allora c’erano state solo saline.

Lei ad aver svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo del capoluogo del Friuli Venezia Giulia.

E’ sotto il regno di Maria Teresa d’Austria (1740-1780), dunque, che la parabola di Trieste raggiunge il picco massimo.

In quel periodo, infatti, la città si trasforma nella splendida realtà mitteleuropea che conosciamo oggi, grazie ad un autentico boom demografico, economico e sociale.

La lungimiranza della sovrana contribuisce a rendere Trieste uno dei principali porti dell’Adriatico e del Mediterraneo e la sua impronta è ben visibile nell’emergere di un’anima multietnica, con politiche di tolleranza verso gli stranieri e piena libertà religiosa, oltre che nel processo di rinnovamento urbanistico e architettonico, simboleggiato dal borgo teresiano sorto nell’area bonificata delle saline.

Una vera e propria ondata di modernizzazione investe la città; comprende riforme in ambito scolastico, istituzionale, finanziario e innovazioni statali quali il catasto, o sanitarie come la realizzazione di un ospedale funzionante e l’introduzione delle vaccinazioni obbligatorie (dopo che la sovrana stessa era stata colpita dal vaiolo).

Emblema di questo periodo è il borgo teresiano che nasce nell’area bonificata delle saline, interrate per ospitare gli edifici della nuova città.

L’aspetto della Trieste attuale è infatti riconducibile in particolar modo all’Ottocento, ma nulla sarebbe stato possibile senza l’intervento lungimirante e preciso messo in campo dalla sovrana in quarant’anni di regno.

La Trieste settecentesca è dunque percorsa da una frenetica borghesia mercantile, e ancora da navigatori, spie veneziane, commercianti greci e burocrati imperiali, e mescolati a loro da personaggi internazionali tra cui Giacomo Casanova – in “esilio” triestino in attesa di ottenere la grazia dopo la rocambolesca fuga dai Piombi – e Johann Joachim Winckelmann, uno dei massimi teorici ed esponenti del “Neoclassicismo”, che vi trovò la morte, aggredito da un suo vicino di camera alla Locanda Grande per derubarlo delle medaglie ricevute in dono dalla corte viennese da cui lo studioso faceva ritorno in attesa di imbarcarsi per Ancona.

E proprio il porto – lo sbocco sul mare dell’impero asburgico – scaglia Trieste in una modernità economica e culturale sotto il segno della multietnicità: greci e ottomani, livornesi e svizzeri, tutti sotto lo stesso cielo in una straordinaria arricchente babele di usi, costumi, lingue.

Per una Trieste potenziale avamposto di libertà.

1 commento

  1. Perchè non si pubblicizza al meglio, proprio in questo periodo , il ruolo di Trieste città multietnica, liberale , tollerante e solidale. I nostri nipoti/nipotini hanno bisogno di capire il ruolo che ha avuto questa città per l’Unità “totale”D’Italia.e quanto conti per la stabilità della parte orientale del nostro continente “euroasiatico”.
    Non sono né una tecnica né una politica. Solo, grazie a Dio, una nonna che pensa al futuro dei nostri nipoti e di questo maltrattato pianeta.
    Buona giornata

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