Storia di Cividale del Friuli: il dominio veneto tra Quattrocento e Cinquecento

Cividale del Friuli e il dominio Veneto tra 400 e 500

Cividale, una volta inglobata all’interno della Repubblica Veneta insieme al tutto il Friuli, diventava uno dei tanti centri veneti – soprattutto per quanto riguarda l’aspetto stesso della città – ma, grazie alla posizione sul confine orientale, manteneva il titolo e la relativa indipendenza di una città di frontiera: aveva addirittura un proprio Provveditore, anche se alle dirette dipendenze del Doge veneziano.

Il quattrocento cividalese

Per tutto il XV secolo Cividale era costantemente minacciata dalle scorrerie dei Turchi, tanto da dover chiedere aiuto alla Repubblica di venezia: la quale però mandò dei mercenari che devastarono la città forse più di quanto non sarebbero riusciti a fare i Turchi stessi: dovettero chiedere, nel 1477, che non venissero inviati i 1500 cavalli promessi, o “tutto distruggerebbero ciò che resta ancora in Patria”.

Si ebbe anche un tentativo di spostare nuovamente la sede del patriarcato a Cividale con Nicoloò Donato; ma alla sua morte, nel 1497, tornò subito a Udine.

Alla Fine comunque i Turchi riuscirono ad invadere Cividale fra il 1378 e il 1477, bruciando i villaggi e schiavizzandone gli abitanti.

Il Cinquecento cividalese

Nel 1508 si strinse un’alleanza contro Venezia fra la Francia, la Spagna, lo Stato pontificio e l’Impero: l’anno successivo Venezia fu sconfitta, con la conseguente invasione dei territori sotto il suo controllo, tra cui anche il Friuli.

Nel luglio del 1509 Cividale si trovò assediata dalle truppe dell’imperatore Massimiliano, comandante del duca di Brunswick, che dopo aver occupato Cormons, Manzano, Oleis e Rosazzo, passò a fil di spada la maggior parte di chi, tra veneziani e cividalesi, avevano tentato di difendere quest’ultima dall’attacco tedesco. Allora schierò tutte le sue armi e guarnigioni contro Cividale.

La città longobarda era difesa da piccoli presidi e reparti cividalesi e veneziani, ma i bombardamenti dei tedeschi danneggiarono le mura e fecero crollare non solo parte di queste, addirittura anche una torre, aprendosi un varco nelle mura di borgo San Domenico: attraverso questo sarebbero potuti entrare in città.

I cividalesi scamparono a ciò riempendo di polvere da sparo una fossa, scavata nei dintorni della breccia, che usarono per spaventare i nemici (facendo tra l’altro saltare in aria chi di  loro aveva provato passare).

I tedeschi che non erano rimasti uccisi abbandonarono le armi e si ritirarono, quindi levarono l’assedio e di diressero verso Gorizia.

Cividale fu molto lodata dal doge Moncenigo e dal Senato Veneto, e nel Museo si trova una lapide in cui vengono esaltati il valore e la fedeltà dei cividalesi.

Ma tra il 1510 e il 1511 la peste si abbatte sul Friuli, un terremoto danneggiò tremendamente la zona, e Cividale fu occupata dagli austriaci; quando si ritirarono tornò sotto il dominio di Venezia, ma già nel 1514, rottasi la tregua, tornò ad essere occupata e nuovamente liberata.

Tra il 1516 e il 1521 Cividale perse la città e le miniere che permettevano la comunicazione con le terre orientali. Via via diminuivano quindi la sua relativa indipendenza e autonomia, nonostante le proteste del Consiglio cittadino.

Nel 1553, il comando della città di Cividale passò definitivamente in mano alla Serenissima; ma pur avendo perso l’indipendenza si riuscì a liberare dall’influenza di Udine, avendo ottenuto il Provveditore ordinario: un rappresentante veneto, dipendente dal Doge, che governava secondo le leggi venete.

Nel 1589 ebbe fine l’Arengo, il consenso cittadino durato oltre otto secoli, perché lo si unì al Consiglio dei nobili: questo nuovo organo doveva ottenere il permesso di radunarsi dal Provveditore, il quale tra l’altro era presente alle sedute.