La storia dello Stadio Friuli

stadio udinese
Vista dall'interno dello stadio dell' udinese: Dacia Arena

In un’epoca in cui gli introiti da naming rights cominciano a diventare una fonte di reddito sempre più rilevante per i bilanci delle squadre di calcio che posseggono uno stadio di proprietà, in Italia fa discutere la dichiarazione del sindaco di Udine, Pietro Fontanini, che ha messo nel mirino l’Udinese e la Dacia Arena.

Il primo cittadino del capoluogo friulano, che già nei giorni scorsi aveva definito catastrofica una possibile retrocessione in Serie B del club dei Pozzo facendo storcere il naso alla società, ha recentemente rilanciato anche sul tema stadio in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport.

Fontanini ha infatti dichiarato di voler incontrare la proprietà del club bianconero per chiedere che la Dacia Arena torni a chiamarsi Friuli: “Capisco gli interessi commerciali, ma qui c’ è una storia, quello stadio è nato dopo il terremoto che per noi ha un significato molto importante”.

Un intento sulla carta nobile che ci spinge allora a ripercorrere la storia dell’impianto friulano.

Stadio Friuli: le origini

Partiamo con il dire che quello citato da Fontanini è in realtà un falso storico. Lo stadio Friuli non nasce infatti dopo il terremoto ma finisce di prendere forma proprio nei mesi in cui il Friuli è alle prese con il devastante sisma del 1976 e le sue scosse di assestamento.

Ideato per volere del sindaco Angelo Candolini e progettato dagli architetti Giuliano Parmigiani e Lorenzo Giacomuzzi Moore, l’impianto è pensato per sostituire il vecchio stadio Moretti che fino ai primi anni ’70 ospitava le partite casalinghe dell’Udinese.

L’ispirazione per il design viene presa da due impianti avveniristici: lo Stadio Olimpico di Monaco di Baviera ed il Gateway Arch di St. Louis. Sono queste due strutture a suggerire quello che è poi diventato il tratto distintivo dello stadio: l’arco di cemento armato lungo 200 metri ed alto 31,30 metri che ancora oggi svetta a sostegno della copertura della tribuna principale dell’impianto.

L’inaugurazione avviene il 26 settembre 1976 in occasione del match di Serie C Udinese-Seregno. Per quel giorno viene completata esclusivamente la tribuna coperta mentre il resto dell’impianto è ancora circondato da un terrapieno che solo negli anni ’80, durante uno dei tanti processi di restyling ai quali si sottoporrà la struttura, verrà finalizzato con la posa di spalti in cemento armato.

Agli amanti della storia non sarà sfuggito che l’impianto vide ufficialmente la luce appena dieci giorni dopo la seconda grande scossa di terremoto che frustò il Friuli. Le cronache dell’epoca narrano che durante la gara inaugurale si verificò un forte movimento tellurico che fece tremare l’arco di copertura in cemento armato ma che tuttavia non venne avvertito da buona parte dei 15 mila spettatori presenti.

Fu per questa resistenza alle avversità del momento dimostrata dalla struttura che la giunta comunale deliberò il 3 marzo del 1978 di denominare ufficialmente Friuli un impianto divenuto emblema della resilienza di una regione intera.

Il Cosmo ed il restyling di Italia ‘90

Completato negli anni ’80 con la posa degli spalti in cemento armato nelle curve e nei distinti, è nel 1984 che arriva quello che per un quinquennio almeno rappresenterà il secondo fiore all’occhiello dello Stadio Friuli dopo il suo maestoso arco: il maxischermo Cosmo.

Voluto dall’allora presidente del club Lamberto Mazza, il tabellone si caratterizzava per le sue dimensioni mastodontiche (8 metri di altezza per 9,45 di lunghezza) che ne facevano all’epoca il terzo maxischermo più grande al mondo in uno stadio dopo quelli del Coliseum di Los Angeles e del Veterans Stadium di Filadelfia.

Costato circa 5 miliardi di lire, il Cosmo rimase in uso fino al 1991 quando un contenzioso tra la nuova proprietà dell’Udinese, la famiglia Pozzo, e la Zeta Color che aveva in gestione la parte elettronica del maxischermo portò al suo spegnimento e poi alla sua sostituzione nel 2010 con un nuovo schermo al led che per qualche anno potette fregiarsi di essere il megaschermo più grande in uno stadio di calcio europeo.

Il Cosmo era per l’epoca talmente all’avanguardia che aveva resistito anche al restyling cui si era sottoposto lo Stadio Friuli per i Mondiali di Italia ’90. A ben vedere, in realtà, essendo la struttura abbastanza recente i lavori di ammodernamento dell’impianto di Udine riguardarono prevalentemente le aree destinate all’uso polivalente dell’impianto, uffici e palestre su tutte. Vennero inoltre costruiti nuovi parcheggi per circa 5 mila posti auto, un nuovo impianto luce e vennero montati i seggiolini nei distinti.

I lavori costarono in tutto 5 miliardi di lire e vennero sostenuti per intero senza il ricorso ai finanziamenti pubblici erogati per l’occasione che vennero invece utilizzati dalla Regione per lo stadio Nereo Rocco di Trieste.

Lo Stadio Friuli ospitò tre partite del Girone E di Italia ’90: Uruguay-Spagna e le due gare della Corea del Sud contro uruguagi ed iberici. Ma non solo di calcio ha vissuto nel tempo l’impianto friulano.

Data la sua natura polifunzionale, oltre alle gare dell’Udinese e spesso e volentieri quelle della Nazionale italiana di calcio, l’impianto ha infatti ospitato anche concerti (storica la performance di Bruce Springsteen del 2009 con il rocker americano che scambia battute in dialetto friulano con il pubblico), partite di rugby e persino la celebrazione eucaristica presieduta da Giovanni Paolo II del 3 maggio 1992.

Solo la pista di atletica a 8 corsie che circondava un tempo il terreno di gioco si è rilevata negli anni abbastanza inutile. Prima di essere rimossa definitivamente era stata utilizzata infatti appena tre volte in tutto.

La ristrutturazione del 2013

E’ forse anche per questo, ma soprattutto per la volontà di disporre di un impianto all’avanguardia, che quando il comune di Udine nell’aprile del 2012 ha pubblicato un bando per la concessione e rifacimento dello stadio il patron dell’Udinese, Gino Pozzo, si è presentato con un progetto avveniristico che tra le altre cose non prevedeva la pista di atletica. Un progetto rivelatosi vincente.

Aggiudicandosi il bando il club si è assicurato il diritto di superficie per 99 anni e ha così realizzato a proprie spese quella oggi nota come Dacia Arena sulle ceneri del vecchio Stadio Friuli.

L’impianto, realizzato a lotti per consentire all’Udinese di disputare regolarmente le gare casalinghe in città, è stato ridisegnato sullo stile inglese. La pista di atletica è scomparsa mentre curve e distinti sono stati demoliti e ricostruiti a ridosso del campo che, nel frattempo, è stato spostato in prossimità della tribuna principale: l’unica porzione del vecchio impianto rimasta intatta salvaguardando dunque lo storico arco di cemento armato. La copertura completa di tutti i settori, l’installazione dei seggiolini per i complessivi 25.132 posti omologati ed il completo rifacimento delle facciate esterne dell’impianto hanno completato l’opera.

Costata circa 50 milioni di euro interamente finanziati dal club dei Pozzo, la Dacia Arena ha aperto ufficialmente i battenti il 17 gennaio 2016 per la sfida Udinese-Juventus. Un battesimo non proprio fortunato considerato che i piemontesi si sono imposti per 4-0. Ma poco conta.

Quel che invece conta è che Udine dispone oggi di un impianto all’avanguardia per gli standard attuali sia dal punto di vista della user experience che dal punto di vista tecnologico. Un fiore all’occhiello per la città, per l’Udinese e per il calcio italiano.

La Dacia Arena è entrata di diritto nella storia del calcio nostrano essendo il secondo stadio di proprietà di un club dopo la Mapei Arena di Reggio Emilia (di proprietà del Sassuolo). Ma a differenza dello stadio emiliano, già costruito ed acquistato dal club di Squinzi, l’ex Stadio Friuli è il primo caso di impianto costruito ex-novo da un club.

Un modello, quello utilizzato dall’Udinese, che è stato mutuato prima dalla Juventus, che ha costruito in maniera analoga (diritto di sfruttamento, abbattimento del vecchio Stadio Delle Alpi e ricostruzione con fondi privati) lo Stadium, ed ora anche da Cagliari ed Atalanta.

In attesa di ospitare il prossimo 30 giugno la finale degli Europei Under 21, la Dacia Arena vuole confermarsi impianto all’avanguardia e si prepara così ad entrare nella nuova era delle telecomunicazioni; ancora una volta da pioniere.

Dopo aver ricevuto lo scorso ottobre il premio come Stadio innovativo d’Italia, l’ennesimo riconoscimento per l’impianto, in questi giorni è stato raggiunto l’accordo con TIM per la realizzazione di un’infrastruttura di rete da 4.5G che sfrutta in anteprima mondiale (insieme allo Stadio Olimpico di Roma) le nuove tecnologie propedeutiche al rivoluzionario passaggio alla banda 5G. Un investimento che offrirà ai tifosi bianconeri elevatissimi standard di qualità nella fruizione della connessione dati.

Un ulteriore motivo di orgoglio per Udine ed il Friuli. Che forse ha ragione a non volere che la storia si pieghi alle sole logiche commerciali.

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