Storia della città di Aquileia

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Storia della città di Aquileia

Aquileia è una cittadina della provincia di Udine abitata da poco più di 3.000 abitanti. Fu uno dei primi avamposti romani in zona, fondata già nel 181 avanti Cristo, e divenne presto capitale della regione numero dieci (Venetia et Histria) nel sistema geografico introdotto dall’imperatore Augusto. Con Brescia e Ravenna è considerata uno dei più importanti siti archeologici di tutta l’Italia settentrionale.

Il suo stemma ha ispirato il vessillo adottato dalla regione Friuli in tempi più recenti. L’abitato odierno si sviluppa interamente intorno alla basilica patriarcale ed ingloba i resti della città romana, offrendo un impatto visivo ed emozionale di grande rilievo. Il comune è attraversato dal fiume Natissa, mentre tutta la parte meridionale del paese è occupato da terreni coltivati ed ampi boschi.

Fondazione, età repubblicana ed imperiale

Nel 181 avanti Cristo, il senato romano decise di inviare un drappello di soldati nel nord est della penisola italica a sbarrare la strada verso sud ai popoli di origine nord europea che cercavano di penetrare in Italia.

I soldati fondarono quindi il castrum di Aquileia per organizzarvi le campagne contro Istri e Carni, che avrebbero dovuto cancellare il pericolo di un’invasione e parallelamente preparare il terreno per la conseguente espansione romana verso est. I primi coloni inviati da Roma furono 3500 fanti, insieme alle rispettive famiglie. I soldati crebbero di numero ed in breve tempo riuscirono a sottomettere la regione e ad allontanare i pericoli provenienti dall’arco alpino.

La città divenne municipio nell’89 a.C. e continuò ad ingrandirsi senza sosta, come confermano le tracce archeologiche e soprattutto le diverse cinte murarie sempre più ampie. Intorno al 58 a.C. Giulio Cesare, come attestato anche all’interno del suo De Bello Gallico, raggiunse Aquileia e pose qui i suoi accampamenti. Durante il periodo trascorso in zona, chiamò a sé altre due legioni, insieme alle quali avrebbe dovuto sconfiggere gli Elvezi.

Oltre a diventare un centro politico ed amministrativo di un certo spessore, Aquileia divenne anche un importante emporio, che riuscì ad avvantaggiarsi della presenza del vicino porto e delle numerose strade che conducevano verso nord, al di là delle Alpi e fin sul Mar Baltico (la via dell’ambra), verso est e verso ovest, nei territori occupati dai Galli. Questa centralità costituì un valore aggiunto che risultò decisivo nell’accrescimento politico, artistico ed economico della zona, che si confermò fra i più importanti centri nevralgici di Roma anche durante la successiva età imperiale.

Il periodo compreso tra il 165 ed il 189 fu contrassegnato da una violenta pestilenza che in tutto l’impero uccise oltre 5 milioni di persone. Venne chiamata pesta antonina o, da alcuni, peste di Galeno, sebbene pare si trattasse di un’epidemia di vaiolo. Aquileia purtroppo non fu immune alla terribile pestilenza, portata fin qui dalle truppe romane che in epoca imperiale frequentavano in gran quantità il posto.

Durante la primavera del 168, Lucio Vero e Marco Aurelio decisero di invadere Carnuntum, centro di notevole importanza situato sul corso del Danubio ed oggi compreso nel territorio austriaco. Aquileia fu la tappa intermedia del viaggio dei legionari romani, che con essi portarono anche Galeno, medico che avrebbe dovuto allontanare il pericolo dei decessi tra i soldati dell’impero.

Durante l’inverno seguente, Marco Aurelio, temporaneamente ritiratosi dai combattimenti, scelse di svernare proprio ad Aquileia, sebbene l’aumento esponenziale di casi di peste lo indusse dopo poche settimane ad abbandonare la città, con la sola scorta personale ed la compagnia di Lucio Vero. Quest’ultimo, tuttavia, perì a pochi chilometri da Aquileia a causa del rapido peggioramento delle sue condizioni di salute.

Due anni dopo lo spiacevole accadimento, Aquileia fu costretta a difendersi dall’avanzata dei Marcomanni e dei Quadi, entrambi respinti, e poi di Massimino il Trace, sceso dalla Pannonia per vendicare l’elezione ad imperatore di Gordiano.

Nella primavera del 238, Massimino il Trace fece sosta ad Aquileia con i suoi uomini per riposare e fare approvvigionamenti, ma la città, che professava fedeltà assoluta alle scelte del senato, chiuse le porte d’ingresso e rifiutò l’accoglienza a Massimino. Quest’ultimo scelse di assediare la città e costringerla a capitolare, facendo leva sull’opportunità di convincere il popolo a passare dalla sua parte.

Crispino, che aveva avuto ordine dal senato romano di cacciare l’invasore, arringò la popolazione di Aquileia con un discorso che Erodiano ha poi consegnato ai posteri e alla storia. Aquileia resistette fin quando i soldati di Massimino, stanchi dal protrarsi della battaglia, decisero di ammutinare il loro comandante ed ucciderlo.

Il Cristianesimo e la fine dell’impero romano

Dopo il 300, il nuovo imperatore Massimiano decise di stabilirsi nei suoi palazzi di Aquileia e Mediolanum e proprio in questi luoghi scelse di concentrare il maggior sforzo costruttivo, teso a edificare strutture di grandi proporzioni, che sarebbero rimaste sotto gli occhi del popolo per secoli.

Gli anni immediatamente successivi alle opere di Massimiano furono caratterizzati da una profonda crisi sociale ed economica, che prestò il fianco di Roma ai colpi dei popoli invasori. Ciò nonostante, la città, ancora sede di edifici ed istituzioni importanti, nell’anno 395, che combaciò con la morte di Teodosio I, figurava ancora tra le città più importanti d’Italia e di tutto l’impero.

Tale risalto le fu dato soprattutto dalla crescente importanza del Cristianesimo nel tessuto sociale cittadino: secondo la tradizione, la dottrina cristiana venne inizialmente predicata da San Marco, sebbene da fonti storiche sappiamo che lo sviluppo della nuova religione si fondava sulla presenza in loco di diaconi e vescovi che subirono il martirio, a partire da Fortunato ed Ermagora, che furono condannati a morte nel 70 dopo Cristo. Ilario, Taziano, Proto, Crisogono, Canziano e tantissimi altri vennero perseguitati ed uccisi dagli imperatori pagani ed il culto di questi martiri della chiesa cristiana ebbe un seguito importante in tutti i territori legati o vicini alla Diocesi di Aquileia, dall’Istria alla Slovenia, dal Veneto alla Carinzia. Tutto ciò durò fino al 313, anno durante il quale Costantino decretò la fine delle persecuzioni contro i cristiani.

Nel 319, il vescovo Teodoro decise di dotare Aquileia, che nel frattempo si era affermata in quanto sede del culto dei martiri cristiani in tutto il nord est, di alcune aule ricche di decorazioni e mosaici destinate alla preghiera. Ognuno dei tre ambienti realizzati poteva ospitare più di 2.000 pellegrini.

A partire dal decreto emanato da Costantino, i vescovi di Aquileia divennero sempre più forti ed influenti, sia in quanto ad autorità, che dal punto di vista della formazione della nascente dottrina cattolica.

Le distruzioni compiute da Attila

Nel 401 e nel 408 Alarico, a capo dei Visigoti, tentò di entrare ad Aquileia per saccheggiarla e farla propria. La città riuscì a resistere in entrambi i casi, ma non riuscì a ricacciare indietro gli uomini comandati da Attila, che nel 452 la devastarono e, come riferito dalla tradizione, sparsero sale sulle macerie. Attila fece uccidere buona parte della popolazione e dei legionari che tentarono di difendere la città e distrusse le mura di cinta.

La tradizione letteraria vuole che poco prima dell’entrata di Attila in città, i vescovi cittadini ed i vertici militari sotterrarono il tesoro di Aquileia, che non venne mai ritrovato. A quelle feroci devastazioni, sopravvissero il potere temporale ed i possedimenti a sud della città, con lo scalo portuale ed il borgo di Grado, che via via assunse sempre maggiore rilevanza economica, soprattutto con l’avvento dei Longobardi a partire dal 568.

Da questa data, la zona venne suddivisa tra i Longobardi, che occuparono la fascia interna della regione, ed i bizantini, che amministravano la zona costiera e lo sbocco sull’Adriatico.  Tuttavia, i pericoli vicini e la sempre minore influenza esercitata da Aquileia, indussero i Patriarchi a trasferirsi a Cividale durante l’VIII secolo. Soltanto trecento anni dopo, il Patriarca Poppone decise di riportare la sede ad Aquileia e di reinvestire la città del potere e dell’importanza che aveva avuto in passato.

Il dominio di Venezia

Il potere dei Patriarchi terminò nel 1420, quando Aquileia e l’intera regione passarono sotto il controllo della Serenissima. A partire dal 1509, tuttavia, Aquileia non ebbe lo stesso destino delle altre zone amministrate da Venezia: la città venne dapprima conquistata dal Sacro Romano Impero nel 1509 e poi, in seguito al lodo di Trento del 1535, passò nuovamente al Patriarcato.

Nel 1543, infine, il capitano di Gradisca d’Isonzo entrò in città e favorì l’insediamento in loco di una guarnigione austriaca e di alcuni luogotenenti che determinarono la fine del dominio del Patriarca. Il capitanato di Gradisca mantenne Aquileia fra i propri territori sottoposti fino al 1754, quando fu unificata con Gorizia e venne creata la nuova contea di Gradisca e Gorizia, sottoposta alla sovranità asburgica.

La parentesi napoleonica durò poco ed il congresso di Vienna del 1815 ne sancì il ritorno sotto il dominio austriaco, all’interno del Regno d’Illiria. Aquileia passò al Regno d’Italia soltanto dopo gli eventi della prima guerra mondiale e venne inserita nell’allora provincia di Gorizia, poi abolita nel 1923.

La Basilica di Aquileia e l’area archeologica

La Basilica di Aquileia venne quasi interamente ricostruita dal Patriarca Poppone tra il 1021 ed il 1031 e dotata dell’alto campanile (73 metri), che divenne l’esempio al quale si uniformarono tutti gli edifici religiosi istriani e friulani posteriori.

Dopo il 1350, la chiesa venne restaurata nuovamente per far fronte ai danni causati dal terremoto del 1348: in quest’occasione vennero aggiunti elementi gotici in accordo con i gusti stilistici dell’epoca.

Fra gli spunti di interesse maggiore figura certamente il mosaico superstite di IV secolo, che unisce ad uno stile ancora pienamente ellenizzante un marcato simbolismo cristiano. La basilica è stata insignita del riconoscimento di patrimonio Unesco nel 1998, insieme a tutta l’area archeologica cittadina prospiciente al decumano.

La facciata della cattedrale è congiunta ai corpi esterni rappresentati dal Battistero ottagonale e dalla chiesa dei Pagani di IX secolo. L’area del foro romano, del quale restano diverse colonne in alzato e varie evidenze, risale al II secolo d.C. e vi si tenevano comizi ed assemblee pubbliche. Nell’aula annessa al foro si dibattevano le cause civili.

La maggior parte dei resti di pregio appartenenti al periodo romano, oggi, sono conservati presso il museo archeologico nazionale di Aquileia, recante una vasta collezione di monete, gemme, suppellettili, lapidi, iscrizioni e soprattutto mosaici pavimentali di enorme valore artistico.