San Daniele del Friuli: la storia del paese e della popolazione ebrea

origini di San Daniele del Friuli
origini di San Daniele del Friuli

Le origini di San Daniele del Friuli non sono chiare, come non sono chiare le vicende medioevali del castello, che però è ricordato nell’undicesimo secolo.

Si sa però, grazie a recenti scavi archeologici, che la presenza umana è documentata dall’’800. Essendo uno dei più importanti mercati del Friuli, dopo quelli di Aquileia e Cividale, questo comune aveva voce nel parlamento della Patria del Friuli.

Nel 1309, la città fu occupata da Rizzardo da Camino, in intesa con il conte di Gorizia, e successivamente fu occupata dallo stesso Goriziano, nel 1349.

L’anno successivo fu riconquistato dagli Udinesi, a cui successivamente fu tolta dai duchi d’Austria, Alberto II e Rodolfo. In opposizione al patriarca, si unì a Udine nel 1385, opponendosi alla lega filo-veneziana.

Nel 1401 si unì alla grande lega, in difesa della Patria, e nove anni dopo rifiutò di arrendersi alle milizie ungare. Nel 1420 passò sotto al dominio veneziano, diventando, insieme ad Aquileia e San Vito, un feudo patriarcale. Risultato di questo fu una certa autonomia e prosperità, e si distinse per l’impegno culturale e la nobiltà dell’ambiente.

San Daniele ha dato il suo nome al pittore Pellegrino da San Daniele, che realmente si chiamava Martino da Udine; qui nacque anche Giusto Fontanini, uomo di grandi conoscenze in molti campi.

San Daniele partecipò attivamente alle vicende risorgimentali e venne annessa al Regno d’Italia nel 1866.

Ma interessante è anche esaminare la vicenda parallela della popolazione ebrea all’interno di San Daniele. Infatti, ci sono tracce che fanno pensare all’insediamento di piccole comunità ebraiche che risalgono al 1200. Questo prosperò con alterne vicende fino alla Prima Guerra Mondiale, e ciò conferma l’aspetto cosmopolita della cittadina.

Il primo insediamento ebraico stabile, però, è del 1548, anno in cui Simone ebreo aprì un banco di prestiti proprio lì in città. Più tardi, delle altre famiglie si unirono a quella di Simone, e così formarono il primo vero e proprio nucleo della Comunità.

In quel momento, c’era una crisi economica, quindi gli ebrei di San Daniele ebbero la possibilità di arricchirsi con la loro attività.

Gli ebrei di San Daniele non vivevano in un ghetto, ma abitavano nel centro dei borghi della città, come gli altri cittadini. Ciò cambiò nel 1722, quando un’ordinanza patriarcale vietò agli ebrei di trasferirsi altrove senza un’autorizzazione scritta; in realtà, però, gli strappi alla regola erano più che frequenti.

Torniamo indietro nel tempo, nel 1174, quando il Consiglio Laterano, che aveva portato gli ebrei ad occuparsi del prestito di denaro, aveva vietato loro il lavoro agricolo, limitando le loro possibilità di sostentamento.

Nonostante ciò, le competenze ebree erano molto apprezzate dai cristiani. Un esempio di ciò furono i medici ebrei, molto colti e specializzati. Agli inizi del 1700, la comunità di San Daniele si ritrovò a vivere i momenti di maggiore fortuna: nel 1714 fu interdetto il banco dei prestiti su pegno agli ebrei, e quindi le competenze di questi furono applicate anche in campi quali l’oreficeria e la produzione di seta, e diventarono talmente ricchi che gli fu consentito di avere anche una voce politica in città.

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