Separazioni e inganni durante la pandemia da Coronavirus

Separazioni e inganni

C’è una separazione tra le persone a causa della paura di contagio e c’è una separazione imposta dalle restrizioni istituzionali che raccomandano l’isolamento a casa per contenere l’epidemia. Poi ci sono le separazioni all’interno delle famiglie per ubicazioni diverse dei vari componenti, dovute a scelte di vita fatte prima del Coronavirus.

Ci sono le separazioni tra i fidanzatini le cui famiglie ostacolano incontri amorosi in clima d’emergenza. Forse la situazione d’allarme aiutano i genitori degli adolescenti a rimpossessarsi della gestione di regole e “paletti”. Ma ci sono anche separazioni dolorose come quella tra figli adulti accasati e genitori lontani, malati o non autosufficienti: il Coronavirus irrigidisce un distacco non voluto, il quale prima veniva ammorbidito attraverso spostamenti, durante il fine settimana o le festività, che rispondevano ad esigenze essenziali.

Tra le storie toccanti, sottostimate data la gravità del momento, ce n’è una che riguarda un lui vedovo ed una lei, entrambi sulla settantina, che si amano ma vivono da anni separati per ragioni logistiche. Lui sta a Gorizia ed abita con un figlio, lei sta a Nova Gorica ed ha dovuto interrompere drasticamente le gite a Gorizia per incontrare il suo innamorato. Ora i confini tra Slovenia ed Italia sono chiusi. Gli anziani non hanno molte aspettative per il futuro e, se viene tolto loro il presente, perdono energia e si ammalano. L’angoscia della lontananza ha causato in entrambi un drammatico aggravarsi dello stato di salute.

Nelle separazioni coniugali, con conflitti sulla gestione dei figli minorenni, si acuiscono le tensioni tra genitori. Il Coronavirus diventa l’alibi del genitore troppo attaccato ai figli o l’alibi del genitore inadempiente ai suoi doveri. Il gioco delle bugie, delle ripicche e delle finte giustificazioni si riversano sui figli che si vedono limitati nella frequenza dell’uno e dell’altro genitore.

Quante falsità e manipolazioni in un momento in cui gli equilibri relazionali vengono sovvertiti da ordinanze istituzionali!

Nel privato delle relazione inautentiche il divieto delle restrizioni viene utilizzato come una scusa morale per evitare l’altro, oggetto di un affetto ambivalente.

Una giovane di 30 anni, appena iniziata una convivenza di cui non è convinta, forte del legame simbiotico con i genitori, ha finto che in famiglia ci fosse un “emergenza salute” della madre, a causa di presunti attacchi di sintomi influenzali sospetti. Naturalmente il suo ragazzo 35 enne, abbandonato nel nuovo appartamento, non ha idea che la sua partner non tornerà più. Infatti per molti una buona bugia è preferibile a una dura verità.

Le bugie pullulano anche nel mondo delle amicizie superficiali e utilitaristiche. Prima si era sempre in contatto: incontri, telefonate, messaggini… poi, mancando il vantaggio delle riunioni ricreative, vien meno anche l’interesse per l’altro, che era un mezzo per incontrare nuove persone, non qualcuno a cui si teneva veramente.

Il Coronavirus ha fatto cambiare a molti il fuso orario. Prima la vita era diurna, nel rispetto dei ritmi circadiani, in quanto non mancava una concentrazione di attività legate alla scuola, alla palestra, al lavoro. In assenza di questo tempo produttivo subentra un senso di noia, malinconia, spossatezza per cui si preferisce dormire di giorno e chattare di notte.

Ingannevoli sono anche certe promesse: cambiamento di vita, iniziative per trovarsi un lavoro, chiusura di relazioni pericolose ad alto rischio per la salute. C’è chi è abituato a rimandare, a differire le responsabilità e forse trova nel Coronavirus e in questo clima di sospensione un’ottima scusa per dire “l’avrei già fatto, se non fossi stato bloccato dalla pandemia”. Esistono, quindi, anche le bugie che si raccontano a se stessi per salvare un autoimmagine stimabile che però non corrisponde alla personalità reale. Forse il Coronavirus obbligherà qualcuno a crescere e a responsabilizzarsi veramente.

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