Personaggi illustri di San Daniele del Friuli

personaggi illustri di san Daniele
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Carlo di Francesco da Carona

Carlo di Francesco da Carona, anche detto Carlo da Carona o Carlo da Udine, era un lapicida operante in Friuli nel sedicesimo secolo, di cui però non si sa né l’anno di nascita né quello di morte. Non si sa nulla sulla sua famiglia o sull’ambiente artistico in cui fece le sue prime esperienze.

Si sa solamente che il padre era anch’esso un artista, e che Carlo abitò prima a San Daniele e poi a Udine. Fu attivo prevalentemente tra il 1509 ed il 1545. Si suppone che quest’ultima data sia quella di morte, ma non se ne è certi.

Le opere firmato da Carlo si trovano prevalentemente in Friuli, come ad esempio nel Duomo di Udine o nella chiesa Santa Maria del castello di Udine, o a San Daniele.

Nell’ambito della cultura friulana del primo Cinquecento, Carlo da Carona rappresenta un caso isolato, poiché, nonostante fosse una generazione più giovane d artisti quali G. A.

Pilacorte e Bernardino da Bissone, ebbe comunque presente la loro arte, ma conservò comunque un’indipendenza di linguaggio, prediligendo forme robuste ed espressive, riconducendo l’immagine alla severa spiritualità medioevale.

Il suo stile non combaciava neanche con l’espressionismo, ma era più vicino alla contenuta drammaticità degli artisti d’oltralpe, non viene considerato incapace o ritardatario, ma piuttosto originale. Infatti non gli si può negare di essersi sempre espresso in un linguaggio dignitoso e ricco d’interesse, anche nel mondo dell’arte.

Pellegrino da San Daniele

Un altro importante personaggio sandanielese è il pittore Pellegrino da San Daniele, soprannome di Martino da Udine (1467- 1547). La sua formazione avviene a Udine con Antonio da Firenze e Domenico da Tolmezzo, e viene poi arricchita con reminiscenze di G. B. Cima e poi del Pordenone.

La sua prima opera conosciuta è la pala della parrocchia di Osoppo. Poi seguono degli interventi nella chiesa di Sant’Antonio a San Daniele, ovvero un ciclo di affreschi completati dopo un lungo soggiorno a Ferrara.

Oltre al ciclo di San Daniele, a lui si devono le portelle d’organo per il duomo di Udine e il trittico per Santa Maria dei Battuti, che si trova a Cividale, il quale però è ora conservato al Museo Archeologico di Udine.

Giusto Fontanini

Dal 1697, Giusto Fontanini, che da sempre era stato un colto prelato e un attento bibliofilo, divenne un difensore della Curia Papale. Nel 1708, fu protagonista di una controversia tra la Santa Sede e gli Estensi, per il possesso di Comacchio, un territorio che la chiesa aveva annesso nel 1598, insieme al ducato di Ferrara, che ora era occupato da Giuseppe I, il quale lo rivendicava alla Casa d’Este.

Il conflitto che ne seguì fu molto acceso, e non furono risparmiate offese da entrambi i lati.

In seguito, Giusto Fontanini, con il libero accesso ai documenti vaticani, riuscì ad appropriarsi d innumerevoli testi e compose numerose opere erudite. Nel 1726 la “Biblioteca dell’eloquenza italiana”.

Questa opera è importante perché è una bibliografia delle opere scritte in volgare italiano, ormai lingua nazionale. Sono presenti sia opere volgari che le volgarizzazioni di opere antiche. Le critiche degli intellettuali del tempo non diminuiscono il valore di questa Biblioteca, che è riconosciuta come una delle prime istituzioni per sistemare le opere italiane.

Questa è forse la più grande testimonianza d quanto Giusto Fontanini sia riconosciuto come uno dei più considerevoli intellettuali del suo tempo. Alcune parti del suo patrimonio sono custodite tutt’oggi nella  Biblioteca Guarneriana a San Daniele.

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