La pandemia da Coronavirus: regole sanitarie e interpretazioni emotive della popolazione

pandemia da Coronavirus
Fonte immagine : sulpanaro.net

Le norme sanitarie per contenere il Coronavirus sono continuamente ripetute dalle autorità in materia, dalle istituzioni e dai mass media: rispettare l’isolamento al proprio domicilio, mantenere una distanza di sicurezza dal prossimo di almeno 1 metro e poi, nei luoghi a rischio, usare mascherine sul volto, guanti di gomma, disinfettante. Gli operatori del Servizio Civile lavano le strade, disinfettano i luoghi di assiepamento, analogo trattamento precauzionale viene riservato ai mezzi di trasporto dei servizi pubblici.

Medici, infermieri, personale sanitario impegnato sul campo di battaglia, vestono una tuta, indossano tre paia di guanti, portano il volto coperto per proteggere le vie respiratorie. Gli amministratori lamentano uno scarso rifornimento agli ospedali di questi ammortizzatori del contagio. Nel contempo medici e infermieri sono indicati dalla stampa, dai canali d’informazione, dalla sensibilità della gente come i nostri soldati, i guerrieri della salute contro il Coronavirus, gli angeli che, a discapito della loro vita, combattono una battaglia contro quel nemico invisibile e subdolo che è il virus venuto dalla Cina. Purtroppo nonostante le precauzioni si ammalano anche loro, muoiono, soprattutto nei luoghi di concentrazione dei malati, nei focolai del territorio nazionale.

Oggi le armi a disposizione contro la pandemia, in attesa di un vaccino, sono: le norme verbali, il materiale di protezione e disinfezione, forse alcuni farmaci messi a punto per altre malattie che rivelano una parziale efficacia. Naturalmente il buon senso individuale ed il senso di responsabilità civica dovrebbero fare la loro parte.

Si osserva, invece, una tendenza della popolazione, o almeno di una parte, a mal interpretare le norme. Le parole ufficiali rivestono una potenza messianica, positiva o negativa. Gli strumenti salvifici come guanti, mascherine e Amuchina (disinfettante per le mani) sono stati oggetto di accaparramento come se fosse arrivato una guerra che priva le persone dei beni di prima necessità. Lo stesso accaparramento è stato indirizzato al cibo con corse ai supermercati in vista di una chiusura dell’offerta alimentare.

Nella popolazione serpeggiano idee angosciose associate alla deprivazione di alimenti e di scudi difensivi contro il Coronavirus

Sulla pandemia sono fiorite interpretazioni superstiziose come se fosse una punizione divina e come se la terra si fosse presa la rivincita sullo scarso rispetto dell’umanità per l’equilibrio ecologico.

Lo spirito cattolico e la componente razionale della nostra cultura occidentale frenano valutazioni poco rispettose dell’essenza della religione cristiana che esclude l’azione di un Dio vendicativo. Il cattolicesimo, infatti, è la religione dell’amore e del perdono.

Resta presente nell’umanità un pensiero pre-razionale, carico di componenti animiste, che convive con aspetti più evoluti del pensiero colto.

A questo livello di pensiero l’stinto di sopravvivere e di scongiurare il maleficio si riattiva in condizioni di emergenza così che si moltiplicano comportamenti di autotutela che vanno contro il buon senso.

Rituali di disinfezione e di purificazione sono individuabili in molte culture anche in assenza di morbi, carestie, guerre. Questi riti non tendono a disfarsi di un reale rischio di contagio o di contatto con materiale contaminato, in senso igienico moderno, ma a liberarsi del Male ed a riportare il Bene.

Per mantenere la potenza vitale della comunità e rinnovare la sua efficienza, in certi periodi dell’anno, si ricorre ad usanze connesse alla pulizia per contrastare l’impotenza sociale accumulata, che è una potenza nefasta.

I Romani purificavano puntualmente i tempio di Vesta, santuario dello stato. L’epoca della purificazione è funesta. I residui impuri sono accuratamente conservati in un locus certus (luogo specifico), oppure buttati nel Tevere (l’acqua purifica). Nel linguaggio religioso impurità significa cosa diversa da sporcizia. Si tratta di ogni impedimentum (impedimento) che ostacola il progresso, il rinnovamento della vita.

Presso gli antichi Persiani l’urina di bue equivaleva ai nostri disinfettanti moderni, non per le proprietà chimiche dell’urina ma, soprattutto, per la santità dell’animale.

L’antica usanza romana della lustrazione offre un bel esempio di purificazione periodica. Lustrum può designare l’acqua del lavaggio che va messa da parte quando ha assolto il ruolo di purificazione. Il lustrum simbolicamente rappresenta il rinnovamento del popolo romano, l’accoglimento di una forza vittoriosa. Il popolo si prefigura come un esercito che lotta per il suo miglioramento, con il favore degli dei a cui viene inalzato un carme.

Queste riflessioni tratte dall’affresco sui comportamenti rituali e religiosi di Van der Leeuw (Fenomenologia delle religioni, ed Bollati Boringhieri, Torino 1975) fanno riflettere su molti comportamenti collettivi dei tempi attuali.

L’uomo sperimenta da sempre avvenimenti esistenziali tragici. imprevisti e imprevedibili e mette in atto tutta una serie di comportamenti logici, meno logici, emotivi, ritualistici. Si aiuta come può. Oggi in epoca di Coronavirus, individua nella sanità i suoi angeli-soldati e nel virus la sporcizia-impurità, di cui liberarsi, con comportamenti appropriati, ma anche con rituali scaramantici solo un po’ modernizzati.

Insomma questo uomo occidentale acculturato fa del suo meglio per sopravvivere.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui
This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.