Le donne aquileiesi e gli specchi

reperti di epoca pre-romana: specchi
Le donne aquileiesi e gli specchi - reperti di epoca pre-romana: specchi

Nel museo archeologico di Aquileia, ricco di reperti dell’epoca pre-romana e romana, si possono notare molti oggetti d’uso quotidiano, tra cui degli specchi.

Non pensiamo che tali oggetti avessero una funzione morale e fossero stati inventati perché l’uomo giungesse alla conoscenza di se stesso.

Con tutto rispetto per Seneca e per il pensiero di San Paolo, elaborato da leggende medievali, che vedeva nel volto di ciascuno lo specchio della gloria del Signore, noi immaginiamo le aquileiesi di epoca romana molto simili alle donne contemporanee in relazione al desiderio di piacere.

Aquileia era una città importante, una metropoli cosmopolita, cantata come una della quattro più importanti città del vastissimo impero. Era abbellita da magnifici monumenti con terme, palestre, stadi. Il porto consentiva arrivo e partenza di navi cariche di oggetti preziosi e stoffe per l’abbigliamento.

Gli orafi lavoravano l’oro, l’argento, l’ambra. La stessa Aquileia si trovava sulla via dell’ambra, un’ antica strada di comunicazione attraverso cui la preziosa ambra transitava dal Baltico a dalla Pannonia all’area mediterranea .

Gli orafi aquileiensi la trasformavano in statuette votive, la usavano per impreziosire oggetti quotidiani e di culto, ne ricavavano perle per adornare il décolleté delle matrone del luogo ma anche di clienti ricche, sparpagliate per tutto l’impero.

La cura per il corpo, l’abitudine femminile di depilarsi (che era in uso nelle classi alte) e l’attenzione per l’abbigliamento rendeva probabilmente le aquileiesi altrettanto sofisticate delle signore contemporanee di Roma Capitale.

Le botteghe orafe di Aquileia erano note per l’abilità di tagliare le pietre preziose e per la perizia nell’accostamento di colori delle varie pietre che venivano montate su bracciali, anelli, spille, orecchini, fibule.

La produzione di magnifici gioielli era sollecitata da un mercato che li richiedeva come simbolo di potere, di gusto, di opulenza.

L’ambra in particolare era molto quotata: è formata dalla resina fossile di origine vegetale, risultato dell’azione erosiva delle onde marine su sedimenti risalenti all’Oligocene. I colori variano dal giallo chiaro al rosso bruno. A volte minuscoli vegetali o insetti restano imprigionati nell’ambra prima che diventi solida. L’ambra era già usata dagli uomini del Neolitico e da quelli dell’Età del Bronzo.

Altra pietra preziosa usata dalle botteghe aquileiensi era la la verde variscite, proveniente dalla città spagnola di Gavà, sita a sud di Barcellona. La variscite viene ricordata nel 77 a.C. anche da Plinio il vecchio che nella sua  storia naturale la descrive come una strana pietra dal colore verde pallido.

L’oro che veniva lavorato ad Aquileia giungeva in gran parte dalle miniere rumene di Rosa Montana, sita in Transilvania, dove la corsa all’oro era iniziata prima dell’arrivo dei romani.

Insomma c’era tanta ricchezza di materiali pregiati anche per valorizzare la bellezza delle donne, proprio come avviene ai nostri giorni. Di qui, secondo il nostro punto di vista, è logico il ritrovamento di tanti specchi che facevano parte degli oggetti da toilette quotidiana e non di una tendenza spirituale a rispecchiare l’anima femminile delle aquileiesi.

Rispettiamo, comunque, anche altre opinioni.