L’arte lignea carnica e la scuola di Domenico da Tolmezzo

arte linea

Nel territorio della Carnia, tra le meraviglie naturali e paesaggistiche note, si possono trovare anche numerose opere dal valore artistico-culturale provenienti dai vari periodi storici che più hanno interessato e valorizzato la zona.

Si può affermare infatti che, nel corso dei secoli, il panorama artistico friulano è riassumibile in tre grandi apici:

  • un primo momento con il regno Longobardo, sviluppatosi partendo da Cividale del Friuli, e la conseguente fioritura di un’arte nuova;
  • un secondo momento collocabile dopo la seconda metà del 1200 che ha avuto come protagonista il territorio del gemonese e del venzonese;
  • un terzo momento che ha visto lo sviluppo della scultura lignea, in particolar modo in Carnia, nella seconda metà del Quattrocento.

Per quel che riguarda l’arte carnica, si è trattato soprattutto dello sviluppo di una scuola denominata “Scuola Tolmezzina”, che ebbe come sua figura di partenza Domenico da Tolmezzo.

Di particolare importanza è lo sfondo storico negativo durante la quale questa corrente di artisti friulani ha lavorato: il Friuli Venezia Giulia subì, in quel periodo, quattro invasioni turche a sfondo religioso che videro un particolare accanimento sui luoghi sacri; inoltre la zona era sotto il dominio della Repubblica di Venezia, e la guerra che si svolse tra essa e l’Impero fu ulteriore motivo di disagio per il Friuli. Nel ‘500 infine, fu vittima dell’epidemia della peste e, nel 1511, di un violento terremoto.

Proprio a causa di questo susseguirsi di eventi ci furono varie conseguenze sullo sviluppo artistico friulano, dovute in primis dal fatto che crebbe un forte sentimento religioso popolare, che portò quindi all’aumento della realizzazione di opere votive commissionate da genti comuni come preti e priori. Trattandosi poi di gente semplice, i materiali che venivano utilizzano erano economici e gli artisti erano locali; le opere realizzate erano dal gusto semplice e popolare, indirizzate ad un pubblico di incolti e lontano dai problemi dell’Italia.

L’arte friulana Quattrocentesca era, anzi, legata ancora al gotico e all’arte centroeuropea, con influssi artistici d’Oltralpe e non toccata dalle novità rinascimentali.

Domenico da Tolmezzo lavora in questa cornice da tenere a mente per poterlo capire ed apprezzare realmente, perché nonostante le condizioni in cui agì si sviluppò un’arte che non è molto lontana da quella considerata “arte vera”.

Egli nacque nel 1448 e divenne colui che oggi è considerato il maggior scultore ligneo friulano e che diede vita alla scuola tolmezzina. La sua tecnica si rifà al mondo del tardo-gotico veneziano, caratterizzato da motivi decorativi quali foglie, pinnacoli, fiamme o pilastri. Egli lasciava il legno levigato mentre il colore che utilizzava era molto acceso. Fu particolarmente richiesto e apprezzato in Carnia, dove dimostrò la sua bravura in vari polittici. La sua prima grande ancona è quella della Pieve di San Pietro sopra Zuglio che venne, nel tempo, rubata: la tavola scolpita rappresentava 18 statue posizionate nelle rispettive nicchie che si sviluppavano su tre piani: partendo dal basso erano rappresentati i padri della chiesa, nel mezzo San Pietro circondato dagli apostoli, sopra la Madonna con il Bambino, anch’essa attorniata da apostoli.

Negli anni ci furono motivi di incomprensione nei riguardi dell’arte di Domenico da Tolmezzo, dovuti in particolar modo alle ridipinture e alle manomissioni di cui furono oggetto le sue opere. Egli tendeva a concludere le opere lignee con il pennello, andando a ridefinire particolari come le ciglia, le labbra e vari dettagli. Nel tempo le sue sculture furono vittime di cattivi interventi di restauro attuati da persone che non avevano compreso la sua tecnica stilistica o gli elementi particolari o i rapporti tonali delle sue opere, andando a rovinarle con le ridipinture. Fu a causa di queste ultime che, per esempio, l’altare della pieve di Santa Maria Maddalena fu criticato in quanto impossibile riconoscere la mano di Domenico da Tolmezzo.

Sempre durante questo sviluppo artistico Quattrocentesco, a realizzare delle opere importanti in Carnia fu Antonio Tirone, che ebbe il merito di svecchiare l’intaglio friulano e di formare Giovanni Martini che fu, assieme a Pellegrino da San Daniele, uno dei principali esponenti del primo Rinascimento in Friuli ed operò a Udine e nel Medio Friuli. Ad Antonio furono attribuite varie opere come l’altarolo per la chiesa di Trava, un’ancona lignea a Pesariis ma soprattutto 2 grandi polittici rispettivamente a Paluzza e a Paularo. Il primo era caratterizzato da 9 statue delimitate da pilastri e decorata ai lati da motivi a foglie e pinnacoli. Il secondo invece vantava una quindicina di statue intagliate su tre diversi ripiani divisi da tre cornici. Quest’opera rappresentò un modello per gli intagliatori del secolo.
Spostando la concentrazione su un altro genere di arte, quella murale, il protagonista friulano in questione è Gianfrancesco da Tolmezzo, pittore alla quale si devono i migliori cicli di affreschi quattrocenteschi della regione. Nacque probabilmente a Socchieve, su di lui non si sa molto perciò non si può definire con certezza la sua formazione, anche se si presume sia avvenuta in un primo momento nella bottega del Bellunello e dalle sue opere si nota una certa influenza veneta.

Egli operò in Veneto e in Carnia, in particolare nelle zone di Socchieve, Forni di Sopra e Forni di Sotto. L’elemento che più caratterizza Gianfrancesco è il grafismo visibile negli affreschi nella chiesa di San Lorenzo a Forni di Sotto e in quella di San Martino a Socchieve: riduce all’essenziale il colore e si concentra sul disegno, realizzato con una linea larga e marcata, mentre il chiaroscuro lo ottiene tramite un tratteggio veloce.

In questi e in vari altri artisti poco noti, l’arte in Carnia si delineò, andando così a realizzare opere che possono essere considerate minori rispetto alla produzione nel resto d’Italia in quello stesso periodo, ma che fanno parte del bagaglio culturale della regione e ne arricchiscono la tradizione, rendendo il Friuli Venezia Giulia un territorio a cui non manca davvero nulla.

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