La Trieste del 1900

Trieste del 1900
Marcello Dudovich

C’è un fermento nuovo nella Trieste del ‘900. L’Austria la vede come una città di collegamento tra l’Europa Centrale e i Balcani, c’è lo sviluppo di molte aziende i cui imprenditori si chiamano Veneziani, Parisi, Cosulich; viene data importanza al porto.

I cittadini crescono anche grazie al continuo flusso di gente dai paesi limitrofi e l’incremento demografico diventa una ricchezza per la città che comincia a spendere di più, a riempire i caffè anche di sera, ad andare al cinema.

Gli artisti di Trieste fanno sentire la loro voce ed il numero dei talenti cresce. Nasce la pubblicità e Marcello Dudovich è riconosciuto come una celebrità, con molti suoi lavori diventati leggenda.

È del 1906 la sua pubblicità del Liquore Strega poi quella del Vermouth Martini (1918), poi l’immagine dell’Antica Casa Borsalino e altri che contrassegnano un’epoca, un gusto. È il periodo della Belle Époque Italiana e Dudovich e il Toulouse – Lautrec triestino.

Si va in vacanza e Grado diventa un centro turistico noto anche per le cure termali. Poi c’è Abbazia , elegante e mondana. Nascono la radio, le prime automobili, il concetto di tempo libero e la passione per lo sport.

Nel 1896 ad Atene si svolgono i primi Giochi Olimpici. Sembra un periodo caratterizzato dalla pace e all’alba del secolo non si sente la minaccia di gravi ostilità tra le nazioni. Gli scambi culturali tra i paesi europei vengono facilitati dallo sviluppo delle reti ferroviarie. Anche Trieste è ben collegata dai treni: c’è la linea Jesenice- Trieste, che fa parte della Rete Transalpina (1906), e c’è la Parenzana che dal 1902 collega Trieste a Parenzo.

L’Art Nouveau si fa largo e modifica il gusto, gli abiti, il piacere delle cose belle, di atteggiamenti. Trieste fa parte dell’Impero Austro Ungarico e le mode artistiche di Vienna esercitano un grande fascino anche nelle zone periferiche e vivaci  come quella tergestea.

È soprattutto  per merito di Gino Parin che a Trieste si diffonde il Liberty. Poi si affacciano nuove correnti: il Futurismo, la Pittura Metafisica. E a Trieste alcune personalità di artisti si sintonizzano con queste aperture verso il nuovo. Ci sono Carlo Sbisà (1899-1964) ed Arturo Nathan (1891 – 1944) che si scambiano le idee, discutono, dipingono. E ancora Vittorio Bolaffio (1883-1931) amico di Umberto Saba un po’ in disparte perché è un’anima tormentata e timida.

Umberto Saba, per ringraziarlo del ritratto che Bolaffio gli ha fatto nel 1924, gli dedica un sonetto.

QUESTO CHE È DIPINTO È IL VOLTO MIO
di Umberto Saba

La mia stanchezza,
il mio ardore mortale
render seppe tua man tremante e frale,
buon Bolaffio, pittore umile e pio.

Tu la morte hai veduta a cui m’avvio
nel mio sorriso, e l’amoroso male
che anc’or m’inebbria: per te son quale
i parenti m’han fatto, e il mondo ed io.

Dietro un mare m’hai messo, ed una vela
pronta a partire: or quella è là soletta
e il mare è il mare di un’età lontana.

Una piazza deserta in poca tela
anche hai segnata: arde una nuvoletta,
su me, nel cielo della vita vana