La chiusura del Monastero di Barbana

santuario di barbana

Sembra impossibile che il famoso Santuario di Barbana, fondato nel 582 su un isolotto nella laguna di Grado, stia per chiudere i battenti. Leggiamo costernati la notizia di questo funerale annunciato su “La repubblica” del 24 Maggio 2019.

A Barbana sono rimasti solo 5 frati e le vocazioni, sia in Italia che in Europa, sono drammaticamente in calo. Si pone così fine ad una storia di devozione e cultura marinara come quella del suggestivo Santuario di Barbana che, al visitatore, pare spuntare dall’acqua come una visione celeste.

La chiesa originaria era nata per ringraziare la Madonna di aver salvato Grado dalla pestilenza ed i suoi custodi erano stati prima i benedettini, poi i francescani.

statua della madonnaOgni anno nella laguna gradesana sfila una processione coloratissima di barche che trasportano la statua della Madonna dal porto di Mandracchio, a Grado, fino al Santuario.

Per il visitatore la chiesa ha una sua suggestione non tanto per la ricchezza architettonica quanto per i numerosi ex-voto appesi alle pareti. Questi raccontano decine di storie di pescatori o marinai salvati dalla furia del mare oppure di contadini miracolati da numerose disavventure a causa di carri e cavalli.

Poveri frati!

Padre Fulgenzio da 33 anni è ormai abituato a lasciare il piccolo approdo di Barbana e ad attraversare con la sua battella una striscia di mare per fare il carico di viveri a Grado. Tutto sembra poesia. La storia ufficiale, ovvero storia scritta, di questo lembo di laguna risale a Paolo Diacono, che nella sua “Historia Langobardorum” descrive il duca longobardo Lupo all’attacco sia di Grado che di Aquileia.

È noto che il porto di Grado veniva utilizzato dai romani di Aquileia e che un massiccio spostamento di aquileiesi a Grado era avvenuto in seguito al terrore causato dall’incursione di Attila su Aquileia. Tuttavia la nascita di Grado è antecedente ad Aquileia. Ne parla Tito Livio soprattutto in riferimento alle incursioni dei pirati provenienti dalla zona di Fiume e dalla Dalmazia che già nel 221 a.C. avevano attaccato le coste del nord Adriatico. Sappiamo ancora che Roma, intorno al 166 a.C. aveva dovuto fronteggiare Quadi e Marcomanni che puntavano su Aquileia.

Grado aveva la funzione di avamposto sul mare rispetto ad Aquileia ed era collegata a questa grazie alla Natissa che consentiva un comodo passaggio per barche adatte al trasporto di merci.

Grado poi era diventata luogo della cristianità ed era stata scelta dal vescovo Cromazio (388-408) per edificarvi la Basilica di Santa Maria delle Grazie. Questa chiesa, assieme alla Basilica di San Giovanni Evangelista, rappresentavano dei veri gioielli architettonici per l’epoca.

La crescita di Grado  come sede episcopale è dovuta al vescovo Niceta che, in fuga da Aquileia per colpa di Attila, dà inizio a una comunità guidata dall’autorità religiosa ed avvia la costruzione della nuova Basilica di Sant’ Eufemia.

Il vescovo Paolino (568) continua i lavori di Sant’ Eufemia. Poi c’è l’opera del vescovo Elia che amplia e completa Sant’ Eufemia, dedicandola ai santi Ermacola e Fortunato. Elia fa  costruire anche il palazzo vescovile e la chiesa di Barbana sull’isolotto, trasformando Grado in un centro culturale e commerciale, importante punto di riferimento dell’alto Adriatico. La storia di Grado come uno dei luoghi della cristianità continua finché il leone veneziano non si attiva per ampliare la sua potenza fino ad ottenere il trasferimento della sede patriarcale da Grado a Venezia.

Ma, tornando a Barbana, il suo santuario è uno dei più antichi del Friuli. La leggenda narra che sia stato edificato proprio su un tronco d’albero su cui era stata rinvenuta  un’immagine della Madonna, approdata lì direttamente da una mareggiata.

L’annuncio della chiusura del Santuario di Barbana dopo 1437 anni viene data durante la processione votiva dei pescatori ed il Padre Guardiano dice che consegnerà le chiavi alla curia di Gorizia, proprietaria dell’isola. Speriamo che la Madonna di Barbana possa questa volta fare un altro miracolo!

Ricordiamo che la terra di questo Santuario viene ancora considerata sacra perché ritenuta carica di potere taumaturgico. Infatti fin dai tempi antichi era costume che il pellegrino in visita a Barbana non lasciasse l’isola senza essersi portato via un pugnetto di terra considerata, tra l’alto, un buon rimedio contro il morso dei serpenti.

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