Impresa di Fiume

Impresa di Fiume
L'Impresa di Fiume -Gabriele D'Annunzio

Quanto durò l’Impresa di Fiume? 15 mesi. Si trattò di un evento unico, contenente in sé molti elementi di un scontento generale scatenato dalle Trattative di Pace, alla fine della Prima Guerra Mondiale, tenutesi a Versailles .

In tale sede il contributo italiano alla vittoria venne svalutato da Americani, Francesi e Inglesi, soprattutto a causa della nostra sconfitta di Caporetto ( 24 Ottobre, 1917).

A quell’epoca la pace separata firmata dalla Russia con la Germania aveva reso disponibili truppe tedesche. Esse erano state inviate sul fronte orientale in aiuto agli Austro-Ungarici, su loro esplicita richiesta, perché incapaci di sfondare da soli le linee italiane, che opponevano resistenza con la sfibrante guerra di trincea.

Su Caporetto molto è stato scritto e si sono ampiamente riconosciuti gli errori del Generale di Stato Maggiore, Cadorna. Ipoteticamente i tedeschi, ben dotati di armamenti leggeri ed egregiamente addestrati, avrebbero potuto anche confluire sul fronte occidentale. Allora forse sarebbero stati i Francesi a subire una specie di Caporetto e le trattative di Versailles avrebbero preso un’altra piega.

Sicuramente a Versailles il ruolo del nostro esercito venne sottostimato e le promesse fatte all’Italia con il Patto di Londra (1915) vennero ignorate, soprattutto in relazione alle richieste di ampliamenti del territorio italiano verso la Jugoslavia. Il Presidente Wilson impose con determinazione la propria idea volta a favorire il diritto delle popolazioni di decidere liberamente a quale nazione aderire.

Tuttavia quando la città di Fiume, abitata da moltissimi italiani, chiese l’ammissione all’Italia il Presidente Americano si contraddisse e vi si oppose. La motivazione era che il porto del Quarnaro spettava alla Jugoslavia e Fiume era una stazione ferroviaria strategica per il suo collegamento ai mercati dell’Europa centrale.

D’Annunzio, poeta e soldato italiano di grande carisma, definì questa sconfitta diplomatica italiana con il termine di “vittoria mutilata”. Un gruppo di granatieri chiese allora a D’Annunzio di mettersi a capo di un pugno di volontari, ricalcando l’Impresa dei Mille di Garibaldi. Ecco che 1000 Legionari, il numero era simbolico, si riunirono a Ronchi vicino a Trieste, per organizzare l’impresa di Fiume.

Gabriele D’Annunzio era l’unico in grado di sostenere questo colpo di mano, interpretando gli umori dei nazionalisti che si sentivano gabbati dalla diplomazia italiana presente a Versailles.

Il 12 Settembre 1919 i Legionari entrarono a Fiume, tra l’entusiasmo della folla, ma il Presidente del Consiglio, Nitti, espresse la sua forte disapprovazione al poeta soldato responsabile dell’Impresa di Fiume.

L’opinione pubblica si scatenò e Benito Mussolini, sul Popolo d’Italia, scrisse parole feroci contro Nitti, accusandolo di essere vile e tremebondo di fronte agli alleati. D’Annunzio invece, non rispose agli attacchi del Presidente del Consiglio ma lo definì “Cagoja” e cioè lumaca pronta a ritirare la testa nel guscio.

L’Impresa di Fiume rappresentò anche un anno di sperimentazione sociale e politica. Il 12 Agosto 1920 D’Annunzio proclamò la Reggenza Italiana del Carnaro e fu elaborata una costituzione ad opera del poeta e di Alceste de Ambris. In essa era prevista la parità dei sessi, il voto alle donne, la facoltà di divorziare e la libertà di culto. Nella città fiumana giunsero personalità del mondo politico e culturale, tra cui Arturo Toscanini e Guglielmo Marconi, per esprimere la propria solidarietà all’Impresa di Fiume.

Il Governo Italiano, per ragioni diplomatiche, decise di assediare Fiume ma D’Annunzio si preparò a resistere e istituì un Ministero dei Colpi di Mano, con l’aiuto del Sindacato dei Lavoratori del Mare e dei Ferrovieri, con lo scopo di dirottare treni e navi a Fiume per garantire gli approvvigionamenti della città.

La Casa Savoia, nel timore che la Reggenza del Carnaro potesse annettere l’Italia e non viceversa, anche a causa di una ventilata marcia su Roma da parte dei Legionari, fece richiamare il vecchio Giolitti con lo scopo di contrastare una volta per tutte l’Impresa di Fiume.

Giolitti firmò il Trattato di Rapallo con la Jugoslavia e ordinò alla Marina di prendere a cannonate Fiume. I primi colpi centrarono il palazzo del Governo e lo stesso D’Annunzio fu ferito. Il Vate decise di far sfollare la popolazione inerme e chiese al Governo Italiano una tregua che gli fu negata.

D’Annunzio per evitare una guerra fratricida tra italiani si sentì costretto a mettere fine all’Impresa di Fiume e lasciò la città, ma non senza strascichi.

Ci furono infatti le cinque giornate di Sangue del Natale 1920 e i Legionari rientrarono in Italia solo nel Gennaio 1921.

L’Impresa di Fiume indusse molti partecipanti ad entrare successivamente nel partito fascista ed a simpatizzare per Benito Mussolini che realizzò nel 1922 la Marcia su Roma, appena ipotizzata dai Legionari di D’Annunzio due anni prima.