Il Vajont torna a vivere

rinascita Vajont
rinascita Vajont

Cinquant’anni fa la disgrazia che non ha fermato il cuore pulsante del Vajont

I tragici avvenimenti della diga del Vajont non si possono dimenticare, soprattutto per chi li ha vissuti in prima persona ed è ancora legato a quei terribili ricordi.

Quando il torrente si riversò con ferocia oltre la diga “rivoluzionaria”, travolgendo qualunque cosa trovasse sul suo percorso, furono distrutti in un colpo solo milioni di vite umane e centinaia di anni di tradizione, sogni, speranze e desideri per il futuro.

Ancora una volta non si poté fare a meno di constatare come l’arroganza e la superficialità dell’uomo troppo spesso non tengano in dovuta considerazione il rispetto per l’ambiente che lo circonda.

Quel disastro non sarebbe mai dovuto accadere in una zona dalle caratteristiche così peculiari quali è il Vajont; non solo la diga incanalò l’acqua in un fronte altissimo (aumentandone la violenza), ma gli stessi lavori per costruirla contribuirono a indebolire il terreno, già notoriamente fragile.

Una disgrazia dettata dall’ignoranza, che non è tuttavia riuscita ad arrestare la grande forza di volontà degli abitanti sopravvissuti alla tragedia.

Chi aveva perso tutto – famiglia, amici, conoscenti, lavoro – scampando a quei terribili avvenimenti, trovò comunque la forza di reagire. Di non demordere. E di pretendere che sugli eventi di cinquant’anni fa venisse finalmente fatta giustizia.

La rinascita di Longarone

L’esempio più eclatante della vita che non si arrende, neppure di fronte all’inevitabile, è stato sicuramente il comune di Longarone. Nel corso della disgrazia del Vajont del 9 Ottobre 1963, la città venne completamente distrutta; sommersa dalle acque impetuose che si erano riversate sul fondovalle dalla sommità della diga con la forza devastante di uno tsunami.

Era un’impresa ricostruire tutto quello che la tragedia aveva spazzato via per sempre. Tornare a vivere nei luoghi in cui si erano consumati i fatti rappresentò sicuramente una sfida per i superstiti, che tuttavia non si lasciarono scoraggiare.

Alla luce dei catastrofici avvenimenti di Ottobre del ’63, l’impulso trascinante fu quello di impadronirsi di nuovo delle proprie vite, delle certezze che erano andate perdute. Ricostruire, rivendicare il proprio diritto di abitare in quei luoghi millenari.

Come la mitologica fenice che risorge dalle sue ceneri, anche i sopravvissuti alla disgrazia del Vajont rialzarono la testa, rifiutando di soccombere e pretendendo anzi, da parte delle autorità, una maggiore attenzione al rispetto delle caratteristiche del luogo, per impedire che simili orrori tornassero a ripetersi.

Oggi il Vajont è tornato a vivere, nel ricordo della tragedia

Da allora il tempo non ha certo cancellato il retaggio del disastro del Vajont. Anzi, le guide locali rievocano puntualmente i fatti e gli avvenimenti di quei giorni lontani, con lucidità e precisione.

E’ una storia che mette i brividi, quella del Vajont, e proprio per questo dev’essere tramandata nei secoli, come un monito a non sfidare la natura e anche come un ricordo partecipe dei morti, delle sofferenze, delle sfide che seguirono.

Ma – come sottolineano le guide del luogo, dall’alto della loro straordinaria professionalità, competenza e passione per il territorio – il Vajont oggi è tornato alla vita. Con determinazione, e con la promessa di imparare dagli errori del passato.

Longarone e i territori circostanti non si presentano molto diversamente da come apparivano ai visitatori prima di quei terrificanti eventi. Il che rende ancora più allucinante e mostruoso pensare a quando, di questa città (come dei paesi di Erto e Casso) non rimasero che detriti.

La rinascita del Vajont, di Longarone e dei comuni limitrofi è una testimonianza forte, intensa e vibrante di dignità, e di come si possa far fronte anche alle disgrazie più terribili e atroci. Per questo motivo a Longarone fu assegnata la Medaglia d’oro al Merito Civile, a conferma di un’unità di intenti e un’energia combattiva che sono ancora oggi un vanto per tutto il Friuli Venezia-Giulia.