Il turismo Gradese: da Ippolito Nievo ai villeggianti del primo ‘900

turismo Gradese

Ippolito Nievo, noto autore de” le Confessioni di un italiano” scrive le “Maghe di Grado”.

Si tratta del racconto di una vacanza estiva di circa due settimane trascorsa nell’Isola del Sole con l’amico Cesare Colonia nel 1856. I due partono da Venezia passando per Treviso, Udine e Palmanova, e ci mettono quasi un giorno intero per raggiungere Grado.

Ippolito è appena reduce dall’amore sfortunato per Matilde e, a Grado, fa la conoscenza di Antonietta Appolloni e delle due giovani nobildonne, figlie del conte Cassis Faraone. Le descrive mentre fanno il bagno, vestite più che svestite, con il capo coperto dal cappello di paglia perchè preoccupate di perdere l’elegante candore della pelle.  Non nasce alcun idillio amoroso, né il Nievo si sente particolarmente attratto dalle caratteristiche naturali dell’isola: la trova povera, giudica la spiaggia squallida, ma viene colpito dal “gradesano”. Lo percepisce come un dialetto poetico, tra il veneto e il friulano, che raccoglie in se il meglio di ogni altro dialetto del nord Italia: una specie di toscano settentrionale.

Racconta che assieme all’amico deve lasciare il primo alloggio perchè disturbato da “molesti  animaletti notturni” per trasferirsi a casa di un falegname, proprio in piazza. Lì per i due diventa facile frequentare il farmacista e condividere con lui cibo e pettegolezzi.

Questa vacanza non proprio entusiasmante, lascerà tuttavia in Nievo un ricordo piacevole, tant’è che in seguito dipingerà Grado agli amici del bel mondo come “una primizia del paradiso” .

Possiamo divertirci ad immaginare che, in qualche modo, anche Nievo abbia contribuito a pubblicizzare Grado come luogo desiderabile per un soggiorno vacanziero e terapeutico. Proprio come lo sarebbe diventato di li a poco e in forma crescente fino ad oggi.

Intanto la verità è che in Italia, nella seconda metà dell’800, si affaccia l’idea di valutare l’opportunità di realizzare degli ospizi marini a scopo curativo.

L’imperatore austriaco, affasciano da questa novità, dà l’incarico al medico fiorentino Barellai di fare un sopralluogo a Grado e la risposta del medico è positiva: Grado gode di clima temperato, il livello di salinità del mare è elevato, la sabbia è bianca… ci sono insomma tutte le caratteristiche per pensare alla cura di piccoli e fragili pazienti.

L’amministrazione comunale si attiva per la costruzione dei un palazzetto capace di ospitare ben 400 bambini.

Sia l’ex Imperatore Ferdinando, sia Francesco Giuseppe seguiti da numerosi benefattori, contribuiscono a raccogliere le somme necessarie alla realizzazione delle prime strutture terapeutiche di Grado. L’avvocato goriziano Paolo de Bizzarro, a sua volta, convince amici e personaggi illustri ad appoggiare questo progetto con cospicue donazioni.

Comincia a diffondersi l’idea che i benefici ottenuti dai bambini, grazie all’ospizio marino, possono essere estesi anche agli adulti.

La nobiltà e la ricca borghesia dell’impero, attratte dai benefici della villeggiatura balneare, cominciano a guardare Grado con crescente interesse.

Intanto il comune di Grado s’impegna a costruire, su progetto dell’ingegnere Benussi, il primo “Stabilimento Balneare Civico” costituito da un pontile che consente l’accesso dalla spiaggia al mare per facilitare i bagni.

Intanto la spiaggia incomincia ad ospitare le tende a rigoni allineate, che si ammirano nelle foto d’epoca e nelle prime pubblicità dei cartellonisti come i Dudovich.

Al Belvedere viene attivata una stazione ferroviaria per consentire ai turisti provenienti da Udine, Trieste ma anche da altre grandi città dell’impero, di raggiungere l’Isola del Sole.

Piccole imbarcazioni per il trasporto dei villeggianti fanno di continuo la spola tra la terraferma e Grado, che intanto si riempie di pensioni e di alberghi.

Nel 1901 il barone Bianchi decide di costruire ben 5 ville – albergo e finanzia la trivellazione del pozzo artesiano per garantire la fornitura di acqua potabile ai gradesani ed ai visitatori sempre più numerosi.

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