Il naufragio del Baron Gautsh

Baron Gautsch
Baron Gautsch

E’ il 13 agosto 1914; un piroscafo solca le acque del mare Adriatico diretto a Trieste. E’ in ritardo. Dopo uno scalo in Istria, il capitano decide di tenersi più vicino alla costa, così la rotta sarà più breve.

Ma questa decisione sarà fatale, causando la prima tragedia di civili della I Guerra Mondiale.

Quella che segue è la storia del naufragio del “Baron Gautsch”, di due anni successivo a quello del “Titanic”, meno spettacolare e meno noto di quest’ultimo, ma altrettanto tragico e anch’esso provocato da incompetenza umana e da una serie di tragiche coincidenze.

Primo decennio del ventesimo secolo.

Trieste è il più importante porto dell’Impero austro-ungarico; l’Austrian Lloyd è la sua principale compagnia di navigazione.

Si avverte l’urgenza di ampliare la flotta con nuove navi veloci e nuove navi da guerra che garantiscano rifornimenti e collegamenti con gli avamposti meridionali dell’Impero: le città dalmate di Cattaro (Kotor) e Ragusa (Dubrovnik) che stanno guadagnando via via importanza sia sotto il profilo economico che militare.

Così, per garantire un maggior sviluppo della regione, la Lloyd – guidata dal Dr. Derschatta – mette in cantiere nuove navi.

Poiché il cantiere navale di Trieste lo “Stabilimento tecnico triestino” sta già lavorando oltre le proprie capacità e quello di Fiume (Rijeka) è già impegnato nella costruzione della corazzata “Szent Istvan” per conto della parte ungherese dell’Impero, la Lloyd commissiona, nel 1908, ai cantieri navali Gourlay Brothers & Co. Ltd. di Dundee in Scozia due dei tre piroscafi veloci che avrebbero collegato i porti della Dalmazia con Trieste: il “Baron Gautsch” e il “Prinz Hohenlohe” (il terzo,“Baron Bruck” – alla fine della guerra rinominato “Friuli” – sarà costruito nel cantiere S. Rocco di Muggia).

In comune, le tre navi hanno la lunghezza di 84,35 metri, la larghezza di 11,93 metri e la stazza di 2.069 tonnellate.

L’elegante “Baron Gautsh” – punta di diamante della marineria austrica, arredata in stile liberty con rifiniture in legno pregiato e una lussuosa prima classe – che deve il suo nome al Barone Paul Gautsch von Frankethurn, dapprima Ministro dell’Educazione quindi tre volte Primo ministro e Ministro degli Interni dell’Impero Austro-Ungarico regnante Francesco Giuseppe, è la prima delle tre ad essere varata, nonostante si fossero rese necessarie modifiche alla nave presso i cantieri di Trieste, a causa di lavori mal eseguiti, ritardi e insufficiente potenza dei motori. Le spese di tali riparazioni e modifiche furono a carico del cantiere scozzese Gourlay (cui la nave era stata commissionata) che a causa di ciò dovette dichiarare bancarotta nell’ottobre del 1910.

Allo scoppio del conflitto mondiale, il 17 luglio 1914 il “Baron Gautsch” viene requisito dalla Imperial Regia Marina austro-ungarica per il trasporto delle truppe verso Cattaro (Kotor) e l’evacuazione dei civili verso le regioni del nord Adriatico.

Nei quattro viaggi “militari” che fece coprì 1.810 miglia nautiche e trasportò 2.855 persone, portate in salvo dalle zone a maggior rischio di conflitto.

Una volta assolti i suoi obblighi verso la Marina, durati meno di un mese, l’11 agosto 1914 l’Austrian Lloyd riprende possesso del piroscafo a Cattaro, da dove avrebbe proseguito per Trieste.

Siamo a due giorni dal catastrofico naufragio.

Prima di salpare le autorità militari convocano presso il quartier generale della Marina una riunione, durante la quale un ufficiale della nave sarebbe stato messo al corrente della rotta da seguire per evitare le zone minate predisposte in difesa del porto di Pola (Pula). Il capitano Paul Winter, l’ufficiale comandante del “Baron Gautsch” invia al briefing il suo secondo, l’ufficiale Tenze, quindi il comando viene assunto dal primo ufficiale Luppis.

Alle ore 11.00 del 13 agosto 1914 il “Baron Gautsch” salpa dal porto di Lussingrande alla volta di Trieste, dove l’arrivo è previsto per le ore 18.00.

Le condizioni meteo sono ottime, il mare calmo, tutto procede regolarmente.

66 sono i membri dell’equipaggio, 240 i passeggeri: soldati e riservisti richiamati alle armi, turisti di ritorno dalle isole dalmate, notabili dell’Impero di rientro a Vienna causa l’imminenza del conflitto, profughi dalla Bosnia e dall’Erzegovina.

Alle 13.45 Luppis, senza autorizzazione da parte del capitano, cede il comando al secondo ufficiale Tenze per potersi recare a pranzo.

Alle 14.50 il “Baron Gautsch” viene avvistato a circa 7 miglia nord dell’isola di Brioni mentre procede a tutta forza nello specchio di mare minato dal posamine Basilisk.

Un attimo prima della collisione l’ufficiale Tenze corregge la rotta verso ovest, convinto di avere ormai superato il campo minato, ma sbaglia.

Il piroscafo urta una mina ancorata sul fondo sul lato di sinistra, proprio sotto la linea di galleggiamento, all’altezza delle caldaie tra la cucina e la dispensa di prima classe. Il tutto avviene in una manciata di minuti, il “Baron Gautsch” si inclina sul lato di sinistra e ciò rende impossibile l’utilizzo di tutte le scialuppe.

Dopo sei minuti circa rimane solo un enorme gorgo al largo delle coste istriane.

I numeri ufficiali parlano di 177 persone morte, ma la nave era carica di militari e pubblici ufficiali per i quali non era richiesta la registrazione a bordo. E’ ipotizzabile dunque che il numero delle vittime sia di oltre 300, moltissime le donne e i bambini; solo 68 quelle riconosciute. Il secondo ufficiale Tenze, al comando della nave al momento del disastro, venne trovato con una pallottola in testa.

La fine dei passeggeri fu drammatica poiché le trenta tonnellate di nafta della nave si riversarono in mare fuoriuscendo dai serbatoi e incendiando la superficie del mare. L’esplosione, unita a questo carburante, bruciò vivi una moltitudine di naufraghi carbonizzandoli e rendendoli non identificabili.

Pesanti accuse caddero sull’equipaggio, che si salvò in gran parte: molte scialuppe non erano state calate in mare a causa della loro cattiva manutenzione, i salvagente non furono disponibili perché chiusi a chiave negli armadietti ad evitare che i passeggeri di terza classe li utilizzassero come cuscini durante il viaggio. Gli ufficiali inquisiti furono poi tutti assolti e continuarono la loro carriera senza nessuna conseguenza.

Oggi il “Baron Gautsch” si trova su un fondale a circa 40 metri di profondità ed è stato completamente colonizzato dalla fauna marina; è meta di immersioni da parte di numerosi subacquei.