Il barone Pasquale Revoltella: un mecenate della Trieste dell’Ottocento

Pasquale Revoltella
Il Barone Pasquale Revoltella (ritratto)

Imprenditore e finanziere di rilievo nel capoluogo giuliano di primo Ottocento, il barone Pasquale Revoltella fu una delle figure più autorevoli e rappresentative della Trieste imperiale, nella quale ricoprì un ruolo centrale dal punto di vista economico e politico. A lui e alla sua attività filantropica si devono non solo la fondazione di istituti di studio e la realizzazione di opere d’arte, ma anche l’istituzione del Museo Revoltella, la galleria d’arte moderna di Trieste.

Il barone Pasquale Revoltella: cenni biografici

Pasquale Revoltella nacque a Venezia il 16 giugno del 1795 in una famiglia modesta del quartiere popolare di Cannaregio. Trasferitosi ancora bambino a Trieste e rimasto orfano di padre in tenera età, Pasquale iniziò a lavorare molto giovane, e si dimostrò sin da subito particolarmente intraprendente. La sua carriera nel commercio iniziò nel 1817 impiegandosi presso l’impresa commerciale di Teodoro Necker, console della Svizzera a Trieste, e nel 1835 riuscì ad aprire una ditta di importazione legnami e granaglie.

La ditta del Revoltella ebbe rapidamente fortuna, il che gli permise di raggiungere in breve tempo una discreta agiatezza finanziaria, grazie alla quale poté acquisire partecipazioni in molte società triestine e dunque garantirsi un ruolo rilevante in diversi settori della vita economica della città. Divenne infatti, nel giro di pochi anni, uno dei maggiori azionisti delle Assicurazioni Generali (dal 1937 persino uno dei direttori) e, a partire dal 1838, consigliere di amministrazione della compagnia Lloyd austriaco di navigazione.

Nel suo percorso di ascesa, che lo portò negli anni Quaranta del XIX secolo a diventare l’uomo più potente della città, ricoprirono un ruolo centrale alcune amicizie influenti, quali quella che lo legava al barone Carlo Ludovico de Bruck, uno dei fondatori del Lloyd e in seguito nominato prima Ministro del Commercio e poi delle Finanze.

Un progetto in cui profuse molte energie fu quello dell’apertura del canale di Suez, la cui riuscita riteneva fondamentale per l’economia cittadina, basata sui commerci. Nel 1858 Pasquale Revoltella si recò a Parigi per trattare con Ferdinand de Lesseps la disponibilità di Trieste a partecipare all’impresa, mentre l’anno successivo fu lo stesso Lesseps a incontrare i rappresentanti della città giuliana nel palazzo del Revoltella, alla presenza dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo.

Grazie al suo attivismo, Pasquale fu nominato vicepresidente della Compagnia universale del Canale di Suez, compiendo anche un lungo viaggio in Egitto per visitare la zona dei lavori. Negli anni successivi, nonostante alcune disavventure giudiziarie negli anni 1860-61 che lo portarono ad essere accusato di illeciti nelle forniture per la guerra del 1859 e imprigionato per un breve periodo, continuò a prodigarsi a favore del progetto. Gli ultimi anni della sua vita furono dedicati soprattutto a opere di mecenatismo e alla conclusione della sua residenza del “Cacciatore”, e segnati dal conferimento, da parte dell’impero, del titolo di barone.

Il Revoltella morì dopo una lunga malattia l’8 settembre 1869, solo due mesi prima dell’inaugurazione del Canale di Suez per la cui realizzazione si era tanto impegnato.

Il mecenatismo e il lascito a Trieste

Pasquale Revoltella era fortemente affezionato alla sua città d’adozione, nella quale investì molte risorse finanziarie in iniziative educative e a carattere filantropico. Nel 1850 egli fondò la “scuola domenicale di disegno per artigiani”, e negli anni seguenti promosse interventi religiosi e civili, quali il finanziamento del Teatro Armonia e la promozione del progetto del Ferdinandeo. Nello stesso periodo, tra il 1854 e il 1858, costruì per sé due nuove residenze: un palazzo nel centro della città, in piazza Giuseppina, e in periferia l’edificio oggi noto come Villa Revoltella, posto sulla vetta della collina del “Cacciatore”.

Benché non provvisto della formazione culturale del grande collezionista, il Revoltella fu senza dubbio tra i più generosi mecenati della sua epoca: oltre alle opere pubbliche che promosse, supportò le arti aiutando gli artisti a pagarsi gli studi, offrendo il suo palazzo per tenervi mostre e finanziando la realizzazione di opere d’arte.

Rimasto celibe, alla sua morte donò quasi tutte le sue ricchezze alla città che lo aveva accolto ormai tanti anni prima: con il lascito del barone Revoltella venne istituita la Scuola superiore di commercio Revoltella nel 1877, nucleo embrionale dell’odierna Università degli studi di Trieste, e il museo Revoltella, con sede nella sua casa di città in piazza Venezia (un tempo piazza Giuseppina). Oltre all’edificio, il barone lasciò al comune anche arredi, libri e la sua raccolta d’arte comprendente circa un centinaio di pezzi tra dipinti e sculture.