Storia di Cividale del Friuli: i Longobardi

Longobardi cividale
Longobardi cividale

Da secoli la forza dell’Impero Romano si andava affievolendo: ormai il potere centralizzato non era più in grado di controllare gli sterminati territori, né tantomeno di difenderli dagli attacchi dei nemici.

Fu così che, caduto l’impero nel dC, un secolo dopo Alboino, re dei Longobardi, entrò nella regione friulana con l’intento di conquistare l’Italia intera: lasciò a Cividale suo nipote Gisulfo insieme a famiglie nobili e mandrie di cavalli, dove venne il primo ducato longobardo in Italia.

Il ducato longobardo

Gli “uomini dalle lunghe barbe”, nonostante cosa si potrebbe immaginare a loro riguardo, non furono crudeli con la popolazione: dopo aver sottomesso i Cividalesi, occuparono ius terzo dei loro territori, lasciandone il resto ai vecchi proprietari; si consideri che la presenza del Longobardi corrispondeva, più o meno, al 20% della popolazione totale.

A quanto perviene dai reperti, dunque, non si comportarono da spietati conquistatori: certamente vi furono episodi di violenza, ma si avvicinarono e integrarono molto alla cultura locale, per quanto riguarda i costumi, l’economia, la religione, addirittura la lingua.

La cultura longobarda

I Longobardi lasciarono molti segni del loro passaggio in Friuli. Erano incredibilmente abili nella lavorazione dei metalli, come si vede dalle fibule, croci, guarnizioni di cinture, orecchini, collane che sono state ritrovate.

Quando entrarono in Italia, tentarono anche loro di dedicarsi alla scultura e incisione su pietra , ma non ottennero risultati tanto splendidi come le loro opere in metallo; notevole, comunque, è l’Ara di Ratchis (duca dal 737 al 744), un altare inciso a bassorilievo su tutti i lati con scene della cultura cristiana. Seppure ariani in origine, nel 670 infatti si convertirono in massa al cristianesimo.

Da quest’opera è anche evidente un’altra caratteristica dell’arte longobarda: l’horror vacui, la “paura del vuoto”: tendevano infatti a non lasciare spazi liberi sullo sfondo.

Per quanto riguarda i cambiamenti che subì la loro lingua, basti pensare che Paolo Warnefrido (detto Diacono), che scrisse delle vicende del suo popolo, compose la Historia Langobardorum in latino.

L’invasione degli Avari

Succedettero a Gisulfo I diciassette dichi fino all’ascesa al potere di Gisulfo II, il quale venne ucciso quando, nel 610, Cividale fu rasa al suolo dagli Avari. La colpa di ciò fu data a Romida, sposa del duca, che avrebbe (secondo la tradizione) tradito il suo popolo perché attratta dalla proposta di matrimonio di Kagan, capo degli Avari – il quale poi l’avrebbe ripagata facendola possedere dai suoi uomini, per poi impalarla.

Ma gli Avari erano sempre stati alleati dei Longobardi: dunque come si spiega questo attacco improvviso?

Il ducato cividalese probabilmente aveva intrapreso delle azioni per rendersi almeno imparate indipendente dal potere centrale: può essere che questa fosse stata le reazione del re alle iniziative prese da Cividale.

L’arrivo dei patriarchi

Da Aquileia il patriarca Callisto si era trasferito a Cormons quando la città era stata bruciata, mentre a Cividale viveva il vescovo Amatore; Callisto non accettava che un vescovo, a lui sottomesso, avesse una sede migliore della sua, e ne occupò il posto, scacciandolo. Il duca Pemmone, la cui moglie gli aveva dato i figli Ratchis, Astolfo e Ratchait, si adirò e rinchiuse il patriarca in un castello (si dice quello di Duino). Allora il re Liutprando depose Pemmone: fu così che da allora i patriarchi si stabilirono a Cividale.

Ratchis, nel frattempo, dopo essere stato duca fino al 744, fu eletto re dei Longobardi.

La fine dei Longobardi

Cessò nel 774 il regno dei Longobardi, quando il loro re Desiderio fu sconfitto dai Franchi di Carlo Magno, chiamato in Italia da Papa Adriano I. Ultimo duca fu Rotgaudo, che tentò una ribellione nel 776, ma venne sconfitto nei pressi del Piave.