Grado, Aquileia e il tesoro sommerso

Julia Felix nave romana

Nell’antichità i porti di Aquileia e Grado erano mete importanti per gli scambi commerciali. È noto che vi fosse un’intensa attività mercantile grazie al materiale trovato nelle necropoli e agli scavi archeologici che ci hanno messo a disposizione interessanti reperti.

Tuttavia molte informazioni provengono dall’individuazione di antiche imbarcazioni, ritrovate in fondo al mare, con tutto il loro carico. Si tratta di veri tesori sommersi per l’infinita ricchezza di dati storici, nautici, antropologici, economici che offrono agli studiosi.

Nel 1987 al largo di Grado fu individuata la “Julia Felix” una nave da carico affondata nel 199 a.C.

Su questa imbarcazione erano stivate 300 anfore piene di vino, salsa di pesce, olio di oliva e c’erano alcune botti contenenti preziosi frammenti di vetro da riutilizzare.

Dato lo stato di degrado del legno con cui era stata costruita l’imbarcazione, dovuto all’erosione marina, non è stato possibile recuperare il relitto se non a pezzi. Dopo i trattamenti di conservazione e l’assemblamento delle varie parti si è potuto ricostruire fedelmente lo scafo ed esporlo al Museo Archeologico di Aquileia.

Un altro importante relitto marino fu individuato nel 1992 al largo della Laguna di Caorle. Si trattava di una grande barca, lunga 23 metri e larga 9, chiamata “Relitto delle alghe”, che veniva fatta risalire al periodo tra la fine del II secolo e l’inizio del I secolo a.C. Essa trasportava centinaia di anfore, rinvenute in buono stato di conservazione.

Le anfore del “Relitto delle alghe” appartengono alla classe ” lambogia 2″ caratterizzata da elementi greco-italici.

La produzione di queste anfore interessava tutto il bacino adriatico comprendente il centro Italia, il delta del Po e la parte nord-orientale della penisola. In sostanza si trattava di contenitori di cotto usati nella zona adriatica per il trasporto di derrate alimentari.

L’anfora “lambogia 1” ha svolto la stessa funzione nel Mar Tirreno. È probabile che entrambe le imbarcazioni, dirette a porti lontani dalla zona di approviggionamneto, fossero state colte da nubifragio.

Certamente a quei tempi non c’erano strumenti di navigazione e i marinai dovevano stabilire le rotte basandosi sulla stella Polare e su altre costellazioni, oppure sulle correnti marine, o su isole e riferimenti della costa.

La navigazione diventava un’arte e sicuramente fortunali e mareggiate non potevano essere sempre previsti così da evitare i pericoli del naufragio.