Gli scontri di Castelmonte dopo la ritirata di Caporetto

Battaglia di Cividale

Castelmonte dopo Caporetto
Castelmonte dopo Caporetto

Tra le vicende belliche della ritirata dopo Caporetto ci sono anche gli scontri armati di Castelmonte. Anche su questa altura la resistenza italiana fu aspra e ostinata. Le cause della sconfitta del 27 Ottobre da parte dei nostri sono da attribuire alla grande superiorità dell’artiglieria avversaria, che disponeva di parecchie batterie di piccolo e medio calibro.

I soldati italiani invece furono appoggiati dal fuoco di una sola batteria da montagna, subito contrastata e, in breve, ridotta al silenzio.

Le brigate cominciarono a ripiegare intono alle 16:30. I superstiti della Milano, Taro, Arno e di altre brigate si riposizionarono  nelle trincee già esistenti nella zona a mezzogiorno di Castelmonte.

Verso le 18:00 dalla trincea alcuni videro una colonna di fumo e fuoco alzarsi dal castello posto sul cocuzzolo di Castelmonte. Non sapevano se l’incendio fosse stato procurato dagli Italiani o da bombe incendiarie del nemico. Alle 19:00 ricevettero l’ordine di ritirarsi.

L’aspirante Antonio Sterracci racconta che per un tratto di strada la marcia fu regolare. All’ingresso di una caverna vide l’aspirante medico del Battaglione che chiedeva soccorso per trasportare molti feriti che giacevano per terra. Sterracci ricevette l’incarico dal suo tenente di provvedere al trasporto delle barelle e iniziò nuovamente la marcia con ritmo più lento dovuto a soste per riposare e consentire il cambio di uomini. Così si distanziò dal resto del battaglione.

Sterracci giunse a Prepotto intorno all’una di notte del 28 Ottobre e si trovò in una folla di uomini di vari reggimenti che si mischiavano tra di loro.

Intanto la fitta oscurità della notte avanzata, il lungo percorso e la pioggia avevano stremato i soldati addetti al trasporto dei feriti che chiedevano un cambio. Sterracci fermò un aiutante di battaglia del suo reggimento, un certo Righini, e gli affidò momentaneamente il compito di sorvegliare i feriti. Si allontanò alla ricerca del suo tenente per ricevere ordini. In mezzo a una confusione enorme non trovò nessuno e ritornò dove aveva lasciato i feriti, ma tutti erano spariti. allora decise di riprendere il camino con una colonna di militari che marciava verso l’interno. Circa alle 3 di notte giunse in un paese che apprese chiamarsi Ipplis. Li si incontrò con il sottotenente Carlucci, con un’aspirante della 10° Compagnia e con molti soldati del suo plotone.Regnava ovunque la confusione.