Il Giovedì Grasso o la Crudel Zobia Grassa di Udine

Giovedì Grasso 1511
Giovedì Grasso 1511 - distruzione Castello di Fagagna

Il Giovedì Grasso di Udine, nel 1511, si trasforma da rituale di gioiosa irrisione e di rovesciamento simbolico del mondo in ribaltamento reale dei ruoli sociali e cioè carneficina e tragedia.

I membri della nobiltà udinese filoimperiale ed i rappresentanti dell’ aristocrazia filoveneziana, con il concorso di popolani e contadini, si fanno pezzi. Nei giorni successivi la caccia ai nobili e i saccheggi dei palazzi di Udine si propagano sul territorio. Gli episodi di violenza assumono il carattere di rivolta popolare e contadina, la più terrificante del Rinascimento.

Questi giorni indimenticabili di terrore e distruzione spuntano e si autofomentano su uno sfondo di guerra. Al calare delle ostilità fratricide segue la violenza di un tremendo terremoto, seguito ancora dalla peste e dalla carestia, che mettono ginocchio le terre del Friuli, come se alla malvagità umana seguisse la punizione divina.

Cosa accade ad Udine durante questo tristemente famoso Giovedì Grasso del 1511?

In Friuli c’è la guerra tra l’Impero e la Repubblica Veneta. Massimiliano d’Asburgo, infatti, rivendicava la Contea di Gorizia, lasciatagli in eredità all’ultimo Conte di Gorizia, Leonardo , morto senza eredi (1500). Venezia, dal canto suo, vedeva di malocchio questo passaggio di territori che includeva anche Cormons, Castelnuovo e Codroipo, quasi isole minacciose entro i suoi confini.

A scatenare le ostilità nel 1508 è lo stesso Massimiliano, desideroso di disturbare Venezia nei suoi possessi in terraferma, e inizia così la Guerra Friulana, detta Bellum Forojuliense.

Sullo sfondo del Giovedì Grasso 1511 di Udine c’è anche la presenza in Friuli degli eserciti Imperiale e Veneziano.

Una moltitudine di contadini, costituenti le milizie paesane al comando di Antonio Savorgnan, giungono a Udine per difendere la città dai soldati Austriaci. In una via queste milizie si trovano coinvolte tra fazioni opposte di Zamberlani (filoveneziani) e Strumieri (filoimperiali). Le truppe del Savorgnan, campione dei Zamberlani, vengono incitate dal loro capo a circondare il Castello di Udine. Il Rettore Veneziano, residente nel Castello, che la sera prima era riuscito a placare l’ennesima zuffa tra partiti rivali, si trova spodestato di autorità. I contadini, assieme ai popolani e agli abitando del contado, assalgono in massa i palazzi cittadini della nobiltà feudale, accusati di favoreggiare l’Esercito Imperiale.

C’è il caos, caratterizzato da scorrerie nelle case nobiliari, furti e linciaggi. I nobili Strumieri,  il cui campione è il Della Torre, si rinchiudono con famiglie ed armigeri all’interno delle mura cittadine. I rivoltosi cercano di forzare le porte d’accesso e cominciano ad appiccare i fuoco ed a sparare. Sono sotto assedio i palazzi dei Della Torre, dei Di Castello, dei Colloredo, dei Frattina, dei Partistagno e di molti altri.

I feudatari, sopravvissuti alla prima ondata di violenza, vengono stanati, inseguiti e trucidati. Tra i tanti Soldoniero de Soldonieri, in fin di vita, viene trasportato in cimitero e ucciso. Anche Alvise Della Torre viene brutalmente massacrato dai contadini di Malazumpicchia.

Nei giorni successivi una guarnigione di soldati veneziani, giunti dalla piazzaforte di Gradisca, ristabiliscono almeno momentaneamente l’ordine. Intanto continuano i riti carnevaleschi, le mascherate fatte con gli abiti rubati alle nobili vittime, gli sberleffi ed il tutto presenta un risvolto macabro.

Dalla città di Udine la rivolta si propaga nelle campagne, soprattutto dove si concentrano le giurisdizioni feudali e i castelli. Migliaia di contadini, in pochi giorni, mettono a ferro e e fuoco decine di manieri, rocche e palazzi.

Vengono assaliti e distrutti da contingenti in arme e contadini i castelli di Villalta, Brazzacco, Arcano, Zucco, Tarcento di sotto, Fagagna, Moruzzo, Colloredo, ecc.

La distruzione giunge a Venzone, Gemona, Tolmezzo e come l’espandersi di un incendio la rivolta contadina dilaga nelle terre al di là del Tagliamento, fino ai centri di Pordenone, Portogruaro, Porcia, Fratta, Cordovado e altri. Le agitazioni rivoltose si propagano anche verso la Marca Trevigiana.

Per ristabilire l’ordine Venezia interviene inviando sul territori del Friuli Andrea Loredan, un esponente del Consiglio dei Dieci. Antonio Savorgnan, il vero responsabile della rivolta del Giovedì Grasso a Udine, si sente tradito dai Veneziani e, quando viene chiamato dalla Serenissima a difendere Sacile dagli Imperiali, passa all’Austria. Costretto a rifugiarsi a Villacco, Antonio Savorgnan viene pugnalato da sicari veneti nel 1512.

Dopo la Rivolta Contadina del Giovedì Grasso 1511, Venezia decide di affrontare la “questione popolare” istituendo la Contadinanza che consentirà ai coltivatori di autorappresentarsi e che risiederà in un palazzo ad Udine.